LE"ARTI GRAFICHE DI LUIGI SALOMONE"IN VIA OSTIENSE di Claudio Di Giampasquale

Il diciannovesimo fu il secolo degli albori della moderna comunicazione visiva. Fotografi-pittori-illustratori iniziarono a produrre albumine raffiguranti monumenti e piazze, ritratti e scene di vita quotidiana, spesso con un orientamento quasi pittorico.

Un approccio ove la creatività e le nuove tecnologie iniziarono a coniugarsi e ad evolversi speditamente in modo impressionante. In pochi decenni ovunque nel mondo tutto cambiò nei settori della divulgazione dell'informazione, della letteratura e della cultura. Anche la capitale del Regno d'Italia divenne un centro importantisimo per le arti grafiche.

Con l'avvento della "produzione seriale" che abbassò considerevolmente i costi, nella città eterna in grande espansione il bisogno e la richiesta di prodotti di questo settore divenne sempre più crescente. Il commercio, i servizi professionali e l'industria sentirono la necessità di reclamizzare le proprie attività e fu così che esplose il boom di pubblicità e cataloghi, carta intestata e biglietti da visita, confezioni per prodotti e tantissime altre novità, dove il design e il bello andavano a coniugarsi con il funzionale. Nacquero nuovi concetti, strategie progettuali e artistiche innovative, nuove tecniche di produzione, strumenti e macchinari. Col crescere della produzione di massa il settore delle arti grafiche divenne un prezioso baluardo a sostegno del progresso. 

Le origini dell'attività nel rione Trevi

Il racconto di questa storica attività di arti grafiche iniziò tanti anni fa. Era il 1870 quando il trentunenne Pietro Bruno aprì la sua bottega di stamperia in Santa Maria in Via nel cuore pulsante del rione Trevi, a pochi passi dalla «piccola Lourdes dé noiantri» la celebre chiesa nota per il miracolo della Madonna del Pozzo avvenuto il 27 settembre 1256.

Prima d'allora Pietro aveva lavorato presso le botteghe e le officine della"tipografia poliglotta vaticana a Palazzo del Cornaro" ove all'interno operavano principalmente la sala dei compositori, la sala torchi e i locali per la correzione delle bozze. Partecipò alla produzione di bolle, edizioni della vulgata, opere ecclesiastiche, testi in lingue orientali e documenti ufficiali della Santa Sede. Sin quando fu promosso nella calcografia camerale, ubicata sempre nello stesso enorme palazzo in via della Stamperia che era allora, prima della nascita di via del Tritone, «ná stradella a n'tiro dé schioppo dá Fontana dé Trevi». In questo reparto dedicato a a tecniche come acquaforte, bulino e puntasecca si specializzò nelle antiche e complesse competenze di stampa artistica a incavo. Ancora giovanissimo, fornì così il suo percorso professionale anche di queste perizie, arricchendo la propria carriera di non pochi segreti delle raffinate arti grafiche. Fu allora che nell'affascinante viaggio della sua vita avvenne una sterzata, anzi un testacoda. Quando il sovrano papa Pio IX decise di modernizzare la Stamperia Vaticana. Affidò l'incarico della riorganizzazione e della reimpostazione all'eminente e astuto Giambattista Bodoni, uno dei più celebri incisori, tipografi e stampatori dell'epoca (noto ai posteri per l'invenzione dei caratteri di stampa che hanno il suo nome). Ebbene fu proprio in quel momento che, stranamente in quanto aveva raggiunto un'eccellente salario, il giovane ma espertissimo Pietro decise di mettersi in proprio. Ma fu una sua scelta? Oppure gli venne cortesemente richiesto per far spazio ad altri? In ogni modo venne aiutato. In primis a trovar bottega, nella strada di Santa Maria in Via nel cuore dello stesso rione. Inoltre, la banca pontificia lo finanziò per comprare i costosi macchinari necessari alla realizzazione dei prodotti che la stessa "Stamperia Vaticana" gli avrebbe commissionato "a cottimo". Si trattava d'una cifra enorme per lui, ma era giovane e coraggioso, avrebbe restituito presto il denaro.

