C'ERA UNA VOLTA LA CONTRADA DELL'ORTACCIO di Claudio Di Giampasquale

Cinquecento anni fa, per oltre un secolo e mezzo, nel rione Campo Marzio a ridosso del fiume, l'Ortaccio divenne celebre in tutta Europa come il ghetto recintato destinato alle prostitute, era il quartiere a luci rosse della Roma papale, istituito come un vero e proprio ghetto rispetto al resto della città giubilare . Nei secoli sedicesimo e diciassettesimo, la prostituzione era un fenomeno massiccio, quasi dieci per cento della popolazione femminile romana era legata a questo settore per via del continuo afflusso di pellegrini, diplomatici, mercanti e clero celibe. La zona era delimitata dal Tevere da via di Ripetta, piazza Monte d'Oro e via degli Schiavoni, fino al confine con l'area legata alla presenza delle antiche strutture di macellazione e delle botteghe artigianali.

L'Ortaccio fu ufficialmente creato  nel novembre del 1569 per volere del papa Antonio Ghislieri (Pio V) che decise di confinare lì le meretrici (soprattutto quelle di basso livello) per moralizzare la città. In precedenza, le prostitute erano state relegate anche nella zona di Trastevere o vicino a Ponte Sant'Angelo. "La peccaminosa area del vizio" venne fatta chiudere dal pontefice con mura di cinta e dotato di due porte sorvegliate che venivano tassativamente serrate di notte. Non erano pochi i romani e soprattutto i forestieri che frequentavano regolarmente i suoi vicoli malfamati, la vita nel ghetto era regolata da rigide restrizioni, come ad esempio quella di divieto d'ingresso imposta agli uomini durante il periodo di Quaresima per rispetto degli obblighi religiosi.