IL MIRACOLO DELLA NEVE D'ESTATE SULL'ESQUILINO di Claudio Di Giampasquale

Per quanto improbabile che a Roma la neve cada in estate, la leggenda narra d'una nevicata il 5 agosto del 352 dopo Cristo, era la notte d'un sabato, secondo il calendario giuliano in vigore nell'Impero Romano allora dilaniato dalle guerre. La mattina di domenica, l'Esquilino si ritrovò coperto da una coltre di neve. La vasta altura dell'antico "Campus Esquilinus" non molto lontana dal Colosseo, usata secoli prima come cimitero pubblico, era ormai del tutto integrata nel tessuto cittadino e già densamente popolata, nonché ricca di complessi termali e grandi residenze patrizie come i "giardini di Mecenate" e le imponenti "terme di Traiano". Si divideva nei rilievi del "Cispio" a nord, del "Fagutal" a ovest confinante con le alture della "Velia" e dell'Oppio a sud. La vasta regione esquilina era la più alta ed estesa dell'urbe, traversata da numerose strade, che in alcuni casi contribuirono a determinare il tracciato delle vie medievali e dopo che Roma divenne italiana delle odierne vie, piazze e viali.

il contesto storico nel quale avvenne il miracolo

Come sopra accennato, nell'anno 352 dopo Cristo l'impero romano era lacerato da una sanguinosa guerra civile tra l'imperatore Costanzo II e l'usurpatore Magnenzio, nonché minacciato lungo i confini dai popoli germanici e indebolito da una grave crisi economica e sociale. Pochi mesi prima s'era svolta la sanguinosa battaglia di Mursa Maggiore in Pannonia (nel luogo dove oggi si trova la città di Osijek in Croazia) una delle più cruente della storia romana con oltre cinquantamila perdite tra le truppe della città eterna. Eppoi ci furono le incursioni e i saccheggi dei Franchi lungo il confine del fiume Reno. La pressione della fiscalità imposta alla popolazione per finanziare lo sforzo bellico e il mantenimento dell'esercito era schizzata alle stelle, la zecca di Roma coniava in continuazione monete in bronzo o di peggiore qualità, soprattutto "maiorine". Poco meno di quattro mesi prima della leggendaria nevicata, era salito sul soglio di San Pietro il trentaseiesimo pontefice, che aveva scelto il nome di Liberio, fu consacrato domenica 17 maggio. Della sua vita prima che diventasse papa non si conosce nulla, salvo che era un diacono romano che svolgeva un servizio legato alla liturgia, alla parola e alla carità. Il suo pontificato durò quattordici anni e centotrenta giorni fino al suo esilio a Berea una città della Tracia, decretato dall'imperatore Costanzo II.  Fu proprio papa Liberio il pontefice che unitamente a una nobile coppia romana, sognò la Madonna che gli indicava di costruire una chiesa là dove avessero trovato la neve in piena estate. E così fu, avvenne nei primi giorni d'agosto dello stesso anno che la neve cadde. Ecco il racconto del "miracolo della neve" che coinvolse oltre che papa Liberio anche un nobile patrizio cristiano di nome Iohannes.

Movimenti durante la guerra

L'imperatore legittimo Costanzo II

Il generale Magnenzio, l'usurpatore

Papa Liberio, trentaseiesimo pontefice

la leggenda della madonna della neve

Le leggende e i miti sono spesso racconti molto antichi e fanno parte del patrimonio culturale d'un popolo. La città eterna ne è ricchissima. Sia le leggende che i miti romani hanno valenze diverse ove trovano posto personaggi appartenuti alla storia dell'antica Roma sia monarchica, che repubblicana e imperiale, eppoi  alla città sacra dei papi ove racconti popolari di carattere religioso ancora oggi uniscono la fede cristiana alla natura e a elementi di folclore. Storie tramandate di generazione in generazione in cui Dio, la Madonna o i santi compiono segni straordinari. Ebbene, è questo il caso, quello della leggenda del "miracolo della neve all'Esquilino" avvenuto in un'estate del quarto secolo. Uno straordinario avvenimento preceduto più volte dalle apparizioni della Vergine in sogno che sussurrava: «La neve presto, in estate, coprirà la cresta della collina del Cespio».

