"ER GRILLO ZOPPO": IL VALORE DELLA LIBERTÀ di Claudio Di Giampasquale

Correva il nono anno del ventennio fascista quando Trilussa scrisse questa celebre poesia, era il 1931. Er poeta la inserì nella raccolta "Giove e le bestie". Il componimento è una favola romanesca che, attraverso la metafora del grillo ferito, celebra il sacrificio personale a favore della libertà. Erano anni in cui vigeva un capillare sistema di controllo statale volto a eliminare il dissenso, imporre l'ideologia del regime e celebrare la figura del duce. Esso limitò drasticamente la libertà di stampa, il teatro, il cinema e la letteratura, vietando contenuti antifascisti o contrari alla morale del partito, e imponendo l'autarchia culturale. Tuttavia Trilussa con la sua furba posizione politica «n'pó dé quá e n'pó dé lá», attraverso le sue metafore apparentemente frivole, riuscì più volte con chirurgica abilità "ad aggirare" questo sistema di monitoraggio culturale. Carlo Alberto Camillo Salustri, in effetti, fu all'epoca e nell'immediato dopoguerra spesso descritto come un "afascista" (che a Roma a quell'epoca significava "paraculo") grazie al suo satirico e non poco chiacchierato "atteggiamento di distacco". Anche il rapporto col papa (Pio XI) non scherzava in quanto a furbizia. Fu sì complesso, ma caratterizzato da una sottile ironia, rispetto formale, ed anche da una visione della fede profondamente umana e distante dai dogmi ecclesiastici. Col punto di vista «la fede senza n'perchè», er poeta ritrasse attraverso la satira «er punto dé vista der popolo dé Roma».

In questa poesia "er grillo" pur avendo perso una zampa ("cianca") per sfuggire a una trappola, si sente felice e libero, preferendo la zoppia alla prigionia. Er poeta sottolinea in queste sue strofe che la libertà, anche se parziale o dolorosa, è preferibile alla schiavitù o alla prigionia. Quindi l'animaletto accetta la propria condizione con la frase «Ormai me reggo su ná cianca sola» come prezzo da pagare. In sostanza, in quest'opera Trilussa offre una riflessione profonda sulla dignità umana e sulle scelte di vita, tipica del suo stile critico. Il finale, con la citazione «E forse n'giorno Iddio benedirà ogni goccia dé sangue ch'è servita pé scrive la parola libbertà!» innalza" tra le righe" il significato poetico del sacrificio a favore dell'emancipazione dall'assoggettamento.

er grillo zoppo

Ormai me reggo sú ná cianca sola
...diceva n'Grillo.

Quella che me manca
m’arimase attaccata á la cappiola
...
Quanno m’accorsi

d’ésse priggioniero

Cor laccio ar piede n'mano a n'regazzino,
nun c’ebbi che n'pensiero:
...de rivolà n'giardino.
Er dolore fu granne
...

Ma la stilla Dé sangue

che sortí da la ferita
Brillò ner sole come ná favilla.
E forse n'giorno Iddio benedirà
Ogni goccia dé sangue ch’è servita
...Pé scrive la parola Libbertà!...