LA BELLA REGOLANTE E IL MAGO AFFABULATORE di Claudio Di Giampasquale
Nel cuore di Trastevere c'è una piazza racchiusa tra via della Lungaretta e via del Moro che prende il nome dalla chiesa di Sant'Apollonia fatta costruire nel 1582 da Paluzza Pierleoni la quale volle trasformare il proprio palazzo di famiglia nel monastero che poi ospitò donna Margherita Luti ossia la celebre Fornarina di Raffaello e persino Lorenza Serafina Feliciani moglie del noto e misterioso Conte di Cagliostro. Sulla piazza ancora oggi s'affaccia la chiesa di Santa Margherita fondata nel 1288 per volere di papa Girolamo Masci (Niccolò IV). Nello stesso spazio sorgevano un tempo altre piccole chiese, oggi tutte scomparse.
Nel corso dell'Ottocento il monastero perse le sue originali funzioni religiose prima dell'espropriazione statale e della successiva demolizione nel 1888. Piazza di Santa Apollonia è situata nella parte quieta del rione "trans Tiberim", quella che ancora oggi resiste stoicamente al caos del traffico e al turismo di massa rivelando una dimensione quasi paesana e spirituale, specie nel primo pomeriggio quando le ombre si ritagliano uno spazio preciso, quasi geometrico sugli sbilenchi sanpietrini. Poi scende la notte e la tradizione romana vuole questo slargo trasteverino ululante alla luna, disperato com'è disperato il fantasma di Lorenza Serafina Feliciani la quale passerebbe «sine pace» accanto agli ignari visitatori notturni senza far alcun rumore, camminando lentamente per raggiungere la vicina isola sul fiume, per poi tornare lungo il suo tragitto disolvendosi nel nulla.
Il racconto di lorenza feliciani e Giuseppe Balsamo
Questa è la storia di Lorenza una bellissima romana nata a vicolo delle Grotte che s'innamorò giovanissima di Giuseppe Balsamo un avventuriero imbroglione palermitano. Nell'aprile del 1768 la bella e l'affabulatore s'unirono in matrimonio nella chiesa di San Salvatore in Campo nel cuore del rione Regola e subito dopo decisero di girare insieme in lungo e in largo l'Europa. Il loro legame fu insano, complesso e turbolento, segnato da opportunismo, dal fascino ma anche da tradimenti e accuse reciproche durante i loro peregrinaggi e guai con la giustizia. Lui s'inventò il titolo di conte di Cagliostro e si spacciò per un mago, alchimista e guaritore immortale capace di trasmutare i metalli e ringiovanire la pelle. Fondò un nuovo sistema massonico ed esoterico per impressionare e affascinare le corti e i nobili del tempo. Prima di cadere in disgrazia Giuseppe e Lorenza mescolarono ovunque andarono abilità istrioniche, alchimia e seduzione. Ecco il loro misterioso racconto.
Lorenza venne al mondo giovedi 8 aprile 1751, prima figlia di una umile coppia di regolanti, la massaia donna Pasqua Epifania Adami e Giuseppe Feliciani artigiano fonditore di bronzo e ottone. Subito si dimostrò sveglia, furba e ambiziosa, capiva le situazioni al volo e s'adattava agli stenti e ai cambiamenti senza esitare, tipo la nascita dei fratelli e delle sorelle minori. Visse nell’angusto vicolo delle Grotte tra piazza Farnese e Campo dé Fiori dove, come tutte le ragazze povere trascorreva le giornate in strada. Era una fanciulla bellissima, occhi azzurri, capelli dorati, lineamenti delicati, corpo esile e slanciato. Sin da fanciulla si vantò di questa sua straordinaria bellezza alla pari della propria ignoranza, non sapeva né leggere né scrivere, ma in compenso eccelleva nella scaltrezza votata alle conquiste venali. Col fascino reso provocante dalla baldanza unita alla grazia non le fu difficile attirare gli sguardi avidi degli uomini ai quali assai presto si concesse in cambio di denaro. E pare sia stato proprio in un postribolo dove esercitava il mestiere più antico, quando'era appena adolescente, che Lorenza conobbe il venticinquenne Giuseppe Balsamo, un istrionico siciliano che era al suo primo soggiorno a Roma. Aveva trovato alloggio vicino al Pantheon (sul prospetto della storica "Locanda del Sole" ancora oggi una targa ricorda che lì ebbe alloggio Cagliostro) ebbene quel giorno che conobbe Lorenza era stato appena scarcerato in seguito a una violenta rissa e la vista e le carezze di quella splendida fanciulla gli determinarono uno straordinario effetto catartico, al punto di volerla poi rivedere ogni giorno. Anche lei rimase colpita da quell'insolito uomo dalla strana parlata che trasformava parole come bella in bedda o cavallo in cavuaddu. Tra i due scoppiò il colpo di fulmine Lorenza divenne così in breve tempo l'anima gemella di Giuseppe. C'è da sempre a Roma un detto che dice «chi se somija se pia» e tra i due ciò fu assolutamente appropriato. Dopo una breve frequentazione i due giovani si sposarono col consenso dei genitori di lei. Come già detto sopra, il matrimonio fu celebrato nella chiesa di San Salvatore in Campo.
