IL GIORNO DELLA MEMORIA VISTO DAGLI OCCHI DEI BAMBINI DI OGGI di Claudio Di Giampasquale

Ecco la testimonianza del lavoro di bambini d'età intorno ai tredici anni dell'Istituto Comprensivo di Civitavecchia, città portuale che dista circa settanta chilometri dal ghetto ebraico di Roma. Le professoresse Moretti, Tofi, Barbera, Scalzini col prof. Gargiulli hanno organizzato nel 2022 un'importantissimo lavoro scolastico per imprimere nella coscienza dei loro alunni il "Giorno della Memoria" la ricorrenza internazionale che ogni anno si celebra il 27 gennaio per ricordare e onorare le vittime dell'Olocausto.

Il16 ottobre 1943 la città eterna fu ulteriormente offesa dall'assurda guerra voluta da Benito Mussolini, con l'agghiacciante episodio che venne definito "la Strage del Ghetto". Nell'oscurità che precedette l'alba di quel giorno si compì l'immane scempio umano del rastrellamento quando furono strappati dal sonno e portati via dalle loro loro case e dalla loro Roma duecentosette bambini, seicentottantanove donne e trecentosessantatre uomini. Gli autori di questa vigliaccata furono sí i nazisti tedeschi invasori, ma ci fu anche la collaborazione dell'italiana OVRA (Organizzazione Vigilanza e della Repressione dell'Antifascismo).

Ritornarono solo 16 di quelle povere anime, 15 uomini e una donna: Settimia Spizzichino, che morì 57 anni dopo la sua deportazione nell'inferno, quando a soli ventidue anni fu caricata su un treno e sbattuta ad Auschwitz. Di quei 207 angeli romani che nelle prime luci dell'alba di quel maledetto sabato di ottobre videro da dentro i cassoni di carico dei rumorosi carri militari Opel Blitz della Wehrmacht per l'ultima volta l'acqua del fiume Tevere scorrere vicino alle loro case, non ne ritornò nessuno. 

Guccini canta la storia terribile ed emblematica d'un anonimo bambino morto e bruciato nel campo di sterminio di Auschwitz. Questa meravigliosa poesia in musica è una storia-simbolo delle altre sei milioni di vittime dell'orrore e della follia e il genio modenese non si limitò alla condanna di quella guerra ma la allargò ad ogni guerra

Il progetto scolastico organizzato dalle ottime insegnanti civitavecchiesi, ha compreso oltre che un'ampia fase di racconti d'attestazioni, studio di testimonianze e opere letterarie e artistiche tra cui quella del testo della canzone "Auschwitz" di Guccini, anche una mostra di disegni con un titolo che prefige un impegno per tutte le prossime generazioni molto importante:

"SCOLPIAMOLO NEI NOSTRI CUORI PER NON DIMENTICARE"

«  La classe 3°C ha realizzato presso il plesso Manzi, per tutti gli alunni e i docenti della scuola, la piccola mostra sulla Shoah realizzata in occasione della Giornata della Memoria del 27 gennaio. Ogni anno in questo periodo, affrontiamo in classe questo importante argomento, ma quest’anno i nostri docenti, hanno pensato di trattare il tema in modo più ampio nell’ambito del percorso di Educazione Civica. Nelle scorse settimane, infatti, con la professoressa di Italiano Vania Tofi, abbiamo letto in classe il libro “Scolpitelo nel vostro cuore” scritto dalla senatrice Liliana Segre, sopravvissuta ai campi di sterminio, quindi abbiamo avviato delle riflessioni e rielaborato i contenuti del testo illustrando e descrivendo le scene secondo noi più significative. Alcuni di noi, inoltre, hanno approfondito altri argomenti, quali le parole della Shoah, il campo di concentramento di Auschwitz e infine documenti quali il Manifesto della razza e le leggi razziali del 1938 che hanno dato avvio alle persecuzioni degli ebrei anche in Italia. Con la professoressa di religione Maria Grazia Barbera, abbiamo invece approfondito le principali festività della tradizione ebraica e anche il concetto di memoria, mentre con la professoressa d’inglese Scalzini, abbiamo trattato la vita di Anna Frank in lingua. Infine con il professore di musica Claudio Gargiulli, nell’ambito del suo progetto di avvicinamento alla canzone d’autore, abbiamo analizzato il testo della canzone “La canzone del bambino nel vento Auschwitz” di Francesco Guccini e l’abbiamo eseguita in classe con diversi strumenti. I cartelloni sono rimasti esposti lungo il corridoio di via Garigliano il 27 gennaio, giorno in cui è avvenuta anche l’esecuzione del brano di Guccini “Auschwitz”, eseguito lungo i corridoi del plesso Manzi, sotto la direzione del prof. Gargiulli con gli alunni delle classi 3°C, 3°A,3°F e 2°C. Un momento emozionante e di grande partecipazione per tutti   »   [Prof.ssa Francesca Moretti]

Le pietre d’inciampo

Dette anche «stolpersteine» sono piccole pietre stradali ricoperte d'ottone lucente sulle quali sono incisi il nome, l’età, la data e il luogo di morte delle vittime. Le prime furono progettate nel 1995 dall'artista tedesco Gunter Demnig che le ideò, ma oggi si trovano in tutta Europa, installate sui selciati delle strade esattamente davanti alle rispettive abitazioni dove gli innocenti martiri furono vigliaccamente prelevati per esser deportate nei campi di sterminio.

È possibile vederle e soffermarsi per riflettere sul male che incombe in questo mondo. Ce ne sono in Germania, in Austria, in Ungheria, in Ucraina, in Cecoslovacchia, in Polonia, nei Paesi Bassi e in Italia ove se ne contano circa millecinquecento distribuite in oltre centocinquanta comuni, con Roma che ne conta quasi quattrocento installate tra i sanpietrini delle sue strade e vicoli.


settimia


Unica donna superstite al rastrellamento del ghetto romano Settimia Spizzichino dopo sei giorni di viaggio, nel campo Auschwitz-Birkenau subì la crudele specifica "selezione dei deportati da Roma" mentre la madre e la sorella Ada (a cui i mostri "le concessero" di tenere in braccio la sua bambina) furono subito messe nella fila destinate alla camera a gas. Settimia con la sorella Giuditta finì nella fila degli abili al lavoro e ricevette il numero 66210. Delle quarantasette donne rimaste dopo questa prima selezione, Settimia fu l'unica a tornare a casa e a queste compagne di prigionia ha poi dedicato il suo libro di memorie. Il 3 dicembre 2012 la sua città le ha dedicato il moderno cavalcaferrovia Ostiense. Nella foto in posa davanti al Tempio, in ordine da sx: Enrica, Ada (che tiene per mano la piccola Letizia), Gentile, Giuditta e Settimia.

Liliana



Nata a Milano il 10 settembre del 1930, Liliana Segre perse sua mamma Lucia quando non aveva compiuto ancora un anno. Suo papà Alberto sin da piccola fu il "suo eroe". Dopo l'intensificazione della persecuzione degli ebrei italiani, la nascose presso degli amici utilizzando documenti falsi. Liliana sino all'avvento delle leggi razziali per le quali fu espulsa dalla sua scuola, non aveva mai "messo a fuoco il problema" d'essere ebrea, perchè suo papà era ateo. A dicembre del 1943 Alberto Segre disperato provò a fuggire a Lugano, portando con sè sua figlia e due nipoti (Liliana aveva tredici anni, la si vede in una delle foto qui con un braccio posto dietro la schiena), furono però respinti dalle autorità svizzere. Il giorno dopo vennero arrestati a Selvetta di Viggiù in provincia di Varese e trasferiti nel carcere di San Vittore. Dopo quaranta giorni furono sbattuti insieme ad altri su dei camion militari e trasportati alla Stazione Centrale. Alberto prostrato dalla disperazione non si separò mai da sua figlia terrorizzata e a ogni spostamento le teneva stretta la mano cercando di infonderle coraggio assicurandole che presto quell'incubo sarebbe finito. Vennero caricati in uno squallido e sudicio vagone di un treno fermo al binario 21 che raggiunse Auschwitz dopo sette giorni di viaggio, dove fu subito separata da suo papà. Non lo rivide mai più. Seppe dopo la guerra che fu ucciso in una camera a gas il 27 aprile 1944. Liliana venne liberata il primo maggio del 1945 dai soldati russi dell'Armata Rossa. Era tra i 25 bambini italiani sopravvissuti su circa 800.

«Coltivare la memoria è ancora oggi un vaccino prezioso contro l'indifferenza e ci aiuta, in un mondo così pieno d'ingiustizie e di sofferenze, a ricordare che ciascuno di noi ha una coscienza e la può usare. Temo che vivrò abbastanza per vedere cose che pensavo la storia avesse definitivamente bocciato, invece erano solo sopite. Ho paura della perdita della democrazia, perché io so cos’è la "non democrazia"» [Liliana Segre]