IL VALORE DEL RICORDO D'UN PAPÀ EROICO di Claudio Di Giampasquale

Roger Waters è profondamente legato a Roma e all'Italia. Perchè è qui che nel suo immenso e produttivo immaginario, ancora vaga lo spirito di chi, con sua mamma Mary, a Great Bookham nella contea inglese del Surrey, lo mise al mondo. Suo papà, insieme a tanti coetanei, sacrificò la propria vita per liberare Roma dal giogo nazista. Il corpo non fu mai ritrovato, forse perchè dilaniato oppure perchè disperso tra gli ignoti in uno dei cimiteri di guerra della zona vicina allo sbarco di Anzio.

Di lui rimane solo un monumento alla memoria, a quarantotto chilometri da piazza Venezia, esattamente ad Aprilia in via Carano nel punto esatto in cui Eric Fletcher Waters perse la vita a causa del colpo devastante di un carro armato "Panzerkampfwagen Tiger". Suo figlio Roger partecipò personalmente all'inaugurazione della stele di marmo, che avvenne il 18 febbraio 2014, esattamente settant'anni dopo la morte di suo padre. Evidentemente commosso e grato. La ricerca del luogo di sepoltura, avvenne grazie all'aiuto di Henry Shindler un veterano dell'esercito britannico che permise d'ipotizzare che il padre di Waters fu probabilmente uno dei dispersi nel cimitero inglese di Falasche, tra Anzio e Aprilia che raccoglie le tombe di oltre settemila soldati, per la maggior parte americani, britannici, canadesi, e di altre nazionalità che hanno sacrificato la loro vita per la libertà.

«I don’t want to be at comfort zone, or to be sitting in some hotel somewhere watching the world change. I want to be on the front lines of life, I need to be involved, in a way that probably my father might approve of»  Non voglio stare nella mia zona di comfort, né stare seduto in qualche hotel a guardare il mondo che cambia. Voglio essere in prima linea nella vita, ho bisogno di essere coinvolto, in un modo che probabilmente mio padre approverebbe... Roger Waters, uno degli artisti più spigolosi e più smisuratamente geniali, che nel 1965 fondò insieme a Sid Barret a Londra la band rock sperimentale dei Pink Floyd, forse non sarebbe arrivato così in alto se non avesse convissuto con la difficile mancanza del proprio eroe. Suo papà morì durante la seconda guerra mondiale per liberare Roma e l'Italia dagli oppressori. L'esempio e il coraggio di papà Fletcher, sono sempre stati per il genio britannico, il motore trainante del proprio successo, che sin dagli albori della carriera risedette nella capacità di fondere poesia cupa, tematiche sociali, questioni politiche e visioni teatrali. Da decenni, prima con la sua celebre band, e poi da solista, i suoi non sono semplici concerti ma vere e proprie "grandi opere rock" ricche di denunce contro i soprusi. Nonché atti di vero pacifismo e d'intensi messaggi contro la guerra e la stupidità umana. Dopo aver lasciato i Pink Floyd nel 1985, Roger ha intrapreso una carriera da solo con la sua nuova band, mantenendo inalterata la propria natura controversa e intellettuale.

Papà Fletcher, la forza d'un genio visionario

Aveva da poco compiuto trent'anni Eric Fletcher Waters quando martedi 22 gennaio del 1944 sbarcò ad Anzio insieme ai suoi compagni d'armi dell'ottavo battaglione dei "Royal Fusiliers City of London Regiment". Il tempo d'organizzarsi e rifocillarsi, che dalle alte sfere giunse il perentorio ordine di mettersi in marcia, armi in spalla, per aggirare velocemente la temibile linea Gustav, che col suo perno a Montecassino, bloccava l'avanzata alleata verso Roma. Parte delle forze militari erano sbarcate a nord di tale insidioso posizionamento nazista, per colpirlo e costringere i tedeschi ad abbandonarlo. Era in corso l'«Operazione Shingle» fortemente voluta dai vertici alleati, in particolare dal primo ministro britannico Winston Churchill. Il tenente Eric Fletcher Waters e i suoi commilitoni, insieme ai mezzi blindati americani, canadesi e australiani dovevano velocizzare i tempi per la conquista di Roma. Si mirava a una rapida avanzata verso i Colli Albani per interrompere le linee di comunicazione e rifornimento tedesche, accelerando così la liberazione della capitale. Tutti quei ragazzi erano fortemente eccitati, era una situazione di grande stress, paura ed emozione. L'adrenalina in corpo era a mille, il pensiero che presto avrebbero visto per la prima volta la città eterna, e liberarla, dava loro una forza immensa. Fletcher aveva appena riletto la lettera di sua moglie Mary. Non vedeva l'ora di tornare e riabbracciare i suoi due bambini, John e il piccolo Roger. Purtroppo da un'altura nei pressi della cittadina di Aprilia, sbucarono i temuti carri pesanti Tiger che fecero fuoco sulla sua colonna. Scese il buio, fu la fine.

