LA CISTERNA ROMANA SULLA COLOMBO di Claudio Di Giampasquale

Tornò alla luce nel 1940, scoperta durante i lavori di sbancamento per la realizzazione dell'allora via Imperiale o via del Mare (attuale via Cristoforo Colombo) nell'ambito del progetto concepito da Mussolini per collegare piazza Venezia al mar Tirreno passando per la "Terza Roma" (E42 ossia l'attuale EUR).  Durante gli scavi fu abbattuto un casale agricolo che ne nascondeva sotto gli scantinati i resti. Inizialmente, la struttura fu scambiata per un mausoleo, successive indagini archeologiche identificarono il complesso come una grande cisterna "circolare in opera reticolata" risalente all'inizio del secondo secolo.

Mura aureliane tra le porte Ardeatina e S.Sebastiano illustrate  da sir William Gell

Mura aureliane tra le porte Ardeatina e S.Sebastiano in una foto di fine Ottocento

Prima della costruzione della suddetta lunga via, l'area appena fuori Porta Ardeatina era una zona prevalentemente rurale con coltivazioni di frutta, fiori, orti e vigneti. Un enorme area beneficiata a primavera e in estate dalla dolce brezza del ponentino dal 'mare nostrum' caratterizzata dal paesaggio tipico dell'agro romano costellato d'antichi casali, fulcro della vita contadina romana. Abitati al primo piano e adibiti al piano terra a botteghe, cantine per il vino, stalle e granai. Erano abitazioni funzionali, rustiche e spesso condivise tra uomini e animali, progettate per la massima autosufficienza e l'economia mezzadrile. Costruiti in pietra, mattoni o materiale locale, presentavano una struttura rigida che rifletteva la severa gerarchia e povertà della vita agreste.

Schizzo del casale che si sovrapponeva alla cisterna. Fu abbattuto nel 1940

Pianta che rappresenta dall'alto la disposizione degli interni della Cisterna

Venerdi 20 settembre del diciottesimo anno dell'era fascista venne dato l’ultimo colpo di piccone per demolire il casale rustico d'un vignaiolo che si trovava su un rilievo ai margini del tracciato della prevista "via Imperiale",  più o meno all’altezza della borgata Garbatella nata per dar alloggio agli operai del porto fluviale e dell'E42. Sotto lo scantinato, mentre si sbancavano strati di terreno vennero individuati i resti d'un enorme rudere. A mano a mano che si rimuoveva l'umido terriccio tornò alla luce una struttura circolare edificata con l'antichissima tecnica edilizia «opus reticulatum» utilizzata dai romani tra il primo e il secondo secolo dopo Cristo per la costruzione di pareti. Uno stile che creava un motivo geometrico a rete e diagonale, caratterizzato da un rivestimento esterno in laterizi e pietra. Questo rudere presentava una grande abside a cortina con un pilastro nel mezzo.

il sottosuolo di roma un vero scrigno stratificato

Si procedette dapprima allo scavo dell’edificio minore e della sua sua abside, una costruzione circolare del diametro di oltre dieci metri. Quindi si proseguì con lo scavo dell’edificio maggiore in «opus reticulatum» che venne definito dagli archeologi d'allora “tempio rotondo”. Dopo la guerra, alla ripresa dei lavori di recupero e valorizzazione del rudere, la definizione di queste vestigia venne mutata in “sepolcro” quando venne alla luce un sarcofago di peperino e delle epigrafi funerarie frammentate.

Solo quando gli archeologi riuscirono a penetrare dentro l'antico edificio s'accorsero che si trattava d'un’enorme cisterna, in quanto il rivestimento interno era in «opus signinum» (cocciopesto) una malta idraulica utilizzata sin dai tempi dei fenici e perfezionata dai romani, composta da grassello di calce, sabbia e laterizi frantumati (tegole, mattoni, coppi). Consentiva grazie alle sue proprietà pozzolaniche un'elevata traspirabilità e resistenza all'umidità ed era impiegata appunto per rivestire cisterne, latrine, condutture, terme ed anche pavimenti messi in opera in particolari condizioni d'acquosità o costantemente immersi.

