IL RACCONTO DI PRATO FALCONE di Claudio Di Giampasquale

C'è un antico borghetto di fronte al Tevere lungo il percorso che porta dal rione Prati all'area sportiva del Foro Italico e allo Stadio Olimpico. Ci passiamo accanto spesso ma non ce ne accorgiamo più di tanto distratti dalla routine. È un'area molto particolare, soggetta a riqualificazione, influenzata dagli eventi della zona dello sport e dalla congestione della viabilità verso Roma nord.

Il nome di quest'insieme di vecchi palazzetti di stampo razionalista, stile dominante dell'epoca fascista, stranamente collocati al di sotto del livello stradale, sulla sinistra del lungotevere (andando verso lo stadio) è «Prato Falcone», una sorta di piccolo borgo a sè stante, tranquillo, nascosto, essenziale. Un miracolo fuori del caos, dove la vita dei suoi abitanti sembra vivere in un’atmosfera d'altri tempi. Questo raggruppamento di vecchi palazzetti si erge con coerenza formando un nucleo architettonicamente non collegato al contesto che lo circonda, tra il Tevere, viale dei Gladiatori e Villa Mazzanti ai piedi di Monte Mario: il casino nobile immerso nel parco che sovrasta l'ampia area del Foro Italico dedicata allo sport. Ecco il racconto del borghetto Prato Falcone.

L'ARTE DELLA FALCONERIA nella città eterna

Tanti anni fa, prima della massiccia urbanizzazione di fine Ottocento e inizio Novecento, la zona compresa tra i "Prati di Castello" (l'attuale rione Prati) sino alle pendici di Monte Mario era una vasta area rurale, poco abitata, spesso paludosa. Era un'enorme campagna che s'estendeva immediatamente oltre le mura Leonine della Santa Sede. Chilometri e chilometri di prati naturali e canneti, di vigne e orti, in un terreno paludoso, argilloso e fertile, costellato da casali agricoli e qualche fornace, soggetto a frequenti inondazioni del Tevere. Quest'ampia spianata ai piedi del "Clivus Cinnae" (la vetta più alta di Roma, sulla riva destra del fiume distante otto chilometri dai Fori Imperiali) era anticamente chiamata «prata falconis», ed era un'apprezzata zona di caccia e di "falconeria" un'antica tecnica venatoria che univa l'uomo al falco in una collaborazione predatoria basata sulla fiducia e non sulla sottomissione. I falchi nel cielo di «prata falconis» e della boscosa collina cacciavano indisturbati sui grandi spazi aperti, sul fiume e sui fitti boschi dell'altura. Questo tipo di caccia nell’antica Roma rivestiva un ruolo significativo nella società dell’epoca, rappresentando un simbolo di potere, prestigio e abilità. Non pochi patrizi dedicavano tempo e risorse considerevoli all’addestramento e alla gestione di questi uccelli rapaci. La caccia coi falchi era un’attività raffinata e prestigiosa, riservata principalmente alla classe aristocratica. Quest'arte venatoria continuò per secoli sulle pendici del colle che nel medioevo (prima di diventare Monte Mario) cambiò nome e divenne "Mons Gaudii" poichè i pellegrini giunti qui in cima dopo un lungo cammino, potevano finalmente ammirare dalla vetta dell'altura, la basilica di San Pietro e il panorama mozzafiato della città eterna.

La spianata sottostante a Monte Mario mantiene ancora oggi l'antico nome di "Prato Falcone". Nel medioevo sino a metà Ottocento, qui si continò a cacciare, e continuò anche la falconeria, che seguitò ad esser praticata prevalentemente da nobili romani. Questa pratica venatoria mantenne intatta nel tempo la sua aura di mistero e abilità tramandate dagli antichi, divenendo un vero e proprio status symbol, nonché un allenamento marziale e mezzo per mostrare il proprio potere.

Da secoli, il legame tra i rapaci, la storia di Roma e l’arte della falconeria è una possibile testimonianza vivente del rispetto e della connessione tra l’uomo e la natura. Lo fu qui nel palcoscenico degli scenari naturali del parco di Monte Mario e poi anche più su a nord nel parco di Veio, antichissima località a circa venti chilometri. A Prato Falcone nell'Ottocento cadde in disuso, ma in quell'area "etrusca" a settentrione continuò giungendo sino a noi, praticata oggi in particolar modo nel Parco Natura La Selvotta.

Non è semplice immaginare com'era nei tempi passati il paesaggio rurale della campagna romana della spianata alle pendici di Monte Mario, che oggi corrisponde alla zona Prati-Trionfale, attigua al vicino Vaticano (nel quartiere "Delle Vittorie"). Concepire con la fantasia le scene di caccia tra i campi paludosi ove oggi sorgono l'ex-mercato dei fiori, il tribunale di piazzale Clodio, le strutture della Rai in via Teulada e il Teatro delle Vittorie in via Col di Lana, le grandi caserme delle milizie, le piazze Bainsizza e Mazzini col suo lungo viale che dal Tevere porta al tribunale, lo splendido Foro Italico e i suoi famosi impianti sportivi compresi lo Stadio Olimpico e quello dei Marmi, eccetera, eccetera. È inconcepibile raffigurarsi le gesta di cacciatori a piedi e cavalieri con i loro cani da riporto. E soprattutto quelle dei falconieri con i loro uccelli rapaci.

