"ER CINTO DÉ CASTITÀ" IL FALSO MITO E L'IRONIA DI TRILUSSA di Claudio Di Giampasquale
Ner corso dei secoli nacque ná fantasia 'nverosimile, er «cinto dé castità», come n'allegoria nun diversa d'antri miti médievali. L'aneddotica dé la tradizione fá risalí l'uso suo, ar tempo dé le crociate, collegannola ar bísogno per cavajere che partiva n'guera d'assicurasse la federtà dé sú moje...
S'iniziò sì a vociferare nel Rinascimento, ma questa leggenda fu alimentata nei secoli successivi per creare, chissà perchè?, l'immagine d'un Medioevo barbaro e crudele, attraverso narrazioni irrazionali. Ci sono disegni e illustrazioni anche antecedenti, ma a tutt'oggi non ne esistono prove scientifiche e documenti reali sul suo uso. Le testimonianze archeologiche sono nulle. Dal punto di vista medico l'uso prolungato sarebbe stato impossibile a causa di problemi sanitari, la mancanza d'igiene sarebbe stata insostenibile e letale. Gli esemplari esposti nei musei come il British Museum o il Museo di Cluny (ma non solo) sono tutti falsi dei secoli diciottesimo e diciannovesimo, creati per stupire e attirare visitatori. Nel breve audio che segue la voce dello storico Alessandro Barbero, racconta molto chiaramente all'indimenticabile Piero Angela, le origini e il perchè di questo falso storico.
Audio tratto da "Dietro le quinte della storia" una rubrica divulgativa dello storico Alessandro Barbero, nota soprattutto per le edizioni spesso all'interno di programmi tipo "Superquark" di Piero Angela come in questo caso: nella puntata trasmessa su Rai 1 giovedi l'11 luglio 2013
"er cinto dé castità"
Ecco la poesia di Trilussa in merito a questo tema, in chiave ironica come sua abitudine. Qui "er poeta" osserva in "prospettiva romanesca" il leggendario uso di questo strumento da parte dei mariti per assicurarsi la fedeltà della propria consorte. Una "quartina" in cui non si erge a giudice, ma invita come sempre il lettore a non prendersi troppo sul serio e a ridere anche dei temi più assurdi. La scrisse all'inizio del Novecento, fa parte del suo nutrito repertorio di opere pubblicate su almanacchi e giornali:
Ho letto spesso che la gente antica
pé conservá la donna casta e pura
jé metteva ná spece dé cintura
pé sarva' l'onestá senza fatica.
Qualunque amante, ner lasciá l'amica,
je la chiudeva có stá seratura...
Come ná porta... che caricatura!
Che marfidati, Iddio li benedica!
Oggi che semo gente più morale
Sté cose nun succedeno,
pé via Che la femmina è onesta ar naturale.
Ma si però ce fusse ancora st'uso
come farebbe Mariettina mia
Pé ricordasse l'urtimo ch'ha chiuso?





