VILLA CELIMONTANA E IL PALAZZETTO MATTEI  di Claudio Di Giampasquale

Il termine Celimontana significa «quod in Caelio monte est» (ossia 'che si trova sul colle Celio'). Questa parola che dà il nome al meraviglioso parco storico voluto dal marchese Ciriaco Mattei (di undici ettari), unisce il nome del colle romano Celio (Caelius in latino) con l'aggettivo montanus (del monte o del colle), indicando una posizione geografica elevata in quell'area di Roma.

Un vecchio e sbiadito scatto del 1865 da Villa Celimontana, in alto a sinistra svetta il Palazzetto Mattei, Roma era ancora la capitale dello Stato Pontificio

Tra i viali dell'antichissimo «mons querquetulanus» dove il tempo rallenta il passo, questo complesso custodisce il fruscio di antiche memorie e il silenzio d'una Roma recondita. Qui sorge un casino di delizia rinascimentale progettato da Jacopo Del Duca, allievo di Michelangelo che custodisce opere d'arte della nobile famiglia Mattei. È un gioiello rinascimentale immerso nel verde del colle Celio che fu immortalato nei diari di viaggio, nelle memorie storiche e nei versi che celebrano l'idillio nascosto dei giardini storici della città eterna. Custodisce un "pavimento musivo" (decorato con mosaici) risalente al terzo secolo dopo Cristo.

Palazzetto Mattei è una splendida villa oggi sede della Società Geografica Italiana. L'edificio sorge all’interno del parco e dal 1926, ospita la Società Geografica Italiana, fondata a Firenze nel 1867. Fu realizzato per volere del ricchissimo marchese Ciriaco Mattei nobile banchiere e collezionista d'arte, che nel 1580, decise la costruzione dell’edificio arricchendolo con la sua splendida collezione d'opere d'arte di famiglia. Eppoi, da uomo di buon gusto impartì una sistemazione dell'enorme tenuta agricola con l'obiettivo di trasformarla in quel parco che poi divenne noto come Villa Celimontana.

lo stupendo parco, GIOIELLO DEL COLLE celio

Si trova esattamente sulla sommità occidentale del "mons Caelius" ed ha il suo ingresso monumentale su via della Navicella, poco distante dall'omonima fontana dalla quale prende il nome la strada a fianco alla "Basilica di Santa Maria in Domnica" uno dei primi templi cristiani di Roma che venne costruita qui nei pressi della caserma dei «cohors V vigilum» di Ottaviano Augusto.

Villa Celimontana è un'oasi di pace, a differenza di Villa Borghese o Villa Pamphili, ha dimensioni più raccolte e un'atmosfera intima. Appartata rispetto ai grandi flussi del turismo di massa rimane meno conosciuta per ciò più amata dai romani. Tuttavia la sua grande bellezza è da secoli uno straordinario spettacolo tutto da scoprire. Eppure prima della sua creazione nel sedicesimo secolo quell'altipiano di oltre centodiecimila metri quadratri era occupato da vigne di proprietà della famiglia Paluzzelli, e in epoca ancor più antica da orti, terreni agricoli e resti di antichi edifici della Roma dei cesari, basti pensare che nell'estate del 2026 nell'ambito delle opere di consolidamento del muraglione antico che sostiene le pendici del pianoro, sono rinvenuti alla luce ben otto vani di un edificio di età imperiale decorati con affreschi e mosaici di grande pregio. In precedenza, nel 1889 scavi archeologici portarono alla luce la Basilica Hilariana, eretta da Manio Publicio Ilaro, e i suoi singolari mosaici. Fu nella metà del Cinquecento che questo terreno agricolo fu ceduto dai Paluzzelli al facoltoso marchese Ciriaco Mattei grande collezionista di arte e cultura, che ne volle cambiare completamente aspetto incaricando, come detto, un pupillo di Michelangelo Buonarroti.

Venne edificato il palazzetto Mattei per ospitare la collezione delle opere d'arte del proprietario. Poi fu realizzato un grande giardino a mó di teatro di fronte a un antichissimo obelisco egizio risalente all'epoca del faraone Ramsete II provienente dalle rovine del Tempio di Iside in Campo Marzio. Venne realizzato un boschetto ornato di statue di animali, un labirinto, una loggia tra due padiglioni usata come uccelliera e la splendida "Fontana del fiume" formata da una vasca ellittica con un fondale architettonico e due nicchie aperte e un fondale sormontato da una statua in marmo semisdraiata che rappresenta il fiume Nera (Nahr in latino, venerato dagli antichi romani come divinità fluviale) il quale sorregge un otre dal quale sgorga l’acqua raccolta nella vasca sottostante, la testa della statua fu rubata nel 2005, venne recuperata due anni dopo e rimessa al suo posto.

