IL DOTTORE IN FILOSOFIA FRANCO CALIFANO di Claudio Di Giampasquale

Disse: «M'accorgerò dé esse vecchio solo cinque minuti prima dé morí». Nel 2005, presso il presigioso Waldorf-Astoria Hotel  in Park Avenue, "The Constantinian University of New York," conferì al cantautore e poeta romano Franco Califano una laurea honoris causa in Filosofia, riconoscendo il profondo valore poetico e artistico dei testi scritti durante la sua carriera. Questo prestigioso titolo consacrò "er Califfo" a sessantasei anni non solo come cantante e poeta, ma come autore e intellettuale anticonformista. Dopo aver vissuto una vita a tavoletta, solo otto anni dopo ci lasciò, spegnendosi nella sua casa ad Acilia..

Per l'impatto culturale dei suoi testi, durante la cerimonia, il magnifico parlò dei suoi brani e dei suoi testi, capaci d'esprimere ideali profondial punto d'aver segnato la storia della canzone italiana, in particolar modo con l'album "Tutto il resto è noia" pubblicato nel 1977. Citò e fece ascoltare ai presenti due brani contenuti in quell'album: prima il famosissimo pezzo che diede il nome all'opera (Tutto il resto è noia), il secondo fu "Roma nuda" una canzone meno conosciuta ai più, ma di altrettanta struggente bellezza. Il riconoscimento gli fu attribuito per l'originalità e la coerenza artistica dimostrata nel corso della sua carriera. Er Cliffo fu addirittura accostato ad Arthur Schopenhauer. Dopo aver ricevuto la laurea honoris causa in Filosofia, nel suo discorso dei ringraziamento, naturalmente in un italiano con forte accento romano, alla domanda di un giornalista riguardo l'accostamento dei testi delle sue canzoni agli scritti di Arthur Schopenhauer, Califano supportato dalle cuffie traduttive (così come lo erano i presenti in sala)  rispose con la sua solita ironia: «Schopenahuer? E chi è? Er terzino dá Germania?» 

N'amico nun ce stá che me pó consolá stasera,
M'attacco a stá città che s'è addormita già da n'ora. Cammino sú dÉ lei, su strade uguali a pelle scura. Si poi se svejerà, io certo nun jé posso fá paura. Roma nuda, Scusa sí perdo lacrime pé strada
Male che vada, fá finta che só gocce dé rugiada.
Piuttosto che stá solo dentro ar letto
Vado randagio n'quarche vicoletto.
Cammino a piedi scarzi, armeno finché t'arzi.
Dormi e vedrai che manco me sentirai. Roma nuda
Nun me poi dí dé no, só disperato. Casa è vota, c'era ná donna che m'ha rovinato. Me basta stá così all'angoletto dé stá strada, Chissà che a dormì quí domani io nun m'enventi n'antra vita,
Roma nuda ...Na, na, na, na
, na, na, na, na, na, Na, na, na, na, na, na, na, na... Me basta stá così all'angoletto dé stá strada, Chissà che a dormÍ quÍ domani io nun m'enventi n'antrra vita

...Roma nuda, Roma nuda, Roma nuda...

La musica di «Roma nuda» ha un tempo ternario caratterizzato da tre battiti per battuta con l'accento sul primo, a mó di valzer. La poesia del testo e la voce graffiante di Franco rappresentano un omaggio intimo e crudo a Roma. Er Califfo spoglia la sua città dalla maestosità monumentale, facendo risiedere il significato della narrazione del pezzo, attraverso le sue fragilità, la solitudine, la notte e la vita vissuta per strada. Come un'entità reale, sincera e "nuda", evidenziandone i lati nascosti. Una serenata che il cantastorie dedica alla sua Roma, riconoscendo che non può sempre andar tutto bene, tuttavia amandola nelle sue contraddizioni. Icona della romanità questo brano è considerato un simbolo del "romanesimo" più autentico e verace.