Ma chi fu realmente il conte di Cagliostro?
Giuseppe Balsamo fu un personaggio singolare e misterioso e di certo uomo di un'intelligenza straordinaria dotato d'una personalità affascinante e inquietante. Nacque il 2 giugno del 1743 nel cuore di Palermo in un vicolo del chiassoso quartiere storico dell’Albergheria, esattamente in via della Perciata al civico 4. Figlio di Felicita Bracconieri e Pietro Balsamo un venditore di stoffe, crebbe sulla strada e nulla delle sue umili origini avrebbe fatto presagire che sarebbe arrivato a frequentare le più importanti corti europee. Quando sua mamma rimase vedova e povera in canna venne accolto nell'istituto per orfani di San Rocco e poi al convento della misericordia di Caltagirone dove compì i primi studi. In entrambi i luoghi il giovane diede sfoggio della sua personalità eclettica. Fuggì più volte finchè venne espulso per dissolutezza, non senza prima carpire i segreti del farmacista del monastero rubando il suo antico "libro dei rimedi erboristici" che custodivano i più segreti poteri curativi delle piante ed altre ricette di pozioni curative, magiche e letali. Iniziò così la sua frenetica vita di giramondo finanziando i propri viaggi con i suoi rimedi di guaritore. Visitò Rodi, il Cairo e Alessandria d'Egitto. A ventitre anni entrò nell'ordine dei Cavalieri
di Malta dove fu considerato un capacissimo medico. A venticinque decise di stabilirsi a Roma, dove non tardò di mettere a frutto le proprie qualità d'imbonitore e, come precedentemente detto, fu qui che conobbe e sposò la giovanissima Lorenza Feliciani con la quale ebbe subito una fortissima sintonia emotiva e mentale, a volte i due comunicavano anche senza bisogno di parole. Insieme iniziarono diverse originali attività sotto i falsi nomi di principessa Serafina (che a detta di lui non era un titolo
che apparteneva a uno Stato reale ma un blasone
esoterico e onorifico utilizzato all'interno della
massoneria di rito Egizio).
Vendettero talismani e pozioni amorose ai pellegrini che arrivavano nella città santa, sostenendo che tali rimedi provenivano dal lontano Egitto. Lui era anche un bravo calligrafo e disegnatore e così si diede all'attività di falsificatore di documenti, diplomi, sigilli, e onorificenze fasulle anche nobiliari. Questi commerci e prestazioni truffaldine li fecero diventare benestanti e così Giuseppe e Lorenza iniziarono a viaggiare, lei sempre come principessa Serafina, lui col titolo di colonnello del Re di Prussia. A Bergamo che allora faceva parte della Serenissima Repubblica di Venezia Giuseppe venne smascherato e arrestato. Lorenza, molto apprezzata per la sua bellezza, per continuare a vivere agiatamente in assenza di suo marito, iniziò a prostituirsi a caro prezzo, senza biasimo del suo sposo. Come rilasciato, Balsamo fuggì insieme a sua moglie in Francia, prima a Aix-en-Provence, dove conobbero Giacomo Casanova, successivamente ad Antibes e poi a Barcellona, era il 1769 quando arrivarono nel capoluogo del Principato di Catalogna che già faceva parte del potente Regno di Spagna all'epoca di Carlo III di Borbone.
un vincolo matrimoniale tossico
Quando Lorenza decise a soli diciassette anni di lasciare la modesta abitazione di famiglia per seguire l'affascinante "principe azzurro" che le aveva rapito il cuore, suo padre e sua madre conquistati anche loro dalle capacità oratorie e narrative del giovane siciliano, non ci pensarono due volte a dare il loro consenso. Tuttavia qualche amico di famiglia che non s'era fatto impressionare dai sorrisoni, dalle chiacchiere a dall'affabilità di Giuseppe Balsamo cercò di metterla in guardia. Ma a diciassette anni si sa si è fatti apposta per seguire i sentimenti, la saggezza arriva dopo. Se arriva. Effettivamente subito dopo il matrimonio, la vita della giovane coppia divenne un luna park d'avventure, avventurieri, fregature date e prese, truffe d'ogni genere, prostituzione, discese ardite e risalite di prosperità e fame. E soprattutto viaggi, viaggi dappertutto, trasferendosi con le migliori intenzioni, poi trovavano "un pollo", qualcuno da raggirare, spennare. Se tutto filava liscio ne ricavavano di che vivere nell'agio per un pó. Invece se "il pollo" era più furbo di loro e si rivelava a sua volta un truffatore più scaltro della coppia, finiva in rissa o in carcere.