Il povero Pietro, come tutti i suoi concittadini, ancora non sapeva che entro pochi mesi tutto quel suo mondo sarebbe precipitato a causa d'una spaccatura nelle massicce mura aureliane. All'alba del 20 settembre 1870 il Regio Esercito Italiano sotto il comando del generale Raffaele Cadorna aprì la celebre "breccia" tra Porta Pia e Porta Salaria nei bastioni che proteggevano la città dei papi. Il potere temporale pontificio crollò. Le commissioni di lavoro si bloccarono. I debiti rimasero, Pietro cadde nello sconforto.

Da sx verso dx: 1 via della Stamperia prima della realizzazione di via del Tritone a sx il Palazzo del Cornaro, alcuni degli altri edifici verranno demoliti. 2  Pietro Bruno 3 ecco com'era all'epoca via Santa Maria in Via prima della demolizioni per la realizzazione della Galleria Colonna oggi Galleria Alberto Sordi. 4 Largo Chigi prima della costruzione dell'eclettico Palazzo Bocconi che operava con l'insegna "Alle Città d'Italia" e poi divenne Palazzo del"La Rinascente" e oggi Palazzo Zara;  in fondo piazza Montecitorio

"Stabilimento di Arti Grafiche Luigi Salomone"

Tuttavia non si perse d'animo, grazie ai suoi preziosi contatti pontifici si mise alla ricerca d'un socio finanziatore. Dopo poche settimane il cardinale Donnet arcivescovo di Bordeaux e suo grande estimatore, di passaggio a Roma, lo mise in contatto con una solida officina tipografica abruzzese che aveva fatto fortuna grazie alle numerose commissioni di lavoro ricevute nel corso degli anni sia dallo Stato della Chiesa che dal Regno delle Due Sicilie ed era in ottimi rapporti anche con i Savoia del quale era già divenuta fornitrice ufficiale non molto tempo dopo la resa di Francesco II di Borbone a Gaeta nel 1861.

Dopo nove anni "da Gaeta" il volano della ditta in questione era stato ceduto dal fondatore al proprio erede, un certo Luigi Salomone, giovane, abile e ambizioso. Era assai interessato ad ampliare le attività familiari, affiancando allo stabilimento tipografico di Pescara una nuova struttura. Lungimirante, la voleva nella città eterna appena divenuta italiana. Era venuto a sapere da voci influenti che presto Roma sarebbe stata proclamata capitale e di conseguenza, a rigor di logica, si sarebbero verificate nuove grandi occasioni d'affari e d'investimenti. Voleva anticipare i tempi e la concorrenza e prepararsi all'avvento di nuove grandi opportunità. Quello del 1870 fu un autunno difficilissimo per i romani, in un clima di profonda tensione e transizione. La città, era appena stata annessa al Regno d'Italia e i suoi disorientati abitanti in quelle settimane d'ottobre e novembre furono testimoni increduli della frattura tra Stato e Chiesa nella difficile coesistenza del Papa non più Re, e l'organizzata robustezza del potere sabaudo.

Dopo il primo incontro tra Luigi e Pietro all'Albergo del Sole in piazza della Rotonda, con la presenza dei reciproci avvocati, ne seguirono altri, sin che ci fu l'accordo. Poco prima di Natale nacque l'azienda "Arti Grafiche Romane S.A." con sede in Santa Maria in Via al civico sette. Nei due decenni a seguire, si sviluppò un prolifico periodo di collaborazione tra i due soci (che erano quasi coetanei). Sotto il costante segno delle ottimistiche previsioni di Luigi Salomone, l'azienda crebbe a vista d'occhio dando lavoro a non pochi operai. Tuttavia il tempo fece emergere un'evidente dispartità di peso economico tra i due soci che, drammaticamente s'evidenziò all'inizio dell'ultimo decennio del secolo. Pietro decise di farsi da parte accettando la lauta proposta di Luigi Salomone. Nell'atto di cessione delle quote, il notaio venne incaricato dall'imprenditore abruzzese di trasformare l'azienda in società per azioni e di modificarne il nome, che divenne da quel giorno "Stabilimento di Arti Grafiche Luigi Salomone".   

trasferimento sulla via ostiense

Il nuovo secolo portò all'azienda romana dei Salomone una vasta serie di successi con conseguenti lauti risultati economici. La multiforme compagnia si specializzò anche nel disegno e stampa di carte geografiche, intuendo le grandi potenzialità del bisogno di descrizione e di gestione del territorio. Le più importanti industrie italiane s'affidarono alla famiglia Salomone per la progettazione grafica e la realizzazione delle loro campagne pubblicitarie. Lo scoppio della guerra portò altre occasioni d'affari.

