I NASONI: MOLTO PIÙ CHE SEMPLICI FONTANELLE di Claudio Di Giampasquale

Le caratteristiche fontanelle di Roma chiamate dai romani «nasoni», sono uno dei simboli della città eterna e senza alcun dubbio una rarità nel mondo. Credo sia difficile trovare in altre città una tale quantità di "piccoli abbeveratoi" sistemati con criterio nelle strade, nei vicoli e nelle piazze a disposizione dei cittadini. Chiunque abita qui le ha usate e le userà sempre ed i turisti che vengono a Roma per la prima volta, e che ne avevano sentito parlare dagli amici, rimangono sorpresi da una tale abbondanza d'acqua che scorre in continuazione. Molti la considerano "uno spreco" ma la realtà è che il flusso continuo evita il ristagno e il riscaldamento dell'acqua nelle tubature, previene la proliferazione di batteri e funge da valvola di sfogo per regolare la pressione della rete idrica gestita, riducendo il rischio di guasti. In passato si provò a mettere dei rubinetti, ma vennero presto rotti o vandalizzati da cittadini contrari. I nasoni per i romani sono "inviolabili così". Parcheggiarci davanti è un gesto di maleducazione.

In occasione del primo approccio dei turisti coi "nasoni" i romani spiegano loro come fare per bere in maniera tradizionale, cioè otturando con un dito il foro d'uscita dell'acqua, che così zampilla da un buchetto sulla parte alta del cannello, proprio dove inizia la curva all’ingiù. Questo sistema igienico permette facilmente di "bere a distanza" dallo zampillio senza dover poggiare le labbra.

Le origini dopo che Roma divenne capitale

La città eterna era capitale d'Italia da tre anni quando nel 1872 il primo vero sindaco eletto dal popolo, l'avvocato romano Luigi Pianciani decise di fornire un sistema di distribuzione dell'acqua pubblica per l'igiene e la salute dei cittadini. Incaricò l'assessore Rinazzi di far sviluppare dai migliori ingegneri idrici e architetti i primi progetti delle colonnine erogatrici e la realizzazione delle condutture che dai grandi acquedotti avrebbero dovuto provvedere alla canalizzazione idrica verso di esse. Per la realizzazione delle fontanelle venne scelta la ghisa sferoidale una lega metallica composta principalmente da ferro e carbonio, così come per i tubi di conduzione e le griglie di scarico diretto verso la rete fognaria, all'epoca in una fase di profonda transizione.

I primi esemplari empirici non poco caratteristici mostrati al sindaco, furono tre colonnine di forma cilindrica alte un metro e venti, che presentavano gradevoli sbalzi ed altri elementi decorativi tra cui lo stemma ufficiale della città con l'acronimo SPQR. Erano provviste di tre bocchette a forma di testa di drago da cui l'acqua potabile precipitava direttamente. La prima fu installata in un piccola strada dall'aspetto stretto e raccolto nel rione Trevi: la "serciata degli Arcioni" sostituendo un'antica fontana di Della Porta e da allora il vicolo venne denominato "via delle Tre Cannelle". Subito dopo vennero installate la fontanella di piazza della Rotonda sotto l'antichissimo "obelisco macuteo" di fronte al Pantheon. Eppoi la terza in via San Teodoro alle spalle del Foro Romano ai piedi del colle Palatino, lungo la strada che corre vicinissimo alla caratteristica chiesa di San Teodoro. I romani accolsero con entusiasmo le tre novità e da allora i nasoni sono nel cuore del popolo. Ebbene, tutte sono ancora lì.

Il primo nasone di Roma in via delle Tre Cannelle (1874)

Il secondo nasone di Roma di fronte al Pantheon (1874)

Il terzo nasone di Roma in via San Teodoro (1874)

l'evoluzione e la denominazione romanesca "nasoni"

Negli anni seguenti, per ragioni pratiche ed economiche, il disegno di queste fontanelle artistiche venne modificato, le tre bocchette decorate a mó di testa di drago lasciarono il posto ad un'unico cannello liscio e sporgente la cui forma adunca diede origine sin da subito all'ironico appellativo romanesco “nasone” in quanto richiama un grande naso.

E così fu da allora e per tutto il Novecento sino ad oggi, che l'installazione o la sostituzione di quelli danneggiati da parte dell'azienda municipalizzata non s'è mai fermata. Oggi nella città eterna ci sono circa duemilacinquecento "nasoni" sparsi tra centro storico, i quartieri fuori le mura Aureliane e quelli perifenici, nonché nelle borgate periferie.

Inoltre in giro per la città se ne possono trovare alcune (fontanelle) costruite in travertino che vengono chiamate “della lupa imperiale”, dato che l’acqua fuoriesce da una testa di lupa in ottone. Questa tipologia venne installata durante il ventennio fascista e ne rimangono in funzione una settantina nel centro storico, nei parchi e nelle zone del Foro Italico e dell’Eur.

