QUESTA È LA CAREZZA DEL PAPA di Claudio Di Giampasquale
Era la sera di giovedi 11 ottobre 1962 quando a papa Roncalli gli venne chiesto d'affacciarsi alla finestra del palazzo Apostolico per accontentare i tanti fedeli che nell'immenso sagrato del Bernini attendevano la sua benedizione, papa Giovanni aveva un'espressione di sofferenza. Era stanco, il cerimoniale d'apertura del Concilio Vaticano II lo aveva gratificato oltre ogni aspettativa, ma aveva messo a dura prova il suo fisico di ottantunenne. «No, per oggi basta quanto ho già fatto e detto. E poi non è bene che il papa si presenti in pubblico due volte in un solo giorno, tanto meno che parli». Racconterà monsignor Loris Francesco Capovilla, segretario del pontefice «Dalla segreteria di Stato avvertivano che in piazza la folla attendeva. Lo spettacolo era impressionante. Centomila persone cantavano ed acclamavano sollevando le fiaccole. Chiesi al papa almeno di guardar fuori, attraverso le tapparelle. Osservò allora per un pó lo spettacolo, era un'enorme croce di luci. Rimanendo stupito dalla scena che gli si presentava. 'Aprite la finestra' disse 'stendete il drappo, darò la benedizione ma non mi si dica di parlare'». Ed eccolo appoggiarsi al davanzale. Com'era diverso tutto ora, a confronto delle sfarzose e geometricamente perfette immagini che la Basilica di San Pietro gli aveva offerto nelle precedenti ore, in cui tremila vescovi ordinatamente gli si erano schierati attorno per ascoltare la sua parola. E come s'indovinava piena di speranza quella gente che laggiù si ammassava, le fiaccole a rischiarare i tanti volti anonimi. Benedìsse, quei fedeli, il papa, e parlò loro improvvisando, fuori da ogni cerimoniale. Stavolta però fece un discorso semplicissimo, con parole che anche i bimbi compresero, genuine, spontanee che sono divenute una delle allocuzioni più celebri della storia della Chiesa. Eccone alcune qui per iscritto, credo siano le più toccanti: «Che bella Luna c'è stasera» disse. E le centomila persone in Piazza San Pietro alzarono ancor di più lo sguardo e videro come per la prima volta il luminoso satellite. «Questa sera la Luna ha voluto essere con noi...» continuò la paciosa voce. «Vi ringrazio di essere qui e vi raccomando: tornando a casa, fate una carezza ai vostri bambini e dite loro che è la carezza del papa...». Mai un pontefice aveva parlato in quel modo e con quel tono. E con un discorso così umano e comprensibile a tutti. Davvero quel capo della Chiesa era un nonno buono e comprensivo, un nonno di tutti. Un nonno dall'espressione bonacciona, che tuttavia, e proprio a partire da quel giorno, cominciava a scuotere una Chiesa pietrificata nei suoi rituali esclusivi. Attardata di secoli rispetto all'evoluzione della realtà umana e sociale del mondo. L'immensa basilica vobrò d'una strana emozione quando il pontefice diede inizio al suo discorso, umanizzando all'improvviso la solennità e la pompa dell'evento. Eccole tutte, nella sua voce meravigliosa di nonno, parole che scaldarono i cuori di tutti, fedeli ed anche di tantisimi non credenti dei quali non pochi poi s'avvicinarono alla fede.