Eppure in questa vasta zona di Roma fu proprio così. Proprio qui si estendeva un immenso territorio agreste silvo-pastorale che pullulava di animali selvatici e antichi casali che ospitavano i cacciatori per rifocillarsi, riposare e conservare le prede. Ed oggi lo testimonia ancora un edificio che dal quindicesimo secolo è ancora stoicamente in piedi, come pochi rimasti in quest'area poi trasformati in altro. Ebbene, come allora, al civico 60 della via Trionfale poco prima che la strada s'inerpichi verso Monte Mario, ancora si erge un antico palazzetto che ospita una trattoria di cucina romana verace. È un casale che fu della nobile famiglia Strozzi e ancora oggi mostra l’aspetto d'una volta, compreso lo stemma del casato che appare sulla facciata

LA NASCITA DEL "BORGHETTO PRATO FALCONE"

Questo agglomerato di edifici residenziali costruiti nei primi anni del ventennio fascista, adottando il sobrio stile architettonico di "città-giardino" tanto in voga allora, inizialmente fu pensato come centro residenziale per la media borghesia. Nacque in un perimetro ben definito, ancora oggi evidente rispetto al successivo sviluppo della zona, ove prima vi erano alcuni caseggiati e casali sparpagliati a macchia di leopardo lungo l'agro romano ai piedi di Monte Mario. Ma l’insediamento perse dopo pochi anni il piacevole carattere avanguardistico «city garden concept» sognato dalla contessa di Cortellazzo e Buccari. Anche gli edifici di Prato Falcone vennero assegnati a famiglie di sfollati provenienti dai palazzi demoliti nel centro di Roma a causa d'una precisa volontà politica e urbanistica del regime. E così questo borgo assunse una sua impercettibile e marcata identità popolare in una zona che velocemente e inesorabilmente andava a modificarsi, divenendo sempre più signorile e di pregio, perdendo definitivamente il suo aspetto rurale. Nacque il quartiere "Delle Vittorie" col suo elegante e prestigioso assetto urbanistico ricco di viali alberati, architettura eclettica-razionalista e importanti edifici istituzionali. Venne realizzato il il Foro Mussolini, (ribattezzato Foro Italico dal 1943) nei pressi dello splendido Tiro a segno della Farnesina costruito nel 1911 e demolito negli anni '30 per far posto al Palazzo del Littorio, oggi Ministero degli Esteri. Sulla riva opposta del fiume si sviluppò il quartiere Flaminio.

Nei primi quarant'anni anni dello scorso secolo (e nel dopoguerra) Roma s'espanse mostruosamente in tutte le direzioni. Ed ovviamente, anche in questa: nord-ovest e nord, sino a nord-est. In particolar modo, qui s'incuneò sino alle pendici di Monte Mario e si sviluppò estendendo la propria urbanizzazione dal Vaticano coprendo la vastissima pianura che s'affaccia sul Tevere al di sotto dell'altura che con i suoi centotrentanove metri d'altezza è il rilievo più imponente di Roma. Nacquero nuove vie, viali e piazze, che completarono e diedero un più moderno assetto urbano all'ultimo dei rioni, il ventiduesimo. Fu così che il piccolo borgo di Prato Falcone venne a trovarsi "complementare a tale sviluppo della città". Non fu più apprezzato come lo era in origine quando il suo progetto venne inserito, per volere della giovanissima Edda Mussolini, figlia prediletta del duce, nell'ambito delle città giardino. Ebbene, essendo "incidentalmente coinvolto" nel mezzo dell'ambizioso programma fascista d'espansione della capitale, questo cratteristico villaggio, con tutta probabilità, venne destinato alla demolizione in favore di un sontuoso raccordo monumentale tra l'area dello sport e i prestigiosi quartieri "Della Vittoria" e Flaminio.

Arrivò la guerra. Lo scoppio del conflitto causò la sospensione delle tante opere urbanistiche previste. Molte di esse non furono mai più riprese. Alcune lo furono, ma in maniera parziale e più contenuta rispetto al previsto. Il borghetto di Prato Falcone si salvò. Dopo la guerra il collegamento tra piazzale Maresciallo Giardino e il Foro Italico fu completato. Per fortuna il piccolo villaggio "fuori luogo" continuò a sopravvivere. Con la costruzione di nuove fognature, reti idriche, linee elettriche e telefoniche, fu necessario innalzare il livello stradale per coprire i nuovi sottoservizi. Il borgo si ritrovò ormai sotto il nuovo livello stradale, circondato dal Foro Italico, da Monte Mario, eppoi dalla vasta area informe del piazzale dedicato al maresciallo Giardino, eppoi anche dal lungotevere in origine intitolato al maresciallo Cadorna, oggi a Federico Fellini (venne dedicato al regista il 25 maggio 2020, in occasione del centenario della sua nascita, la targa ufficiale fu scoperta due anni dopo dal sindaco Roberto Gualtieri).

