C'ERA UNA VOLTA IL TEATRINO DOVE DEBUTTÒ VERDONE di Claudio Di Giampasquale
Nell'ultimo dei ventidue rioni storici di Roma, cioè Prati, in via Alberico II a pochi passi da Castel Sant'Angelo tra le vie eleganti e i palazzi borghesi, c'era una volta uno spazio che fece ridere e sognare intere generazioni: il «Teatro Alberichino» era molto piccolo, con un palchetto di fronte a meno d'una cinquantina di posti. Di sopra, annesso, vi era il poco più grande «Teatro Alberico» ma non più grande di tanto, circa un centinaio di poltrone. Un pezzo di storia della città eterna degli anni Settanta. Furono i luoghi dove Verdone fece i suoi primi passi sul palcoscenico e dove, s'esibirono tanti talenti, tra cui Roberto Benigni, Paolo Poli e sua sorella Lucia. Carlo qui, nella metà degli anni Settanta debuttò con un monologo in cui l'unico spettatore fu il critico Franco Cordelli. Nel 1977, mise in scena all'Alberico uno spettacolo che ebbe un discreto successo di pubblico, s'intitolava "Rimanga fra noi". Fu nello stesso periodo che tutta Italia lo conobbe sul varietà televisivo "No Stop". Negli anni Ottanta, due anni dopo che Verdone fece il suo debutto cinematografico come regista, sceneggiatore e attore nel film «Un sacco bello» l'Alberico venne trasformato dalla stessa Lucia Poli in ristorante (che portò lo stesso nome del teatro) mentre il sottostante teatrino chiuse i battenti. In tempi più recenti, ambedue i locali ospitarono il club musicale "The Place". Nell'epoca di oggi questo spazio è chiuso.
Nella serie televisiva "Vita da Carlo" ideata, diretta e interpretata dallo stesso Carlo Verdone, il grande artista del rione Regola raccontò di sua mamma: «Era la persona più buona del mondo, alla quale forse dovevo più di tutti nella vita. Se ne è andata via troppo giovane, aveva solo cinquantanove anni. La ritenni un’ingiustizia e persi anche la fede in quel periodo. Quando se ne andò per sempre stavo girando "Acqua e sapone", volevo e avevo bisogno che vedesse ancora altre cose che potevo fare nel lavoro, lei che mi spronò sempre. Era un angelo mia mamma e s'ammalò d’una brutta malattia neurologica, molto rara. Mi chiedevo perché proprio a lei, l’ultima persona al mondo che meritava quella tortura». Mario, suo papà fu un grande studioso, esperto e appassionato di cinema, intellettuale votato alla critica d'arte e dello spettacolo. Divenne docente universitario di "Storia e critica del film" nel 1965 ottenne la prima cattedra del genere istituita in Italia. Naturalmente fu lui a insegnargli tutti i segreti dello spettacolo e del cinema che lo portarono, grazie alla propria immensa bravura, a diventare un'icona del cinema italiano. Della sua infanzia raccontò in una sua biografia che da bambino capiva molto di cinema e sapeva che alcuni attori erano come divinità: «Nella casa in via dei Pettinari, per me furono tempi migliori in tutto. Vissi in un ambiente dove c’era un gran bel salotto intellettuale. Conobbi gente importante, sempre sorridente, nei magnifici dopocena rilassati dei miei genitori con i loro tanti amici, oltre a Fellini, c'erano grandi musicisti come Silvano Bussotti o Leonard Bernstein. Ero molto attratto da Alberto Sordi, ma ancora non lo conoscevo. Il mio primo incontro con lui, casuale, fu un giorno, al mare insieme a mia mamma, lo vidi. Mia madre mi diede una penna e un foglio che aveva nella borsetta e mi disse di farmi fare un autografo. Mi misi in fila educatamente, e finalmente mi trovai Sordi davanti. Gli dissi "Mi scusi signor Sordi , mi farebbe un autografo?". Sordi mi guardò per qualche istante e con finta cattiveria mi disse» «A te nun te lo faccio. Perché sei russo» «Io paonazzo gli risposi "veramente só dé Roma, e lui» «Nun ce credo, ci'hai la faccia da russo» «Scappai via per il disagio. Sordi urlò» «ma ndó vai? Vié qui... Scherzavo» «Ma ormai ero tornato sotto l'ombrellone. E di quel Sordi e del cinema avevo deciso che non me ne poteva importare un fico secco. E mi feci l'idea che gli attori erano una categoria di gente cretina e antipatica con i bambini. Anzi facevano pure paura».
Ecco qui di seguito un breve video tratto dal programma televisivo "Un sacco Verdone" del 1982 in cui il grande attore teatrale fiorentino Paolo Poli ricorda gli esordi di Carlo al teatro "Alberico" nel rione Prati, in un cordiale scambio di battute.