I locali del rione Trevi erano ormai troppo piccoli per un tale volume di produzione. Bisognava trovare una soluzione. E così fu.

Dopo il conflitto, tutta la zona adiacente alla Piramide Cestia e del valco di San Paolo sino alla basilica fuori le mura, da zona agreste e paludosa iniziò a sviluppare e, gradualmente, a urbanizzarsi. In particolar modo dopo la costruzione del «nuovo porto fluviale» con la sezione doganale, in sostituzione dello scalo di Ripa Grande e l'inaugurazione del Ponte dell'Industria. Inoltre era in previsione il complesso dei Mercati Generali come snodo centrale per la logistica capitolina. In sostanza l'intera zona con le sue molteplici attività stava per diventare l'area industriale più importante della capitale e probabilmente d'Italia.

Al crocevia tra la strada dedicata all'esploratore Pellegrino Matteucci e l'antica via consolare Ostiense, a poca distanza dalla Piramide Cestia e dalla"Porta Ostiensis", il Governatorato di Roma decise di costruire un opificio e d'affidare al giovane architetto Marcello Piacentini la progettazione dello stabilimento industriale per la lavorazione dell'ottone per i fratelli Annibaldi.

Fu così che anche allo "Stabilimento di Arti Grafiche Luigi Salomone" molto apprezzato dal sindaco Adolfo Apolloni (che remò non poco a favore della scelta) venne offerta l'opportunità di prendere possesso dei grandi spazi nei magnifici locali del nuovo opificio di Piacentini, per trasferirvi l'attività di arti grafiche. Ovviamente la risposta fu affermativa. Fu un'occasione che, oltre a far accrescere le capacità produttive, risolse soprattutto i problemi di logistica che impedivano alla ditta lo sviluppo su una più ampia scala di mercato. L'architetto Piacentini, che nell'occasione diede il meglio delle sue abilità, mise a disposizione dei Salomone una grande ala che s'affacciava sulla via Ostiense, ove avrebbe dominato la vasta sala dei macchinari e degli strumenti di produzione illuminata da sei grandi finestre ad arco. Nel versante che dava su via Matteucci, il progettista prevedette la zona amministrativa con gli uffici e la direzione in un blocco culminante in una torretta. Un grande portale bugnato, posto nel versante Ostiense divenne l'ingresso principale. Lo stile architettonico del sontuoso palazzo era quello art-deco.

Nella nuova grande sede, giunsero per i Salomone anni di grande prosperità. Roma dopo il primo conflitto bellico, sotto la spinta del Governo Nazionale, era divenuta oggetto d'un vasto programma di rinnovamento, con la creazione di nuovi quartieri per accogliere la popolazione in crescita. I flussi migratori verso la capitale portarono in poco tempo a un rapido aumento della popolazione, influenzando la struttura sociale e caratterizzando una vivacità economica della quale i Salomone ne beneficiarono.

Con l'avvento del fascismo, anche l'economia romana, forse più di tutte, subì una forte centralizzazione e regimentazione. Durante il ventennio lo "Stabilimento di Arti Grafiche Luigi Salomone" divenne uno strumento cruciale per il regime, che ne impose lo stretto controllo per la propaganda. Il PNF sottopose l'azienda a meticolose verfiche per aver garantita la conformità ideologica. Accordi e pressioni obbligarono la proprietà a conformarsi, stampando materiale celebrativo e giornali di partito.

il bombardamento e la distruzione dell'azienda

Anche per i Salomone l'entrata in guerra fu un immenso disastro. Questa volta il conflitto bellico internazionale portò l'azienda ai margini del tracollo finanziario. Arrivò il 1943 e presto Roma sarebbe precipitata nelle abominevoli grinfie delle autorità militari naziste, che in difficoltà, intendevano già dall'inizio di quell'infausto anno sfruttare appieno il grande valore politico e militare della città eterna. In autunno l'azienda subì un ulteriore drastico peggioramento, caratterizzato da irrispettose commissioni di lavoro non pagate e brutali saccheggi da parte dei nazisti. In quell'intollerabile clima aziendale e soprattutto per la mancanza di lavoro concreto, quasi tutti gli operai furono costretti a rimanere a casa.

