L'ALBERGO DELLA CATENA AL CONFINE CON IL GHETTO di Claudio Di Giampasquale

Una catena segnava il confine tra l'antico rione Campitelli e il ghetto ove sorgeva un palazzetto medievale adibito a locanda a ridosso del tempio di Apollo Sosiano. L'antica trattoria con alloggio, sin da subito fu per questo denominata «Albergo della catena» a causa dello sbarramento dell'attigua stradina, oggi non più esistente, chiamata «vicolo della Catena di Pescheria», la quale conduceva al Portico d’Ottavia e alla chiesa di Sant’Angelo in Pescheria letteralmente incastonata (nel cuore del ghetto ebraico) all'interno delle strutture antiche del complesso ricostruto nel 27 avanti Cristo e dedicato dall'imperatore Augusto all'amata sorella Octavia Thurina Minor. .Anche se i romani continuano a chiamare ghetto, l'antico quartiere ebraico non c'è più, le mura che lo cingevano furono abbattute nel 1848. All’epoca gli sbarramenti venivano posti per evitare il passaggio di carri, ma soprattutto servivano a chiudere (ghettizzare la comunità che ci viveva) mediante grandi portoni e catene. Le porte venivano sbarrate e lucchettate ogni sera al tramonto. Il toponimo “di Pescheria” si riferiva invece all’allora adiacente mercato del pesce.

L'antico palazzetto che era adibito a locanda