Lorenza amava suo marito, l'amava di un amore totale, anche se lo tradiva continuamente. Ma per loro l'amore era qualcosa di superiore alle avventure di una notte. Avventure che a volte venivano sollecitate dallo stesso Giuseppe e poi monetizzate. Lorenza per amore verso suo marito apriva il suo letto agli sconosciuti per vendere ciò che aveva di più desiderato dagli uomini che ne rimanevano sedotti. E lo faceva nella piena consapevolezza e approvazione di Giuseppe, mentre lui tesseva reti di relazioni, faceva amicizie importanti, leggeva libri sempre più astrusi e pieni di mistero. Presto sarebbe diventato il conte di Cagliosto l'anima nera del diciottesimo secolo. Accadde in Inghilterra nel 1766, incredibilmente Giuseppe e Lorenza (anzi la principesa Serafina Feliciani e regina di Saba) si ritrovarono ammessi nelle strettissime cerchie della massoneria britannica. Sembra assurdo che due umili cialtroni siano riusciti a tanto, ma è un dato di fatto che non pochi blasonati contemporanei diedero loro fiducia e così il conte di Cagliostro e la regina di Saba divenne la coppia "à la page" protagonista al centro del bel mondo europeo, invitatissima, ascoltatissima, rispettatissima. Il format era sempre quello, arrivavano e si stanziavano, facevano amicizia negli ambienti iniziatici, prosperavano stabilendo relazioni importanti catturando curiosità le attenzione di nobili annoiati che s'interessavano non poco al sapere segreto, nascosto o proibito, legato a pratiche esoteriche, occultismo o, in contesti ludici a giochi di ruolo e specifiche abilità d'analisi dei mostri più temuti, conoscenze delle quali il conte di Cagliostro si professava grande esperto. Lorenza e Giuseppe furono troppo simili nella smania di protagonismo e d'avventura per non tradirsi vicendevolmente, i tradimenti di lei avvenivano quasi sempre in accordo col suo sposo per scopi pecuniari e determinarono tante vicende lussuriose e spregiudicate, tra le qual spiccano la truffa perpetrata, nel 1771 a Londra, a un quacchero che, indotto dal Balsamo ad amoreggiare con Lorenza, fu fatto sorprendere durante l’amplesso e costretto a versare al palermitano una considerevole somma per evitare lo scandalo. O l’incarico che il ricco sir Edward Hales, circuito dalla splendida Lorenza, diede al Balsamo di affrescargli il castello, con esiti disastrosi, sia per le maldestre pennellate, sia perché il siciliano ne approfittò per sedurgli la figlia. E non mancarono in ambienti anche altolocati “mènage à trois”. Naturalmente poi di solito la sorte s'accaniva, qualcosa andava storto e l'avventura finiva in fretta e furia: la coppia fuggiva o veniva trascinata davanti a un giudice. Fu sempre così, dopo la Spagna e l'Inghilterra, avvenne in Olanda, come a Bordeaux, come a Parigi e via via in numerose altre corti e salotti bene del continente. Il ménage familiare della coppia subì gli alti e bassi che ogni coppia di lunga data normalmente vive, ma per Lorenza Feliciani e Giuseppe Balsamo "la norma" era qualcosa di gigantesco rispetto a qualsiasi altro duo. Normalmente durante i periodi di crisi Lorenza s'innamorava di un'altro e lasciava suo marito, e lui normalmente la faceva incarcerare per "abbandono del tetto coniugale" (reato che nel diciottesimo secolo veniva punito in modo diffuso in tutti gli Stati europei con una severità applicata quasi esclusivamente alle donne). Poi ritornavano insieme come se nulla fosse accaduto. Solidali e coesi nelle loro pratiche truffaldine e nella missione di riportare la magia egiziana nel mondo, nonché molto oro nelle loro tasche.
