MORIONDO & GARIGLIO, L'ANTICA CIOCCOLATERIA REALE di Claudio Di Giampasquale
Lunedi 2 luglio 1871 a seguito della Breccia di Porta Pia, il re d'Italia Vittorio Emanuele II entrò ufficialmente a Roma, stabilendo la propria residenza al Palazzo del Quirinale. La sua famiglia ufficiale era composta dai cinque figli nati dal matrimonio con la regina Maria Adelaide d'Asburgo-Lorena (deceduta sedici anni prima a causa d'una terribile gastroenterite): Umberto il principe ereditario futuro Re d'Italia già sposato da quattro anni con Margherita di Savoia, con al loro seguito il piccolo figliolo Vittorio Emanuele erede al trono (diventerà Re il 29 luglio del 1900 dopo l'assassinio di suo padre). Eppoi Amedeo duca d'Aosta, la principessa Maria Clotilde, la principessa Maria Pia con suo marito Luigi I di Braganza e il piccolo Oddone duca di Monferrato purtroppo affetto da gravissimi problemi di salute (morirà l'anno successivo). A questi s'aggiungeva la seconda famiglia di Vittorio Emanuele II, non riconosciuta dinasticamente ma a lui molto cara, composta da Rosa Vercellana, detta la "Bela Rosin" che il sovrano sposò con matrimonio morganatico nel 1869, e dalla quale ebbe due figli legittimati: Vittoria Guerrieri e Emanuele Alberto Guerrieri conte di Mirafiori. Ebbene, le passioni dell'ampia famiglia reale spaziavano ben oltre la politica e la diplomazia.
Tra gli interessi più celebri del casato vi erano la numismatica, la caccia, il collezionismo d'arte, una spiccata predilezione per le innovazioni tecnologiche e scientifiche, ma soprattutto una marcata passione per la buona cucina e per l'arte della cioccolateria.
Quando nel 1878 il principe Umberto divenne Re, la sua consorte Margherita volle far trasferire anche nella nuova capitale la sua cioccolateria preferita, nata per volere dei due cugini, maestri cioccolatieri, Agostino Moriondo e Francesco Gariglio. La ditta aveva aperto i battenti poco più d'una decina di anni prima a piazza San Carlo, salotto del centro storico di Torino e subito dopo in via degli Artisti nel cuore del borgo della Vanchiglia cuore bohémien del città sabauda, a pochi passi dalla Mole Antonelliana.
i Savoia e la passione per l'arte del cioccolato
La Famiglia Reale dei Savoia fu la principale artefice e consumatrice della "civiltà del cioccolato" a Torino. A partire dal Cinquecento con Emanuele Filiberto, passando per le "Madame Reali" nel Seicento, fino ad arrivare a metà Ottocento, periodo in cui i reali finanziavano i "cioccolatieri di Sua Maestà" la corte sabauda guidò l'evoluzione di questa passione. La mitica bevanda "Bicerin" divenne rito di corte: il cioccolato veniva servito liquido e denso durante la celebre "merenda reale" un appuntamento di gran moda nei salotti aristocratici. Maestri cioccolatieri torinesi producevano dolcezze destinate esclusivamente alla Casa Reale, fregiandosi dello stemma sabaudo. La nascita dell'industria avvenne attorno al 1850 e vide la luce del primo Gianduiotto.