Negli anni Ottanta dello scorso secolo il Comune di Roma tentò invano di contenere lo spreco d'acqua, modificando non poche colonnine ghisa con l'applicazione d'una rotellina metallica su un cannello d'ottone (o di un pulsante da spingere) posto più sù del "nasone" originale (che fu tolto). I romani s'infuriarono, tale modifica non solo snaturò il principale elemento caratterizzante, ma si rivelò soprattutto antiestetica e poco pratica. Scatenò quindi il malcontento popolare e atti di vandalismo, spingendo le autorità a rimuovere i congegni. Il Comune di Roma rinunciò, nonostante un nuovo tentativo nel 2017 della prima sindaca donna Virginia Raggi di chiuderli tutti per risanare i bilanci. La misura rientrava in un piano d'emergenza concordato con l'azienda municipalizzata per limitare i prelievi e risparmiare risorsa potabile. La decisione scatenò forti polemiche da parte di associazioni, consumatori e dalla Croce Rossa, che evidenziarono i rischi per i senzatetto e gli animali assetati durante i mesi più caldi dell'anno. Molti fecero notare che i nasoni incidevano in minima parte sugli sprechi complessivi della rete, la quale soffriva invece di ingenti dispersioni dovute a tubature vecchie o danneggiate. Non se ne fece più nulla e tutti i nasoni sono ancora lì.

Nel 2024  il Comune di Roma Capitale, l'ACEA e tutti coloro che amano la città eterna, hanno celebato "il secolo e mezzo dei nasoni". S'è deciso d'installarne tre nuovi nei pressi del Colosseo, sottolineando l'impegno della città eterna a mantenere viva la tradizione e a garantire che queste fontanelle continuino ad essere una risorsa preziosa per le generazioni future.

LE PRIME FONDERIE PRODUTTRICI

Gli storici opifici che realizzarono i primi "nasoni" della capitale furono la "Fonderia Bastianelli", la "Fonderia Romana" e la "Fonderia G.Meloni" Della prima, lo stabilimento si trovava in via dei Sabelli nel popolare quartiere di San Lorenzo. Questa fucina realizzò anche altre importanti opere di Roma, tra cui il monumento equestre di Vittorio Emanuele II al Vittoriano, la sua attività terminò nel corso della seconda metà del secolo scorso lasciando vuoti gli spazi tra via dei Sabelli e via dei Reti. Lo storico edificio fu abbattuto nel 2014 tra le proteste dei residenti che lo consideravano un simbolo di archeologia industriale.

La seconda era la "Fonderia Romana" che nacque nel 1862 come "opificio di Alessandro Nelli". Iniziò a produrre i primi nasoni nella sua prima sede in via della Lungara a Trastevere. Vent'anni dopo si trasferì in via Luciano Manara sempre a Trastevere a due passi da piazza San Cosimato. Il suo nome divenne "Fonderia Romana Artistico Industriale". Eppoi gli stabilimenti della terza, la "Fonderia Meloni", erano situatati in via Assisi al Tuscolano, una zona all'epoca caratterizzata da una forte vocazione manifatturiera e siderurgica. La sua attività cessò nel corso del Novecento, seguendo il declino e la chiusura di gran parte delle vecchie fonderie storiche della capitale, i vecchi spazi industriali della "Fonderia G. Meloni" inclusa la caratteristica ciminiera, vennero inizialmente preservatati come reperti d'archeologia industriale, poi negli anni furono convertiti in altro, L'area del vecchio opificio venne inoltre interessata da interventi di demolizione e ricostruzione residenziale, noti ai romani come «er complesso dé le residenze La Fonderia», mentre altri spazi vicini hanno ospitato hub culturali e d'arte.

1902: un nasone nel Ghetto

Vecchia pubblicità della Fonderia Nelli

1943: un nasone tra la Magnani e Fabrizi

Un'ironica "pasquinata" lasciata su un nasone

Le fontanelle romane di ghisa oggi

Come sopra già detto, i nasoni a Roma sono oltre duemilaecinquecento, i quali sommandosi alle altre fontane più o meno grandi, raggiungono un numero tale da rendere Roma la città con più acqua pubblica al mondo. All’interno delle mura Aureliane sono duecentottanta, mentre si stima che all’interno del Grande Raccordo Anulare ce ne siano circa millecentocinquanta. Inoltre bisogna tener conto che l’area di giurisdizione del comune di Roma è molto più estesa oltre il GRA, e numerosi sono i nasoni al di fuori del perimetro comunale, come la zona Fiumicino e Ciampino, e diversi esemplari sono presenti anche nel resto del Lazio.

Per trovare un nasone a Roma più vicino alla propria posizione è possibile consultare il sito fontanelle.org ossia un progetto disponibile online ideato dall’Associazione Culturale A8b, un gruppo di professionisti e persone attive nella ricerca di stili di vita eco-sostenibili e nella creatività digitale, che ha visto nel "nasone della capitale" il simbolo dell’acqua come bene comune da tutelare, e un oggetto sociale d'arredo urbano. Questo collettivo senza scopo di lucro, promuove la riduzione dell'uso di bottiglie di plastica in PET e l'accesso libero all'acqua potabile. Sul sito è presente anche la mappa delle fontanelle della città di Milano.

Uno dei nasoni più ammirati della città eterna: quello del Circo Massimo (di fronte al Roseto Comunale), con il colle Palatino a fare da sfondo