LA NEVICATA DEL 1956 di Claudio Di Giampasquale (documentario di Oscar Ducros)

Nel mese di febbraio del 1956 una tempesta di neve e di gelo polare s'abbattè su tutta la penisola. L'Italia era ancora alle prese con le piaghe della guerra e alla vigilia del grande boom economico. Roma non fu risparmiata, nel solo giorno del 12 si registrò una nevicata di quasi quindici centimetri.
In quegli anni mancavano impianti di riscaldamento efficienti come oggi e non c'erano infissi delle finestre come quelli odierni. Inoltre la televisione in casa era per pochi, la maggior parte delle persone apprendeva le notizie sui quotidiani.

La situazione precipitò tra "i giorni della merla" e quello della "Candelora", tanto che quel febbraio viene descritto, tutt’oggi, come uno dei più freddi della storia, oltre che nell'eccezionalità anche per la quantità di neve caduta ovunque, la persistenza e la vastità della diffusione del gelo. In tutta la penisola si registrarono solo in questo terribile mese ben 69.739 decessi.

Nella Città Eterna stretta nella morsa del freddo, le borgate e le zone del suburbio, risentirono dei maggiori disagi. I mezzi pubblici di trasporto si bloccarono e le periferie rimasero isolate. Quasi nessuno potè recarsi al lavoro. Il gelo fermò tutti i cantieri. Roma quel febbraio fu imbiancata dalle copiose nevicate di giovedi 2, di giovedi 9, di domenica 12 di sabato 18 e domenica 19. Le temperature persistettero sotto lo zero per diversi giorni e il ghiaccio rimase nelle strade per tutto il mese sciogliendosi solo i primi di giorni di marzo. L'evento fu ricordato anche in alcune canzoni, tra cui "La nevicata del '56" interpretata dalla meravigliosa voce di Mia Martini al Festival di Sanremo 1990. Il brano fu scritto dall'immenso Franco Califano per il testo, e dai compositori Carla Vistarini, Luigi Lopez e Fabio Massimo Cantini per la musica. Er califfo usò come pretesto la straordinaria e storica nevicata che colpì Roma e gran parte d'Italia per raccontare con nostalgia i ricordi per l'incanto di quel giorno attraverso gli occhi di una bambina. Il pezzo poi s'estende parlando del tempo che passa e della malinconia per un amore perduto, rappresentando la perdita dell'innocenza e il bisogno umano di aggrapparsi ai ricordi e al calore degli affetti per non smarrire la propria identità. La neve che copre e "ripulisce" la città eterna funge da metafora per un momento di sospensione dal caos della vita quotidiana, un silenzio che invita a riflettere su ciò che conta davvero.