Nel novembre del 1784, Cagliostro e la contessa Serafina regina di Saba giunsero a Lione centro francese in cui particolarmente viva e potente era la massoneria. Fu in questa città che le idee di Giuseppe Balsamo partirono al galoppo, fondò la "libera loggia di rito egizio" di cui divenne "gran cofto" e affinchè anche sua moglie potesse ottenere i propri spazi, istituì una speciale sezione femminile che battezzò col nome "loggia di Iside" di cui Lorenza divenne "gran maestra", quest'innovativa corporazione rosa fu anche chiamata “Saggezza trionfante” il cui rito si propose la rigenerazione morale, la purificazione dalle colpe, il ritorno all’innocenza e, ciò che più colpiva, il perpetuarsi della giovinezza fisica. Fu questo il momento in cui Cagliostro raggiunse il grado più alto d'affermazione e notorietà. Che, però, di lì a poco, per una serie di avvenimenti avversi, cominciarono a scemare. Purtroppo le funzioni, i riti e i titoli altisonanti non impedirono l'inizio della fine della storia della regina di Saba e del conte di Cagliostro. La coppia dopo esser stata sotto processo per furto a Parigi, si separò sul serio e per la prima volta dal giorno del matrimonio nella città eterna, iniziarono a vivere separatamente in diverse località. Solo allora lei trovò la forza di denunciarlo per maltrattamenti, pentendosi subito dopo. Provarono a tornare insieme, ma Lorenza s'era stancata, voleva tornare nella sua amata Roma. Lui l'accontentò, e così senza soldi si trasferirono nella città dei papi dove s'erano conosciuti. Quand'era partita Lorenza era soltanto una meravigliosa ragazzina ignorante con gli occhi da strega, ora era una dea. Una dea stufa di nobili adoranti e delle chiacchiere del marito.
Il 1789 fu l'inizio della fine, la bella regolante ora aveva trentanove anni ed era divenuta così esausta al punto che violò nel modo peggiore il patto di quell'amore tossico, inossidabile e scellerato che la univa al palermitano. Tentò d'uccidere Giuseppe, che si salvò per miracolo da una scalinata sapientemente insaponata affichè si rompesse l'osso del collo scendendo. Infine a settembre dello stesso anno, puntuale arrivò un'ulteriore denuncia, e stavolta erano nello Stato della Chiesa dove le attività esoteriche del conte di Cagliostro erano condannate fermamente in quanto considerate incompatibili con la fede cristiana. Grazie alla complicità del parroco di San Salvatore in Lauro, la patata bollente passò al Sant'Uffizio. Poi lei, come da copione, si pentì, stavolta però l'aveva fatta grossa, l'Inquisizione non tollerò il caso del conte di Cagliostro e il procedimento andò avanti. Il processo durò un anno e mezzo, Giuseppe Balsamo dovette subire ben quarantatre interrogazioni, e alla fine fu condannato reo d'esser eretico, mago e libero muratore. La sentenza emessa fu all’origine la più crudele: morte al rogo. Ma papa Giannangelo Braschi (Pio VI) volle commutarla nel carcere a vita nella fortezza di San Leo luogo di detenzione di massima sicurezza a circa trecento chilometri da Roma e dalla sua Lorenza, arroccata sulla cima d'un imponente sperone roccioso sulla Valmarecchia in Romagna. Invece conobbero il rogo in piazza della Minerva tutti i libri, gli incartamenti, gli emblemi massonici appartenenti al millantatore palermitano. Passarono quattro anni di durissima prigionia, Giuseppe Balsamo si spense mercoledi 26 agosto del 1795, aveva cinquantadue anni. Fu seppellito da eretico senza cassa in un luogo sconsacrato. Nell’atto di morte, redatto da un prelato del castello di San Leo, fu espressa pietà cristiana e commiserazione umana: ‹‹Infelix natus est, infelicior vixit, mortuus est infelix››.
la fine di lorenza feliciani
Lorenza Feliciani venne assolta perché la sua testimonianza fu ritenuta determinante per la condanna di Cagliostro. Tuttavia rimase per quindici anni nel convento di Sant’Apollonia in Trastevere gestito dalle suore Terziarie Francescane. Poi, dal 1806, fece la portinaia del Collegio Germanico di piazza Sant’Apollinare, dimenticata e abbandonata da tutti al suo destino. Fu stroncata da infarto venerdi 11 maggio 1810 all'età di sessantasette anni. Fu sepolta in Sant'Apollinare il 13 maggio con il “rito dei poveri” una sepoltura di carità, riservata agli indigenti o a chi moriva in assoluta miseria. Leggenda narra che il fato beffardo accomunò Lorenza e Giuseppe anche nella morte. Come il marito, la sua anima travagliata vaga nell’oscurità ogni notte.












