LA LEGGENDA DELLA GATTA NEL RIONE PIGNA di Claudio Di Giampasquale
Nella parte meridionale del Campus Martius nella settima "regio augustea" situata nei pressi del Pantheon vi era un'area che ospitava imponenti costruzioni e templi tra cui le Terme di Agrippa, il Tempio di Iside e Serapide (Iseo Campense), la Porticus Minucia frumentaria, i Saepta Iulia e l'Area Sacra (oggi parzialmente visibile in largo di Torre Argentina). Questa zona nei secoli successivi prese il nome di «rione Pigna» in seguito al rinvenimento nel medioevo della gigantesca pigna in bronzo oggi custodita all'interno dei Musei Vaticani. L'imponente Iseo Campense, misurava duecentoquaranta metri di lunghezza e sessanta di larghezza, si ergeva maestoso in un ampio spazio che oggi grosso modo corrisponde alla collocazione della chiesa di Santo Stefano del Cacco. Dedicato principalmente alla dea Iside (ed anche al suo consorte Serapis) era strutturato in tre ampiezze che accoglievano i luoghi di culto dedicati ai due dei. Il complesso era celebre per la sue preziose decorazioni artistiche, obelischi in granito rosso, sfingi e tantissimo altro. Con la caduta di Roma e nell'era buia, gran parte delle ricchezze dell'Iseo vennero depredate e i materiali usati per successive costruzioni.
Nel corso dei successivi secoli ciò che rimase dell'area venne sepolto dal trascorrere del tempo. Non fu rinvenuto in un unico scavo, ma ciò che ne restava riemerse a pezzi tra il quindicesimo e il sedicesimo secolo. Tra questi ritrovamenti ci furono, l'obelisco che oggi troneggia al centro di Piazza Navona, l'obelisco di piazza della Minerva, quello di piazza del Pantheon, quello del monumento ai caduti della battaglia di Dogali e l’obelisco del giardino di Boboli a Firenze. Numerose statue e opere d’arte ritrovate sono oggi conservate nei musei capitolini, nel Museo Barracco, nei Musei Vaticani e persino al Louvre. Inoltre, ritornarono alla luce le statue monumentali dei fiumi Tevere e Nilo oggi esposte al Museo del Louvre e ai Musei Vaticani. Eppoi, dall'epoca rinascimentale in seguito una grande quantità d'antichi reperti più piccoli o frammentari, tra i quali la statua d'una piccola gatta, animale legatissimo alla propiziatoria dea Iside, creatura che gli antichi romani tennero in grande considerazione.
la statua oggi visibile sul cornicione di palazzo Grazioli
Nel Cinquecento, l'architetto Giacomo della Porta, allievo di Michelangelo e Vignola, dietro incarico della famiglia Hercolani, progettò e fece erigere nei pressi della
chiesa del "Santissimo Nome di Gesù"
un sontuoso palazzo. Nei secoli successivi, per volere delle famiglie che si susseguirono, questa sfarzosa residenza subì
numerose modifiche e restauri, ultimo dei quali, nel diciannovesimo secolo, fu quello voluto dal duca Pio Grazioli figlio d'un ricco banchiere un tipico rappresentante del "generone" della Roma
papalina, quel ricco ceto che garantiva la liquidità delle classi dominanti e la tutela degli approvvigionamenti alimentari, e proprio per ciò riusciva frequentemente ad integrarsi nella nobiltà storica della città eterna, per via di matrimoni.
Ebbene, al giorno d'oggi, girovagando per il rione, arrivati a via del Plebiscito, immettendosi nel vicolo lungo il perimetro destro di palazzo Grazioli (via della Gatta), al termine di esso (giunti nella piazzetta retrostante, piazza Grazioli) fermandosi all'angolo dell'edificio ed alzando lo sguardo in sù verso il primo cornicione, è visibile la singolare statua d'una gatta.