la ricerca della stella più luminosa

Prima dell'inchiesta effettuata personalmente da Henry Shindler, qualsiasi informazione legata alla fine di Eric Fletcher (così come quella di tanti altri ragazzi dello sbarco di Anzio) era una pagina ignota, profonda e commovente dell'esistenza di Roger Waters. Più volte dichiarò che, non avendo mai avuto notizie su dove fosse sepolto il corpo di suo papà, sperava in fondo al suo cuore che fosse ancora vivo. Ogni notte guardava in cielo e cercava la stella più luminosa. Nei primi anni dell'infanzia aveva sperato addirittura che un giorno o l'altro potesse vederlo ritornare a casa. In occasione del celebre concerto dei Pink Floyd a Pompei (nell'ottobre del 1971) il ventottenne Roger soffrì tantissimo nella consapevolezza che da quelle parti neanche tanto tempo addietro il suo eroe se n'era andato per sempre. Autore, bassista, cantante e poeta, era all'apice della creatività. Vennero gli anni in cui insieme a David Gilmour, Richard Wright e Nick Mason plasmò l'identità della band post-Syd Barrett con testi profondi, tematiche sociali e una visione artistica ossessiva, culminata in album iconici come «The dark side of the moon» e «The Wall». Ma aveva un buco nero dentro la sua anima. Un insuperabile "muro". Roger riuscì ad abbattere quel “muro di silenzio” e conoscere gli ultimi momenti di vita di suo padre grazie appunto ad Harry Shindler, quell'anziano veterano connnazionale che come suo padre sbarcò ad Anzio insieme a tanti altri ragazzi. Dopo la guerra Harry si stabilì definitivamente in Italia, curando la memoria dei soldati alleati che parteciparono alla “campagna militare", indagando sui dispersi. La sua opera fu preziosissima, tesa a mettere in contatto persone e parenti di protagonisti di vicende di guerra o a far luce su episodi sconosciuti della lotta di liberazione condotta dagli alleati e dalle forze della resistenza. S'è spento nel 2023 nella sua casa di San Benedetto del Tronto, poco prima di compiere centodue anni. L'apprendimento della sua scomparsa ha causato all'amico Roger un immenso dolore.

Si conobbero al telefono. Harry reperì il suo numero e lo chiamò per informarlo d'aver scoperto che ll nome di suo padre, compariva nel "Memoriale del Commonwealth a Cassino" su una una lapide, in una delle liste di quattromila dispersi.

L'artista apprese questa cruda informazione con un senso di liberazione dall'incubo che lo perseguitava da quando era piccino. Le sue ricerche erano sempre state vane. Ciò che gli era stato riferito era solo che suo papà era morto nei combattimenti che seguirono lo sbarco di Anzio del 22 gennaio 1944 per liberare Roma. Un nome tra quelli di migliaia e migliaia di militari alleati che, provenienti da tutto il mondo, donarono la vita per portare la libertà e la democrazia nel nostro Paese. Roger e l'anziano veterano s'incontrarono per la prima volta di persona a Cassino nel febbraio del 2013. Al commiato, Harry gli promise che avrebbe approfondito le proprie ricerche presso gli archivi militari britannici. Nei primi giorni d'ottobre comunicò a Roger che era già in possesso della documentazione militare relativa al 18 febbraio 1944  e che quello era il giorno della morte di suo padre.

Appresa la notizia, Roger si commosse fino alle lacrime. Volò immediatamente in Italia per raggiungere Harry. Grazie a lui, quel maledetto giorno diventò una data esatta che finalmente si visualizzò ai suoi occhi dopo una vita intera, attraverso i fogli ingialliti di un diario di guerra che Harry gli mostrò prima di cena. Apparivano nella loro drammaticità quei momenti terribili nei quali i soldati della "Compagnia Z del Royal Fusiliers City of London Regiment" che combattevano infossati nel fango gelido a pochi metri dalla linea nemica nella vana attesa di rinforzi, travolti dal fuoco improvviso dei carri armati tedeschi Panzer Tiger. Dopo avere ottenuto quella documentazione militare Harry volle andar più a fondo nelle ricerche, per cercare di capire il punto esatto dove perse la vita Fletcher. Trascorse giornate intere a studiare svariate mappe, confrontandole con le cartine territoriali odierne relative ai luoghi dello scontro fatale con l'esercito tedesco che vide coinvolta la compagnia del giovane Waters. E finalmente identificò il punto X del tragico evento. Senza dubbi. Il trentenne sottotenente dei Fucilieri Reali Britannici Eric Fletcher Waters, trovò la morte con altri suoi compagni d'armi proprio in territorio di Aprilia, nella campagna solcata dai fossi tra via Riserva Nuova e la località Buon Riposo, identificato nel torrente-fosso della Moletta a pochi chilometri dalla strada Statale 148 Pontina.