A metà mattina di martedi 7 marzo 1944 il cielo della capitale venne funestato dal rombo cupo e continuo dei motori dei pesanti bombardieri americani B-26 Marauder. Verso le dieci iniziarono a udirsi i boati delle esplosioni. Le forze alleate cominciarono il bombardamento prima sulla Stazione Trastevere ma senza precisione, poi si spostarono a bombardare lo scalo ferroviario dell'Ostiense ma anche quest'azione si dimostrò imprecisa. I cittadini romani che abitavano a Testaccio, a Trastevere, alla Garbatella, a San Saba, all'Aventino e non solo, quella mattina furono terrorizzati dal continuo frastuono delle esplosioni. Che stava succedendo? Caddero tutti nel panico. I bambini piangevano disperati. Le bombe precipitarono su via delle Concie, su via dei Magazzini Generali. Distrussero i "Magazzini Taburet". Centrarono il Porto Fluviale. Rasero al suolo la zona circostante. Dopo novant'anni d'attività fu sventrata la gloriosa "Saccheria Sonnino" che da quel momento cessò d'esistere. Per questo raid furono impiegati centottantaquattro aerei che sganciarono su Roma ben millesettecentoquarantadue bombe, una quantità enorme.

Gli ordigni centrarono anche l'edificio all'angolo tra via Pellegrino Matteucci e via Ostiense. Il sontuoso palazzo art-deco progettato da Marcello Piacentini fu distrutto e con esso lo "Stabilimento di Arti Grafiche Luigi Salomone". Venne sventrata la grande sala contenente tutti i macchinari e le strumentazioni, rimase in piedi solo uno dei sei finestroni ad arco, venne risparmiata solo la zona direzionale e degli uffici. Per fortuna tutto il personale presente fu evaquato in tempo. Rimasero danneggiati anche non pochi edifici nei pressi dello stabilimento. Vennero colpiti il mattatoio a Testaccio, l’officina del gas con i gazometri e la centrale elettrica. Gli alleati non risparmiarono neanche la povera gente. Nella zona degli alberghi suburbani della Garbatella fu centrato dalle bombe l'«albergo bianco» in piazza Eugenio Biffi al lotto quarantuno, che era sede dell'«Opera Nazionale Maternità e Infanzia». Le bombe uccisero innocenti. Sotto le macerie si contarono cinquanta morti, tra cui alcuni bambini. Fu danneggiata la chiesa e l'ospizio di Santa Galla, poco discosti il convento delle monache benedettine di via della Moletta, le case dei ferrovieri di via Pigafetta e di via Girolamo Benzoni. Per il resto, in tutta quella vasta area c'era il vuoto, acquitrini, canneti e la marrana dell'Acquataccio, ovvero l'Almone. In conclusione sull’ Ostiense e sulla Garbatella nell'arco di cinquantaquattro minuti si scatenò un inferno che spazzò via e distrusse come una furia ciò che non doveva.

Dopo la guerra lo "Stabilimento di Arti Grafiche Luigi Salomone" non riprese più l'attività nella sua forma originaria, fino al definitivo abbandono negli anni novanta. Nel 1991 gli eredi fondarono la SystemCart Srl allocando l'attività in una zona non molto lontano dal Porto Fluviale, esattamente in via Alessandro Cruto una strada che collega il lungotevere degli Inventori a via Gerolamo Cardano. L'attuale azienda è orientata verso più moderni servizi informatici e tecnologici, comunque connessi alla cartografia, alla descrizione e alla gestione del territorio, ma rispetto alla sua antenata effettuati con modernissime attrezzature.

Nell'area dove sorgeva il palazzo progettato dall'architetto Piacentini all'angolo tra via Pellegrino Matteucci e via Ostiense, oggi ci sono un palazzo di sette piani edificato alla fine degli anni Cinquanta con sotto ad angolo una banca, e poi a seguire su via Matteucci, esattamente dov'era un ingresso al sontuoso opificio delle "Arti Grafiche Luigi Salomone" c'è un garage e subito dopo un moderno palazzetto che ospita un hotel. Ecco il link che porta alla mappa google per meglio identificare l'esatta posizione.