IL MERCOLEDI DELLE CENERI ROMANO di Claudio Di Giampasquale

Scatta alla mezzanotte del martedi grasso e segna l'inizio della "quaresima" il periodo di conversione, penitenza, preghiera e digiuno. Questo giorno è da secoli contrassegnato nelle chiese cattoliche dal rito dell'imposizione della cenere sul capo oppure sulla fronte, ottenuta "bruciando gli ulivi della domenica delle palme della Pasqua precedente". Simboleggia la fragilità umana, la conversione e la necessità della misericordia divina. Dopo gli sfarzi del carnevale, la quaresima ricorda i quaranta giorni che Gesù trascorse nel deserto, episodio narrato nei vangeli. Il termine deriva dal latino «quadragesima», inizia il "mercoledì delle ceneri" e termina il "giovedì santo" fungendo da percorso di conversione e penitenza per rinnovare la fede e prepararsi consapevolmente alla resurrezione di Cristo. È un tempo per liberarsi dal superfluo e concentrarsi con maggiore intensità su Dio (preghiera). La quaresima inoltre richiama ad astenersi il più possibile non solo dal cibo, ma anche da abitudini superflue (penitenza). Eppoi a maggior attenzione verso i più bisognosi (carità). Il colore liturgico che la simboleggia è il viola.

la tradizione romana delle stazioni quaresimali

Nella città eterna il mercoledi delle ceneri è caratterizzato dall'antichissima "processione penitenziale delle stazioni" del pontefice che parte dalla chiesa benedettina di Sant'Anselmo e si snoda verso la Basilica di Santa Sabina, ove il Santo Padre presiede la messa con l'imposizione delle ceneri. La tradizione romana delle "Stazioni Quaresimali" risale al quarto secolo, ma fu consolidata nel sesto da Papa Gregorio Magno per celebrare l'inizio del digiuno, simboleggiando il cammino del popolo di Dio verso la Pasqua. La celebrazione solitamente inizia nel pomeriggio con una "statio" (una breve preghiera) nella chiesa dell'eminente santo aostano, poi la processione penitenziale a cui partecipano cardinali, monaci benedettini, frati domenicani e fedeli, raggiunge la vicina Basilica di Santa Sabina sul «mons Aventinus» cantando litanie. Nell'antichissima basilica dedicata alla martire patrizia romana il papa presiede la messa e impone le ceneri sul capo dei cardinali, dei religiosi e dei fedeli, pronunciando le parole del vangelo secondo San Marco: «Impletum est tempus, et appropinquavit regnum Dei; paenitemini et credite evangelio» (Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al Vangelo)  oppure la famosissima frase biblica scritta nella Genesi:«Memento, homo, quia pulvis es, et in pulverem reverteris» (Ricordati, uomo, che polvere sei e in polvere ritornerai).

le origini e la suggestiva reiterazione del numero 40

C'era una volta un'antichissima celebrazione che affondava le sue radici nella città dei cesari; era un pratica della penitenza pubblica. Fu adottata dalla Roma dei papi nei confronti di coloro che avevano commesso peccati gravi. Essi venivano segnati con la cenere e iniziavano un cammino di purificazione, che si sarebbe concluso con l’assoluzione nella mattina del "giovedì santo". Con il tempo, questo rito s'è esteso a tutta la comunità cristiana nel mondo, diventando un momento simbolico di conversione e riflessione per tutti i fedeli. Prese il nome di "quaresima" come sopra già detto a derivazione della locuzione latina «quadragesĭma» che significa "quarantesimo (giorno). Il numero quaranta è una cifra simbolica che ricorre di frequente nella Bibbia. Dopo il battesimo di Gesù sono quaranta i giorni che egli trascorse nel deserto prima d'iniziare la predicazione. Così come sono quaranta i giorni di digiuno e di tentazioni. Inoltre, nell’Antico Testamento il "diluvio universale" durò per quaranta giorni e quaranta notti e Mosè trascorse quaranta giorni sul monte Sinai. Ma non è tutto, ci sono i quaranta giorni di cammino del Profeta Elia per arrivare al monte Oreb. Eppoi i quaranta giorni concessi da Dio a Ninive per convertirsi dopo la predicazione di Giona. Sono quaranta gli anni che il popolo d'Israele impiega peregrinando nel deserto prima d'arrivare alla Terra Promessa. 

La tradizione di ricevere le ceneri, ha anche altre antichissime radici: c’era infatti un’antica usanza ebraica in cui come atto di penitenza ci si vestiva con un saio e ci si ricopriva con della cenere. La Bibbia non descrive esplicitamente questo primo giorno di Quaresima, ma nell’Antico Testamento si trovano molti esempi che illustrano tale atto di pentimento, come possiamo trovare nel verso di Giobbe 16:15: «Ho cucito il sacco sulla mia pelle e ho deposto la mia forza nella cenere».

Il Mercoledì delle Ceneri comunque non è una "festa cattolica di precetto" ossia un giorno festivo, oltre alla domenica, in cui i fedeli hanno (anzi avrebbero) l'obbligo di partecipare alla Santa Messa e d'astenersi da lavori non necessari, dedicandosi al culto divino e al riposo. Tuttavia nella città eterna è molto sentita, la maggior parte delle parrocchie romane offre la messa e in non poche di esse è possibile ricevere le ceneri anche senza parteciparvi. In queste messe s'omette il Gloria, non si canta nemmeno l'Alleluia. La "liturgia della parola" è sostituito da un'acclamazione di lode a Cristo. La "liturgia delle ore" s'omette. Le memorie dei Santi non vengono celebrate. Non si possono usare i fiori per ornare l'altare. L'organo e gli altri strumenti musicali possono essere utilizzati esclusivamente per accompagnare i canti.

Infine, ricordo con tristezza il mercoledi delle ceneri del 5 marzo 2025 in cui il Santo Padre fu costretto dalla malattia a non poter presenziare ricoverato al Policlinico Gemelli gravemente ammalato e sofferente, tuttavia lucido. Volle e riuscì a scrivere la toccante omelia che lesse il suo sostitito cardinale Angelo De Donatis durante la celebrazione. Quarantasette giorni dopo, lo straordinario papa argentino ci lasciò per sempre. Il destino scelse proprio il «Dies Romana» giorno in cui fu fondata Roma.