La tradizione romana la indica come femmina principalmente per alcuni racconti legati alla sua storia, piuttosto che per caratteristiche anatomiche reali della scultura. È lì dal 1874, quando fu collocata durante i lavori di restauro (diretti dall'architetto Antonio Sarti) dopo esser stata rinvenuta nella zona del suddetto Iseo Campense. Quest'antichissimo felino marmoreo a grandezza naturale stuzzicò non poco la fantasia popolare e diede origine a diverse suggestive leggende.
il legame tra i gatti e la "grande maga" venuta dal mare
Iside, la «grande maga», oltre ad essere la dea della magia, era anche quella della maternità, della fertilità e della rinascita. Possedeva poteri straordinari, usati per curare, proteggere i morti e garantire la rinascita dell'anima nell'aldilà. Il suo culto s'estese sia nel mondo greco e poi in quello romano come figura universale. Serapide invece era il dio del sole, della fertilità, dell'oltretomba, ed anch'esso della guarigione. Iside e Serapide erano una delle principali coppie divine nel mondo ellenistico-romano, promossa dai Tolomei come unione di cultura egizia e greca. Il loro culto fu introdotto a Roma nel primo secolo avanti Cristo da viaggiatori ed eminenti mercanti, non senza resistenze da parte dell'aristocrazia romana che mal vedeva una nuova dea seguita e potente come Iside. Il grande tempio subì una storia tormentata passando dalla distruzione per motivi politico-religiosi alla ricostruzione per ragioni di consenso popolare. Denominato "iseo campense" perchè era il principale di Campus Martius.
Con l'avvento e la diffusione della venerazione di Iside, anche a Roma i gatti vennero considerati animali sacri ed apotropaici in quanto simboleggianti la protezione domestica, la caccia alle forze maligne e la grazia divina. Rappresentarono due opposte nature, la prima dolce e protettiva come madre ed affettuoso come compagno/a; la seconda aggressiva come felino. Eppoi proteggevano la casa da serpenti, topi e soprattutto dagli spiriti maligni.
Durante le campagne di conquista i romani li portarono con sé contribuendo alla sua diffusione in tutta Europa. Tracce della presenza del gatto sono state rinvenute in tutte le regioni che fecero parte dell'impero. L'imperatore Ottaviano Augusto dedicò nel suo testamento intense parole alla sua gatta a pelo lungo e occhi gialli, definendola «familiaris senectutis nobilis et libera» (intima amica della vecchiaia nobile e indipendente).
l'eruzione del vulcano e il mistero dei gatti
Un particolare è interessante, i gatti pur essendo tra gli animali favoriti dalle ricche matrone romane, che ne possedevano spesso più d'uno, non sono stati ritrovati negli scavi di Pompei. Tutti ricordiamo il calco in gesso d'un povero cane sorpreso dall'eruzione del Vesuvio, ma di gatti nemmeno l'ombra. Eppure proprio nei rinvenimenti delle due città campane sepolte dalla lava vi sono mosaici che ne confermano la presenza. Ciò fa supporre che tutti i gatti di Pompei e di Ercolano, fiutarono il pericolo in anticipo mettendosi in salvo. Chi ha un minimo di conoscenza diretta delle eccezionali capacità di captare i segnali d'allarme di questi nostri amici a quattro zampe, può certamente ratificare come tale ipotesi possa esser del tutto realistica.
Il senato ordinò più volte la distruzione dei santuari "isiaci" all'interno del pomerium (il confine sacro di Roma). Il culto era considerato immorale o "esotico" rispetto alla tradizione romana. La demolizione più nota avvenne sotto l'imperatore Tiberio. L'imperatore, infuriato, fece abbattere il tempio e gettare la statua di Iside nel Tevere in seguito a uno scandalo che coinvolse l'onore di un'insigne matrona patrizia sedotta da Decio Mundus, un ricco esponente dell'ordine equestre, travestito da dio Anubi con la complicità dei sacerdoti di Iside. Inoltre ll princeps fece crocifiggere i sacerdoti, giustiziò la liberta complice e mandò in esilio Decio Mundus. Il culto della "grande maga" fu reintrodotto da Caligola e perdurò fino alla fine dell’impero.
alcune leggende su questa gatta di marmo
Ma perchè la statuetta della gatta fu messa proprio lì sul cornicione di Palazzo Grazioli? È rinomato che, da sempre, ai romani, piacciono le leggende e i miti, e così anche sulla felina di via della Gatta se ne sono raccontate più di una. Eccone due o tre tra le diverse. Partiamo con quella collegata alla passione del duca Pio Grazioli per gli oggetti antichi e l'arte.