UN considerevole MONUMENTO IN MEZZO AL TRAFFICO DELLA COLOMBO

Una marea di romani ogni giorno transitano accanto a questo rudere. Pochi si chiedono cosa sia e che ci faccia lì sulla destra al bordo del controviale della via Cristoforo Colombo in direzione Eur, in mezzo a un parcheggio, circondato dai moderni palazzoni tra largo Angelo Fochetti e lo sbocco di via Padre Semeria sulla Colombo. Da qualche parte c'è scritto "cisterna romana del secondo secolo dopo Cristo". Ma i cittadini della capitale, spesso rimangono lì imbottigliati e incazzati nel traffico, probabilmente «lo guardeno ma nun lo vedono. Tutti li sánti ggiorni ci'hanno antro a cui pensá, pè chiédese dé più». Anestetizzati dalla routine in una condizione in cui la mente va in "pilota automatico", notando le cose ma senza elaborarle emotivamente. Quando non stressato e incazzato anch'io a causa del traffico, osservo questo rudere con interesse, mi suggerisce una disconnessione tra lo stress e le emozioni profonde della storia di questa città. Eppoi suscita in me tenerezza perchè è un antico «vestigium» lì da solo, poco fuori dalle mura aureliane, come abbandonato dai monumenti più blasonati poco lontani, lasciato isolato a poca distanza dalla Porta Ardeatina, separato "dal suo vero contesto", ignorato in mezzo a "palazzoni" della Roma moderna, circondato e soffocato da un traffico spesso pazzesco e automobili parcheggiate. Nel cuore di uno dei tanti tragitti fuori dal centro che suscitano senso d'alienazione, monotonia e degrado visivo. La cisterna è lì fiera di rappresentare il passato d'una città che molti secoli fa era «caput mundi».  Ma perchè una cisterna romana proprio lì a un paio di chilometri dalle Terme di Caracalla e dalla meravigliosa villa di Alberto Sordi? La mia innata curiosità e il desiderio di sapere di più m'hanno portato a documentarmi.

Durante l'impero romano si dava una grande importanza alla costruzione di depositi d'acqua, in varie zone della città ed anche "extra urbem" atte alla sua conservazione. Tra le varie cisterne identificate e rinvenute, quasi tutte a pianta quadrata o rettangolare, spicca proprio questa nostra sulla via Cristoforo Colombo. Sorgeva a ridosso di un'antichissimo sepolcreto che purtroppo non si salvò perchè si trovava in mezzo al tracciato previsto per la realizzazione della via Imperiale (Colombo). Molti reperti di questa piccola necropoli furono spediti all'Antiquarium Comunale del Celio vicino al Colosseo.

Secondo alcuni studiosi questa cisterna era legata alla floricoltura imperiale. Alta oltre sei metri con un diametro di circa diciassette, la parte interna si può raggiungere superando un dislivello. Otto pilastri scandiscono lo spazio in cerchi concentrici. Il primo tratto è formato da laterizi in cotto di quarantacinque centimetri, sul quale "bollo" anticamente impressovi s'è potuta datare l'età della la struttura tra gli ultimi anni del primo secolo dopo Cristo e l'inizio del secondo. Il primo ambiente alto oltre tre metri è munito d'una botola di cinque d'altezza. Il tutto era inondato da un'enorme quantità di acqua e la velocità del flusso era mitigata dai cordoli piazzati lungo il perimetro circolare interno della stuttura. Il monumento era anche dotato d'un canale munito di una saracinesca per permetterne la pulizia. La pianta circolare presenta due corridoi concentrici coperti di volte. Il primo deambulatorio più grande è formato da dieci ambienti disposti a raggi che comunicano con degli archi. Molti tratti della copertura sono spariti, ma si possono ancora notare le incrostazioni calcaree determinate dall'entrata delle acque piovane dai fori della volta. L'ambiente è molto imponente e ogni campata contiene il suo squarcio. Il nucleo centrale è formato da una canna di pozzo e la fossa ricavata sul pavimento è relativa alla costruzione del casale superione sotto il quale fu rinvenuta, in cui nel medioevo, nel piano terreno fu impiantato uno stabilimento di pigiatura dell'uva per il vino, la cui acqua era fornita dalla stessa cisterna alimentata da un acquedotto del quale non rimane più traccia. Il flusso entrava dal grosso foro in laterizio, il suo impeto era smorzato dalla bassa apertura della canna d'ingresso ed in seguito dalle pareti del primo ambiente e quando passava al secondo era ormai in frenata, i dieci ambienti che seguivano l'attenuavano completamente. Il lavoro di costruzione della cisterna circolare sulla Colombo, rappresenta una delle più pregiate realizzazioni dell'ingegneria idraulica imperiale romana. 

Quest'interessante rudere è attualmente chiuso al pubblico. Quando i lavori di restauro saranno ultimati  potrà essere visitabile su prenotazione, organizzata dalla Sovrintendenza Capitolina (ex ripartizione Antichità e Belle Arti: X AA.BB.AA).