IL RACCONTO DEL "CENSIMENTO" NELLA CITTA ETERNA di Claudio Di Giampasquale

I censimenti raccontano la trasformazione del Paese, descrivendone le caratteristiche area per area. Ha lo scopo di fornire un quadro aggiornato e continuo sulle caratteristiche demografiche, sociali ed economiche, i dati raccolti sono fondamentali per pianificare servizi pubblici (scuole, trasporti, eccetera), sviluppare politiche sociali, aggiornare le anagrafi comunali e definire la popolazione legale per usi amministrativi. Oggi il censimento non è più un'unica rilevazione periodica, grazie a tecnologie informatiche sempre più evolute i dati vengono rifiniti e completati in tempo reale incrociando le informazioni a livello censuario con le fonti amministrative e le rilevazioni campionarie. Inoltre, a supporto, l'Istituto Nazionale di Statistica (Istat) ha il compito istituzionale d'organizzare e gestire il "censimento permanente della popolazione e delle abitazioni con cadenza annuale" (non più decennale) integrando suddette fonti amministrative con rilevazioni campionarie. L'obiettivo è fornire un quadro costantemente aggiornato delle caratteristiche strutturali e socio-economiche del Paese, supportando le istituzioni nella pianificazione territoriale e le imprese con dati attendibili su famiglie e abitazioni. Non coinvolge tutti, ma ogni anno viene estratto un campione di circa duecentocinquantamila famiglie in più di duemila comuni. 

Il primo vero censimento della popolazione italiana risale al 1861, anno di nascita del Regno d’Italia. Nella notte tra il 31 dicembre del 1861 e l’1 gennaio del 1862, a nove mesi dall’Unità d’Italia, gli italiani provarono a contarsi e a tracciare la prima fotografia della popolazione, suddivisa per sesso, età e stato civile. Ma nella Roma d'una volta, cioè in quella monarchica, repubblicana e imperiale ed in particolar modo in quella dei papi prima della "breccia di Porta Pia" come si faceva il censimento?

Quinto quoque anno habendus eratcensus civium

Nell'antica Roma "Il censimento dei cittadini doveva esser tenuto ogni cinque anni" (titolo sopra). La consuetudine cadde puntualmente ogni "lustrum" sino alla caduta del 476 dopo Cristo anno in cui Odoacre depose l'ultimo imperatore d'occidente Romolo Augustolo, autoproclamandosi "rex gentium" (re delle popolazioni germaniche). La procedura del «census civium» fu istituita nove secoli prima dal re Servio Tullio sul Campo Marzio, mirava a censire i cittadini in base alla loro ricchezza per organizzare l'esercito e la tassazione. Era un metodo fondamentale svolto dai "censori" per registrare cittadini, famiglie e beni patrimoniali. I cittadini dovevano dichiarare sotto giuramento il proprio patrimonio, la famiglia e gli schiavi. La mancata registrazione o la falsa dichiarazione comportavano severe sanzioni, inclusa la riduzione in schiavitù o la perdita dei diritti politici.

Per nove secoli questo procedimento si svolse in rigorosa usanza «mos maiorum», i censori erano "magistraus speciales" investiti d'autorità pubblica, solitamente due, eletti per un mandato di diciotto mesi, responsabili dell'intera operazione. I capifamiglia si presentavano presso l'area dei «saepta Iulia» e fornivano i propri dati e quelli dei familiari inclusi nomi, età, proprietà, schiavi e beni compreso bestiame, denaro, eccetera. Non era solo un conteggio demografico, ma serviva a inquadrare i cittadini nelle classi di censo (per definire il ruolo militare e il tributo da pagare). Alla conclusione delle operazioni, i censori celebravano il caratteristico sacrificio rituale chiamato «lustrum» che prevedeva una solenne processione e il sacrificio di un maiale, un montone e un toro (detto "suovetaurilia") attorno all'assemblea del popolo radunato, consacrando il nuovo.

Il censimento delle parrocchie nella Roma dei papi

Fin dal Cinquecento la rilevazione della popolazione di Roma era incentrata e presa in carico dalle parrocchie, punti di riferimento vitali per la vita comunitaria, assistenziale e religiosa nei rioni. Lo definivano «stato delle anime» in quanto prassi principale di computo d'accertamento sociale durante l'epoca dello Stato Pontificio, atto a "censire" residenti e beni. I parroci redigevano i registri degli abitanti (appunto gli "status animarum") durante le visite pastorali, in particolare nel periodo pasquale, annotando nuclei familiari, età e indirizzi.  Questa modalità parrocchiale rimase attiva sin quando Roma fu annessa al Regno d'Italia. Le parrocchie subirono un drastico ridimensionamento del loro potere temporale e amministrativo. Lo Stato italiano laico impose riforme che secolarizzarono la società (i registri di nascita, matrimonio e morte passarono sotto il controllo dei comuni, togliendo alle parrocchie il monopolio dello stato civile) riducendo l'influenza del clero sull'istruzione, sui quattro registri civili fondamentali (nascita, matrimonio, morte e cittadinanza) e sui possedimenti. Ma vediamo più nel dettaglio l'atmosfera politica e sociale in cui era in vigore tale modalità, prendendo come riferimento i primi anni dell'Ottocento.