EUROPA 51 film di Roberto Rossellini, uscito nelle sale il 4 dicembre del 1952

Ricondotto alla cosiddetta "Trilogia della solitudine" di Rossellini, questo capolavoro duramente e trasversalmente criticato all'epoca della sua uscita, fa parte della lista dei 100 film italiani da salvare La pellicola venne presentata alla tredicesima mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia il 12 settembre 1952, dove vinse il premio internazionale della giuria. La protagonista Ingrid Bergman vinse il Nastro d'argento come migliore attrice protagonista. È un'opera di profondo significato sotto molti punti di vista, la trama è lineare, ma i significati tra le pieghe sono diversi e di non semplice interpretazione.

Girato in alcune delle più povere borgate romane dello scorso secolo. Molte scene hanno come palcoscenico la Primavalle degli anni Cinquanta, nata due decenni prima della realizzazione di questo film, durante il ventennio fascista, per ospitare gli sfollati del centro storico, soprattutto quelli provenienti dalla "Spina di Borgo" il rione attiguo alla Santa Sede demolito per far posto a via della Conciliazione. Primavalle sorse sorse tra il fango dell'agro, priva di servizi e infrastruture. Durante e dopo la guerra venne chiamata dai romani «la montagna der sapone» perchè i suoi abitanti a causa delle promesse mai mantenute, erano visti come sprovveduti facili da raggirare: fu da quest'epiteto che nacque il modo di dire «ma che vieni da la montagna der sapone?» per definire una persona ingenua e credulona. A Roma, mangiare il sapone era un modo sarcastico per indicare chi diceva sciocchezze e frottole, poiché chi lo fa si riempie la bocca di bolle inconsistenti.

Roberto Rossellini utilizzò la sua classica cifra stilistica neorealista, mescolando attori professionisti come Ingrid Bergman a persone comuni e non professionisti reclutati direttamente per le strade di Roma. Molti dei lavoratori e degli emarginati che si vedono sullo schermo interpretavano essenzialmente se stessi, portando nel film storie di vita reale e autentica sofferenza. Ecco nel video che segue un documentario che ne racconta "il dietro le quinte del set" nella quale Roberto Rossellini utilizzò la sua classica cifra stilistica neorealista, mescolando attori professionisti a persone comuni e non professionisti reclutati direttamente per le strade, per cui non pochi dei lavoratori e degli emarginati che apparvero sullo schermo interpretavano essenzialmente se stessi, portando nel film storie di vita reale e autentica sofferenza: