LE ABITAZIONI ROMANE DI PIER PAOLO PASOLINI di Claudio Di Giampasquale

Roma fu la città che fornì a Pasolini l'ispirazione per la realizzazione delle sue opere più importanti. All'arrivo nella capitale nel 1950 aveva ventotto anni, vi si stabilì con sua mamma Susanna, una maestra elementare d'umili origini contadine.

Due profonde espressioni riflessive di Pier Paolo Pasolini, uno dei più grandi intellettuali del '900 . Al centro a sinistra sua mamma Susanna, a destra suo papà Carlo Alberto

Proveniente dal "nord cristiano" il poeta riteneva d'esser giunto nel "pagano centro-sud" un mondo i cui valori arcaici erano apparentemente ben distinti da quelli del suo nord industriale. Due anni prima era stato espulso dal Partito Comunista Italiano a causa d'un grave scandalo pubblico legato alla propria omosessualità, con le accuse formali di corruzione di minori e atti osceni in luogo pubblico. Il fatto risaliva a fine del settembre del 1949, durante una festa di paese a Ramuscello di Sesto al Reghena, in Friuli, Pier Paolo s'era appartato con alcuni ragazzetti. In seguito a una soffiata, i carabinieri intervennero e denunciarono l'accaduto, sebbene i genitori dei giovani non avessero sporto alcuna denuncia. La notizia finì sui giornali locali, trasformandosi subito in un caso politico e giudiziario. Il PCI temeva che la condotta di Pasolini potesse danneggiare l'immagine pubblica del partito e allontanare i voti del mondo cattolico e contadino. Senz'aspettare la fine del processo, la federazione locale di Udine decise la radiazione immediata con la pesante accusa di "indegnità morale". All'epoca il partito aveva una visione molto severa e borghese dei costumi sessuali, considerava l'omosessualità come un vizio tipico della "degenerazione borghese" estraneo alla sobrietà del militante operaio. In seguito a questi provvedimenti, Pasolini perse anche il suo lavoro come insegnante in una scuola di Valvasone. L'aria in paese divenne irrespirabile per lui, così a gennaio del 1950 partì per la capitale insieme a sua madre. Vissero temporaneamente in piazza Costaguti, nel ghetto ebraico, ospitati presso una stanza in affitto da un parente.

Pier Paolo a tre anni con sua mamma

Pier Paolo Pasolini a sei anni

Pasolini a 20 anni all'Università di Bologna

Pier Paolo con sua mamma Susanna

Il trasferimento dal ghetto a Ponte Mammolo

La vita di Pier Paolo cambiò in meglio quando un anno dopo, nell’estate del 1951, si trasferì con sua mamma in via Giovanni Tagliere al civico 3 nella popolare zona di Ponte Mammolo, sulle rive del fiume Aniene, nella periferia estrema nord-est della città. In quegli anni del dopoguerra, le borgate della capitale conservavano ancora qualcosa dell’atmosfera semirurale d'una volta, dove i migranti provenienti prevalentemente dal sud portavano con sé le proprie tradizioni e i propri dialetti. Tornò dall'Africa Carlo Alberto suo padre e marito di Susanna, proprio in occasione del trasferimento in periferia. Fu quello un periodo importante per il giovane professore bolognese inoccupato ormai da mesi, perchè grazie all'intercessione dell'amico Vittorio Clemente (ispettore scolastico e poeta dialettale abruzzese) nel dicembre dello stesso anno, con una certa apprensione, si propose come insegnante presso la scuola media “Francesco Petrarca” di Ciampino un paesino a circa venti chilometri da dove abitava. Il colloquio andò bene, finalmente Pasolini tornò ad avere un lavoro e un stipendio di venticinquemila lire al mese. Iniziò subito, poco prima delle feste natalizie. A quei tempi spostarsi ogni giorno, andata e ritorno, non era agevole, la zona di Ponte Mammolo era servita in modo rudimentale dai primi mezzi pubblici di collegamento con le frazioni esterne. Pier Paolo fece molti sacrifici per sfruttare al meglio la nuova opportunità professionale, ogni giorno s'alzava prestissimo e dopo aver consumato la colazione con i suoi genitori, si recava a piedi da via Giovanni Tagliere verso la fermata dell'autobus sulla via Tiburtina. Spesso arrivava in ritardo, perciò doveva "giocare d'anticipo". Giunto a piazza dei Cinquecento, scendeva per incamminarsi verso la stazione Termini ove prendeva il treno diretto a Ciampino lungo la linea per i Castelli Romani, Albano, Velletri. Sceso a Ciampino, sempre a piedi, si spostava dalla stazione ferroviaria verso il centro cittadino nell'area adiacente a via Col di Lana e via Due Giugno, raggiungendo in qualsiasi condizione metereologica, il più rapidamente possibile, via Principessa Pignatelli ove c'era la sua scuola, che sorgeva accanto al complesso bombardato e semidistrutto durante la guerra del Collegio del Sacro Cuore, in un bel villino a due piani, con un grande glicine e duemila metri di vigna tutt’intorno. Stesso tragitto al ritorno. Pier Paolo cercava di tornare a casa il più presto possibile per dedicarsi alla sua passione, la scrittura. Fu nella casa in via Giovanni Tagliere che il poeta scrisse il suo celebre romanzo «Ragazzi di vita» che poi pubblicò nel 1955. Inoltre, vi pose le basi per la raccolta di poesie «Le ceneri di Gramsci» e «Antologia della poesia dialettale del Novecento». Nonché vi redasse le prime stesure e riflessioni legate al mondo delle borgate e del sottoproletariato romano che avrebbero nutrito la sua produzione letteraria e artistica successiva. Mamma e figlio abitarono a Ponte Mammolo tra il 1951 e il 1954, lo stesso periodo in cui Pier Paolo insegnò a Ciampino.

Il prof. Pasolini e la sua scolaresca

Abitazione al piano terra (via G.Tagliere)

Lettera di Pasolini all'editore Garzanti

Pasolini col suo amico Vincenzo Cerami

quando pierpaolo si trasferì a Monteverde

L'esperienza d'insegnamento a Ciampino si concluse nell'anno scolastico 1954-1955, periodo in cui Pier Paolo fu anche sostituito in alcune assenze dal cugino Nico Naldini mentre pubblicava «Ragazzi di vita» l'opera che segnò la svolta nella sua esistenza. Un romanzo assolutamente innovativo, realista e coraggioso per l'epoca: correvano gli anni Cinquanta e in Italia era un periodo di rigido moralismo e forte controllo sociale, guidato dalla Chiesa cattolica e dalla Democrazia Cristiana, che perpetravano una forte censura sulla cultura e sullo spettacolo (verso la fine del decennio, l'arrivo della televisione e i primi soldi in tasca iniziarono a cambiar la testa degli italiani). «Ragazzi di vita» fu accusato di presentare una realtà troppo cruda, volgare e immorale. Pier Paolo usò non poco il romanesco (anche in altri successivi suoi romanzi) attirandosi forti critiche da parte del mondo intellettuale, politico, borghese e letterario. Fu "crocifisso" dai tantissimi benpensanti e bacchettoni. Subì numerosissime critiche negative dalla stampa sia di destra che di sinistra, fu escluso dai principali premi letterari come il Premio Strega e con l'editore Livio Garzanti vennero persino sottoposti a un vero e proprio processo penale per oscenità (nel 1956), dal quale sia l'autore che l'editore furono poi assolti. Questa prima opera letteraria però rese Pasolini incredibilmente famoso in tutt'Italia. Il suo libro non solo fu preda dei curiosi, ma andò a ruba soprattutto tra i giovani anticonformisti che rappresentavano la prima vera frattura generazionale del Paese, ed erano centinaia di migliaia, ragazzi intellettualizzati o bohèmian che frequentavano i poco pubblicizzati locali notturni sotterranei e le cantine, ispirati dalla filosofia esistenzialista francese di Sartre e Juliette Gréco. Questa forte popolarità aprì a Pasolini in breve tempo anche le porte di Cinecittà, di conseguenza del cinema e della notorietà, non solo nazionale. Una fama che lo portò a scrivere altri romanzi come «Una vita violenta» e a realizzare film famosi come «Accattone».

Nel frattempo la sua famiglia (Pier Paolo, Susanna la mamma e Carlo Alberto il papà) s'era trasferita in un quartiere decisamente più centrale, in cui il maestro ambientò alcune sue opere. Mi riferisco a Monteverde, un'ampio quadrante di Roma che era all'epoca in grande evoluzione urbanistica. Non lontano da Trastevere e dal Vaticano, alle spalle del colle Gianicolo, c'era una netta divisione tra il "vecchio nucleo di villini" e la crescita esponenziale del "quartiere nuovo" con alti palazzi densamente abitati, che stava vivendo una forte espansione edilizia e popolare caratterizzata da un tessuto urbano in bilico tra ampi spazi verdi e nuovi edifici al posto dei prati, ove via di Donna Olimpia era il cuore e il complesso ospedaliero del San Camillo il confine.

I Pasolini abitarono prima in via Fonteiana al civico 86 e poi al numero 45 di via Giacinto Carini, dove strinsero una grande amicizia con la famiglia Bertolucci. Ci abitarono dal 1954 al '63 e Pier Paolo pur non essendo romano, d'emblée seppe capirne e amarne l'anima, allora proletaria, forse più violenta dei decenni successivi, ma certamente più sincera perchè figlia d'una città eterna da poco liberata. Il poeta imparò con entusiasmo a conoscere il suo quartiere soprattutto vivendolo. Vi ambientò alcune delle sue pagine artistiche più belle, dedicate alla sua "stupenda e misera città", proprio lì tra Villa Pamphilj, la circonvallazione Gianicolense e via Fonteiana, dove gli operai, per lavoro, scendevano e risalivano da Marconi e San Paolo passando accanto ai maleodoranti depositi della "pourfina" che il poeta immortalò nel suo capolavoro «Una vita violenta». A fine 1958 se ne andò per sempre suo padre, per anni puntuale, sollecito e ombroso, segretario.

Pasolini nella sua casa in via Fonteiana

Con BertoluccI in una partita di calcio

Pier Paolo a Monteverde

Pier Paolo a Monteverde

L'abitazione all'eur dal 1963 fino alla tragica morte

Pier Paolo Pasolini ha realizzato una mole enorme e straordinaria di opere, spaziando instancabilmente tra poesia, narrativa, cinema, saggistica, teatro e pittura. Non c'è stato anno, dal debutto nel 1942 fino alla morte nel 1975, in cui non abbia pubblicato o prodotto qualcosa, lasciando un segno unico e profondo nella cultura italiana. Nel marzo 1963 acquistò una casa in via Eufrate al civico 9, all'EUR, dove si trasferì con sua madre nel mese di maggio. È stata l'ultima e più duratura abitazione romana dove visse fino alla tragica notte della sua morte, avvenuta domenica 2 novembre 1975 all'idroscalo di Ostia.

L'elegante appartamento di via Eufrate nei pressi della basilica dei Santi Pietro e Paolo era un rifugio intimo e protetto. Qui il regista e poeta lavorava, scriveva e riceveva amici e giornalisti, isolato dal caos rumoroso del centro di Roma.

Nello studio della sua casa all'EUR

Appartamento in via Eufrate 9 (2° piano)

Con la mamma nella casa all'EUR

L'elegante palazzina in via Eufrate 9

L'abitazione all'Eur fu un luogo d'approdo di tanti importantissimi artisti e intellettuali come Alberto Moravia, Giuseppe Ungaretti, Federico Fellini, Ennio Morricone, Sergio Leone e tanti altri. In luogo ritenuto all'apparenza "senz'anima" ma che in realtà contribuì attraverso il confronto artistico ad arricchire lo spirito di scrittori, poeti, creatori, intellettuali e studiosi.