IL RACCONTO DELL'AMBRA JOVINELLI di Claudio Di Giampasquale

La leggenda narra che l'antico borgo di Caiazzo fu fondato dalla ninfa Calatia generata sul monte Tifata dal re degli dei Giove e la dea della caccia Diana, e che quando la bellissima oreade crebbe, di lei s'innamorò perdutamente il dio etrusco Vulturnus, ma i suoi severi genitori rifiutarono categorigamente quell'amore, così per sfuggire all'ira del padre Calatia si rifugiò in questo luogo. 

Ciò nonostante "la materiale realtà storica" narra che l'antica contrada di "Caiatia" divenuta poi Caiazzo fu fondata dal popolo degli Osci. Che questo paesie attraversò dominazioni etrusche e quella di Roma che la proclamò "civitas sine suffragio", e che in seguito subì le orde barbariche per poi diventare longobarda e normanna. Caiazzo divenne feudo di nobili famiglie e ospitò il soggiorno di Federico secondo nel 1239. Subì una spaventosa pestilenza nel diciassettesimo secolo e dalla prima metà del diciottesimo entrò a far parte dello "stato borbonico" fino all'Unità d'Italia. Nello scorso al culmine della Seconda Guerra Mondiale il suo territorio fu luogo della strage di civili perpetrata dai nazisti in ritirata. 

le origini di uno dei teatri di prosa più importanti d'italia

Facciamo un salto indietro nel tempo da quel tragico autunno del 1943, riavvolgendo il nastro fino a giovedi 22 marzo 1866, quando venne al mondo in questo piccolo paese campano il piccolo Giuseppe Jovinelli. Fonti non accertate raccontano che il suo cognome originario era Iovinella, mutato in Iovinelli forse per un errore di trascrizione dell'anagrafe, trentasette anni prima, all'atto della registrazione della nascita di suo papà Arcangelo.