Quando morì l'amata gatta di sua moglie Caterina Lante Della Rovere, per consolare la blasonata sposa (figlia del duca Giulio e della principessa Maria Colonna), Grazioli attraverso potenti conoscenze, riuscì ad acquistare, quest'antica statua felina, depositata e catalogata presso gli scantinati dei Musei Capitolini, come «statua di gatto sacro dedicato alla dea Iside Sothis, proveniente dai ritrovamenti rinascimentali degli scavi nell'Iseo Campense». Incaricò quindi l'amico architetto Antonio Sarti di farla collocare sul primo cornicione del suo palazzo, su una delle stradine laterali che costaggiavano la sua residenza affinchè Caterina affacciandosi dal suo appartamento al secondo piano potesse affacciarsi e vederla quando voleva.
L'ex baronato di Castel Porziano oggi Tenuta Presidenziale è una delle tre residenze ufficiali del Presidente della Repubblica Italiana, a circa 25 km dal centro di Roma
Vi è poi un'altra leggenda popolare che narra del ricchissimo banchiere lombardo Vincenzo Grazioli, duca di Santa Croce di Magliano, padre di Pio. Dopo aver acquistato la tenuta di Castelporziano dalla marchesa Ottavia Guadagni, vedova del barone Del Nero, Grazioli si stabilì a Roma. Gli acquisti della baronia vicina al litorale romano e del ducato di Santa Croce di Magliano aprirono al buon Vincenzo, figlio di contadini, l'accesso ai ranghi della nobiltà romana. Uomo di grandisima intelligenza ed intuito, si narra fosse diventato, per passione, un grande esperto di tesori antichi. Ebbene, il neo-nobile dopo accurati studi sull'antica Roma si convinse che sotto il rione Pigna nella zona corrispondente all'area sud dell'antico "Campus Martius" si celasse un grande tesoro composto da oro, gioielli e monili d'epoca tardo imperiale, mai rinvenuto. Ancora nascosto sotto i meravigliosi palazzi rinascimentali, tra via del Corso, via del Caravita, piazza Sant'Ignazio e il Collegio Romano. Questa narrazione si tramandò di padre in figlio e quando suo figlio Pio, grande amante di reperti archeologici, acquistò l'antico felino, lo fece posizionae in un angolo del palazzo, facendo volgere il suo sguardo in direzione del presunto tesoro.
Si narra poi a Roma, che questa gatta di marmo sia il simbolo della vicina colonia di gatti, che da secoli (prima ancora degli scavi) si trova all'interno dell'area sacra di largo di Torre Argentina, un sito archeologico situato diversi metri sotto il livello stradale moderno. Questo luogo è famoso per ospitare i resti di quattro templi e, soprattutto, la "Curia di Pompeo", il luogo preciso in cui Giulio Cesare fu assassinato nel 44 avanti Cristo. Ancora oggi è anche il rifugio per molti gatti randagi, protetti dal traffico cittadino e accuditi nel corso del tempo da persone di diverse generazioni tra cui le attrici Anna Magnani e Claudia Cardinale.
Infine, cè un'ulteriore variante popolare che racconta d'una bambina del rione che stava per cadere da un cornicione, quando una gatta miagolante avrebbe fatto accorrere in soccorso la madre, evitato la tragedia. E ce ne sono diverse altre, meno credibili, che raccontano la storia di questa gattina di marmo, Ma si sa, vere o di fantasia, la bellezza delle leggende popolari risiede nella loro capacità d'intrecciare storia, immaginazione e simbolismo, creando racconti che resistono al tempo e definiscono l'identità d'un luogo. In questo caso quella di via della Gatta in pieno centro della città eterna. Queste narrazioni, spesso tramandate oralmente, arricchiscono la gande bellezza di Roma con il mistero, trasformando siti storici in scenari magici.


