Sebbene la zona circostante sia da più d'un secolo "oggetto di piani di riqualificazione", questo borgo è stato più volte snobbato dalle istituzioni, probabilmente perchè le palazzine sono immobili privati. In ogni modo, dopo la guerra nel suo ambito fu istituita la strada "vicolo di Prato Falcone", senz'altro per incoraggiare gli abitanti a mantenere qualificato il loro "villaggio". Il professor Salvatore Rebecchini, sindaco di Roma della "grande espansione" volle loro concedere questo percorso a spese pubbliche.

Dodici anni dopo vennero nella capitale per la prima volta le Olimpiadi, era il 1960. Per quasi tre settimane l'attiguo Foro Italico divenne il centro del mondo, in particolare lo Stadio Olimpico ove si svolsero le cerimonie d'apertura e di chiusura. Ma lo furono anche le altre diverse strutture nell'area del foro ed anche quelle realizzate sulla riva di fronte nel cuore del quartiere Flaminio (ed anche nella lontana EUR). Ebbene, qui a Roma nord si svolsero dal 25 agosto sino all' 11 settembre del 1960 competizioni sportive che consolidarono tutto questo quadrante come "complesso sportivo monumentale". Il piccolo borgo apparve distaccato da tutto ciò, estraneo. Anzi, i suoi abitanti denunciarono che il loro caseggiato fu per tutto il periodo olimpico "asfissiato" da scritte e insegne per esser nascosto alla vista del mondo, come se fosse motivo d'imbarazzo. Insomma i romani di Prato Falcone vissero il prestigioso evento dei giochi olimpici quasi nella condizione di ospiti indesiderati.

Comunque il borghetto di Prato Falcone è sopravvissuto a tutte le proprie vicissitudini. Per non pochi anni in una condizione d'isolamento e semi-abbandono da parte delle autorità pubbliche. Qualsiasi intervento di ripristino è avvenuto prevalentemente a carico dei propri residenti, che non sono di certo mai stati di classe abbiente. Tutto ciò sin quando, dopo le dimissioni di Giulio Carlo Argan, divenne primo cittadino di Roma il quarantasettenne Luigi Petroselli, il grande sindaco viterbese ricordato da tutti i romani per l'impegno profuso per avvicinare culturalmente e fisicamente le periferie e le borgate al centro della città. Anche per questo borghetto, vent'anni dopo le olimpiadi di Roma, Petroselli deliberò lo stanziamento di cospicue risorse per finanziare gli interventi che ne migliorarono sensibilmente le condizioni. E così gli abitanti di Prato Falcone ebbero la possibilità di restaurare le proprie case, sistemare i cortili, i terrazzi, gli infissi delle finestre, le porte e i portoni. Questo piccolo villaggio divenne così un gioiello. Oggi accoglie circa cinquemila persone. Ogni tanto appaiono annunci di appartamenti in vendita o in affitto.

Certe isole se ne stanno zitte zitte incapsulate dentro la distrazione della città, racchiuse in un guscio che si guardano bene dal rompere. Oggi il traffico avvolge ciecamente questo paesetto antico e placido, lo circonda come in un assedio, prima e dopo le partite di calcio strombazzando per le vittorie della Roma o della Lazio, durante gli internazionali di tennis, di nuoto, nelle molteplici occasioni dei concerti allo Stadio Olimpico, eccetera. E comunque lo avvolge ciecamente nelle ore di punta di ogni santo giorno. Tuttavia dentro il borghetto di Prato Falcone i cani e bambini girano sereni per le stradine, senza paura d’essere investiti. Questa è una miracolosa isola sottostante il livello stradale che sa ancora di campagna, è un ettaro verde selvaggio dove l’occhio spazia e l’aria incredibilmente si purifica. Qui le facce della gente sembrano diverse da quelle degli altri romani, i sorrisi si aprono facilmente ed è possibile fare due chiacchiere come accade nei paesi dove le ore hanno un passo più lento.

PRATO FALCONE E "LA CITTà IN 15 MINUTI"

Il borghetto di Prato Falcone oggi rientra nel progetto «La città dei 15 minuti» uno straordinario concetto urbanoresidenziale in cui la maggior parte delle necessità quotidiane dei residenti può essere soddisfatta spostandosi direttamente dalle proprie abitazioni con mezzi di trasporto a propulsione esclusivamente muscolare, sostenibili e a impatto ambientale zero, ispirandosi alle esperienze maturate nella città di Parigi (poi riprese in Italia pure dal comune di Milano) in cui si prevede di riorganizzare anche gli spazi urbani della capitale in modo che la cittadinanza possa trovare in un arco temporale prossimo ai quindici minuti dalla propria abitazione, a piedi o in bicicletta, un ampio ventaglio di servizi e di strutture utili. L’ambito di programmazione si compone di circa quindici ettari e mezzo, per la maggior parte di proprietà pubblica. Insomma una grande e difficile sfida per migliorare il futuro di Roma. Scopri di più su questo progetto che, oltre a Prato Falcone acclude diverse altre zone di Roma.