La Madonna che annunciava la neve a Roma nella stagione calda era apparsa contemporaneamente in sogno più volte sia al ricchissimo patrizio Iohannes che alla sua sposa. Era un sogno ricorrente nell'arco di breve tempo, il suo senso semantico in un'epoca di grande disordine sociale segnata da conflitti continui, era molto profondo, effimero, miracoloso: significava la rottura dell'ordine del corso degli avvenimenti naturali con l'incontro tra il gelo della neve e l'arsura estiva, un evento tanto raro da sembrare impossibile, il freddo inatteso in piena calura rappresentava un sollievo che sarebbe arrivato quando non previsto, ma che purtroppo si rivelava fragile e destinato a soccombere alla cruda realtà. Esortava a far sì che ciò non accadesse, che rimanesse un simbolo a mó di traccia perenne del miracolo, senz'altro un luogo di culto sarebbe stato perfetto. Per ciò, probabilmente la Santa Vergine scelse i due facoltosi sposi che abitavano con la loro servitù in una sontuosa residenza sul colle Oppio. Erano fervidi cristiani, con una grande credenza e disciplina negli insegnamenti tramandati da Gesù. Ambedue, da più generazioni. Le loro famiglie s'erano convertite già nel corso del primo secolo dopo Cristo, affrontando il difficile compito di conciliare la grande ricchezza materiale con i severi insegnamenti di povertà e carità del Vangelo. Gli sposi cercavano di rispettare assiduamente queste regole di vita e di fede loro tramandate. Purtroppo il Signore non aveva concesso alla coppia la gioia d'esser genitori, ne erano afflitti, tuttavia accettando questa sorte, sentivano fortemente il bisogno di sentirsi utili alla causa del cristianesimo, mettendo frequentemente a disposizione la loro dimora come "domus ecclesia" per le riunioni dei fedeli. Secoli addietro gli "atavus" di Iohannes avevano offerto ai primi pontefici alcuni loro terreni sull'Esquilinus per farli utilizzare a luoghi di sepoltura. Il quarto giorno successivo alla notte del primo sogno (s'era ripetuto per altre due volte nelle notti successive) decisero di recarsi insieme al cospetto di papa Liberio pontefice massimo della Chiesa cattolica romana presso il "patriarchiato costantiniano" per chiedergli espressamente la "facultas aedificandi" a loro spese di un luogo di culto cristiano nell'esatto posto in cui sarebbe caduta la neve annunciatagli in sogno dalla Vergine Maria. Ovviamente se ciò fosse accaduto. Incredibilmente, la notte del 4 agosto la Madonna apparve in sogno anche a papa Liberio annunciandogli le stesse parole raccontategli dai due ricchi sposi. Questa volta specificando il luogo: era il "mons Cispus" una propaggine del colle Esquilino.

Il mattino successivo faceva un insolito freddo, il papa allora fece chiamare con urgenza Iohannes e la moglie e con loro si fece accompagnare verso l'esatta posizione indicatagli dalla Madonna, su un nobile carro, scortato da fedeli membri del clero. Era prestisimo quando la spedizione pontificia, sotto gli occhi di non pochi curiosi, percorse silenziosamente il "vicus patricius", poi il "clivus suburanus" e varcò l'antica "porta Cespia "inerpicandosi in salita sino a cinquantacinque metri d'altezza. Come detto, nonostante fosse agosto, insolitamente faceva molto freddo, naturalmente la processione non incontrò alcuna traccia di neve per tutto il tragitto. Ma quando giunse sulla sommità del mons Cispius, con grande sorpresa trovò un campo completamente innevato. Tutti i processionanti, compresi i popolani che li avevano seguiti con curiosità s'inginocchiarono. Calò un silenzio surreale di fronte a quel manto bianco, aleggiava un profondo senso d'estasi. Molti piansero. Con solennità, il papa chiamò a sè Iohannes e la sua sposa, sussurrò loro qualcosa a bassa voce, eppoi con religiosa lentezza i tre scesero dal carro pontificio. La coppia s'inginocchiò e san Liberio (il papa) usò un bastone per tracciare sulla neve fresca i confini d'una futura chiesa, nel punto esatto in cui oggi sorge la basilica papale di Santa Maria Maggiore, cuore spirituale della cristianità e della devozione mariana.

Il Papa benedisse a nome del Signore quel luogo, che da allora divenne sacro, fece piantare nel centro del tracciato nella stessa mattinata del 5 agosto una croce che aveva fatto trasportare dal "patriarchiato costantiniano" e pose la prima simbolica solenne pietra dell'edificio. Le spese di costruzione vennero sostenute da Iohannes che era anche proprietaio del terreno, che donò alla Santa Sede, il quale emanò una bolla pontificia ufficiale autenticata da un sigillo di piombo con cui autorizzava l'opera e indisse a supporto dell'ingente sforzo economico del fedele patrizio una serie di raccolte fondi e indulgenze. Venne dedicata alla Santa Vergine Maria e assunse il nome di "basilica Liberiana", presentava una semplice pianta rettangolare a tre navate.

Dopo circa un secolo, fu ampliata da papa Sisto III che la dedicò esclusivamente al culto della Madonna, la cui divina maternità era appena stata riconosciuta dal concilio di Efeso, ed assunse il nome che porta ancora oggi: "Santa Maria Maggiore" (ed anche quello di "Santa Maria in Nives") il più grande ed antico santuario mariano d’Occidente.

Icona della "Salus Populi Romani"

Stampa di Bartolomeo Zanetti (1621)

L'antica basilica Liberiana

L'antica basilica Liberiana

la tradizionale festa della madonna della neve

Ogni anno la città eterna celebra la "festa della Solennità della Madonna della Neve" oppure detta "Dedicazione della Basilica Liberiana". Il 2 agosto, alle ore diociotto, con la prima celebrazione eucaristica del "Triduo di preparazione", che prosegue il 3 e 4. E’ una delle feste storiche e tradizionali più sentite a Roma, che registra sempre un’ampia partecipazione di fedeli, residenti e turisti. Durante la giornata del 5 agosto, si svolgono le due le rievocazioni del “Miracolo della Neve”, con una cascata di petali di rose bianche dal soffitto, ammantando l'ipogeo. La prima al mattino, al "canto del Gloria" durante la Messa solenne delle ore dieci, e la seconda alle ore diciassette, al "canto del Magnificat" durante la recita dei Vespri. La piazza antistante la basilica si trasforma in un sorprendente spettacolo di luci, immagini e musiche, ologrammi e architetture sonore con colori in mutamento.