CAMBELLOTTI, UN ARTISTA POLIEDRICO E VISIONARIO di Claudio Di Giampasquale

Nel cuore del rione Parione, c'è ancora oggi una stradina che collega le piazze della Chiesa Nuova e quella dell'Orologio. Quando un mercoledi di maggio del 1876 in un palazzetto popolare che vi si affacciava venne al mondo Duilio Cambellotti, ancora non erano stati effettuati gli sventramenti legati all'apertura di Corso Vittorio Emanuele II (concepita per collegare rapidamente il centro monumentale con i nuovi quartieri oltre il Tevere) che cambiarono radicalmente il volto di questa porzione della città eterna. Roma era stata proclamata capitale d'Italia da cinque anni e via dei Filippini (così chiamata perchè costeggia il maestoso oratorio dei Filippini realizzato nel Seicento da Francesco Borromini) era un vicolo stretto e tortuoso inserito in un fitto e animato tessuto medievale e rinascimentale del rione fatto di vicoli strettissimi, cortili interni, case popolari addossate a palazzi nobiliari, botteghe artigiane e osterie frementi di vita. Duilio era figlio d'una sartina e di un artigiano intagliatore e decoratore del legno.

A sinistra il celebre autoritratto a matita su carta di Duilio, realizzato nel 1940 oggi conservato nell'Archivio e Fondo dell'Opera di Cambellotti. A destra piazza della Chiesa Nuova (piazza Santa Maria in Vallicella) poco prima degli sventramenti; da notare che i palazzetti che la circondavano avevano tutti la medesima altezza e conformazione, creando una quinta omogenea funzionale alle facciate della chiesa e dell'Oratorio borrominiano,

la straordinaria versatilità di una mente geniale

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