Dalla prima metà del diciassettesimo secolo iniziarono le ulteriori trasformazioni in bello della tenuta nobiliare. Giovanni Battista Mattei figlio ed erede delle immense ricchezze di Ciriaco volle aggiungere numerose fontane, alcune disegnate dal Bernini, per rinnovare e ampliare sia la struttura del casino che la bellezza del parco, incaricò per ciò l'architetto Francesco Peparelli.

2026: ritrovamento di una domus d'età imperiale

L'imponente "Fontana del Fiume"

La "Navicella" di fronte all'ingresso di Villa Celimontana

Nei secoli successivi i Mattei cedettero al miglior offerente questo prestigioso patrimonio immobiliare. Ci furono poi diversi altri passaggi di proprietà. Purtroppo andarono perdute, distrutte o vendute, molte opere d’arte. Ci furono un susseguirsi di cambiamenti che gradualmente portano il parco all’aspetto attuale. Con la caduta dello Stato Pontificio, successivaente alla proclamazione di Roma a capitale del Regno d'Italia, fu acquistata da Richard von Hoffmann, barone di Baviera. Nel 1921 lo Stato italiano potenza vincitrice della Prima Guerra Mondiale la espropriò agli Hoffmann in quanto proprietà di un ex paese nemico su suolo patrio. L'anno successivo ci fu la "marcia su Roma" e giunse al potere il regime fascista. Durante il "ventennio" divenne proprietà del Comune, esattamente nel 1926 e fu così che Benito Mussolini nel quadro dei progetti di valorizzazione del verde urbano della capitale decise di destinare questo comprensorio a verde pubblico e nel 1928 Villa Celimontana venne aperta ufficialmente alla cittadinanza. Mentre il Palazzetto Mattei fu assegnato alla Società Geografica Italiana. Mentre la porzione della Villa tra l'Arco di Dolabella e la basilica di Santa Maria in Domnica fu concesso in uso perpetuo e gratuito all'ente fondato con Regio Decreto il 30 dicembre 1871 per applicare le scienze all'agricoltura , denominato "Stazione Chimico-Agraria Sperimentale" (dal 2015 CREA "Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l'analisi dell'economia agraria" in seguito all'incorporamento dell'INEA).

Il palazzetto mattei nel cuore di villa celimontana

Come detto, alla morte di Ciriaco Mattei, la proprietà fu ereditata dal figlio Gian Battista che trasformò il Palazzetto da sede della collezione a residenza privata e ampliò la superficie dei giardini con l'acquisto di terreni vicini. Questi ultimi, rappresentanti temi mitologici, furono opera degli artisti Pietro Sigismondi, Orazio Monaldi e Orazio Zecca. Nel secolo successivo l'edificio venne arricchito da numerose pitture in stile neoclassico tra il sacro e profano, con richiami alla mitologia, le cui pitture mettono prevalentemente al centro la donna con le sue doti di virtù e bellezza. Un esempio fra tutti quello della "Sala del Mosaico", dov'è possibile ammirare un affresco del 1621 che rappresenta "la Primavera che riceve in dono un vaso da Apollo-Sole alla presenza di Giunone". La cosa più sorprendente in questa sala è però proprio la presenza del grande mosaico il quale appare superato un corridoio in cui sono custoditi numerosi libri antichi, ebbene si nota la presenza di questa straordinaria opera che impreziosisce il pavimento e che, giustamente, è protetta da spesse vetrate. Si tratta d'un mosaico romano terzo secolo dopo Cristo rinvenuto nell’area antistante all’edificio e inserito nel palazzo durante i restauri ottocenteschi..

Grazie all’opera della Società Geografica Italiana, il Palazzetto Mattei ospita al suo interno una prestigiosa "biblioteca" accessibile al pubblico in maniera gratuita e sotto presentazione di un titolo personale di riconoscimento. All’interno è custodita la raccolta documentaria specializzata sul tema geografico più importante d’Italia e tra le maggiori d’Europa. Sono oltre quattrocentomila i volumi sulla geografia e le discipline affini. È inoltre presente una "cartoteca" che vanta la presenza di più di duecentomila documenti antichi rarissimi, tra cui una raccolta di carte geografiche cinesi e giapponesi appartenenti prevalentemente ai secoli diciottesimo e diciannovesimo, un patrimonio che va dai planisferi alle carte topografiche, nonché carte nautiche, geologiche, forestali, minerarie e stradali, fino ai più recenti rilevamenti satellitari. Le grandi finestre affacciano sui giardini esterni e consentono tutto il giorno l’ingresso alla luce del sole che coi suoi raggi scalda l’ambiente e ne risalta la bellezza, tra cui un favoloso mappamondo ligneo dei primi anni del Quattrocento che mostra il pianeta prima della scoperta delle Americhe, la quale risultano ovviamente assenti. Se clicchi sull'immagine qui sotto potrai fare un interessante tour virtuale all'inteno della casina.