SANTA MARIA DELL'ORAZIONE E MORTE di Claudio Di Giampasquale
Nel rione Regola, davanti all'intersezione di via dei Farnesi con via Giulia, accanto all'«Arco Farnese» il ponte-terrazza seicentesco costruito per collegare palazzo Farnese con i suoi giardini retrostanti (arco celebre per l'edera rampicante che oggi lo ricopre, rendendo l'angolo romantico e caratteristico) al civico 262 di via Giulia, si erge la chiesa di «Santa Maria dell’Orazione e Morte». Prende questo sinistro nome dall’omonima arciconfraternita che, come altri sodalizi laici, nacque (nel 1560 con bolla papale di Pio IV) per dar esequie cristiane e degna sepoltura a tutti quei cadaveri di pellegrini, stranieri o poveracci che venivano trovati senza essere identificati e che nessuno reclamava. A quel tempo non esisteva ancora nessun servizio pubblico che provvedesse alla sepoltura dei cadaveri di chi non apparteneva ad alcun sodalizio o di coloro che erano membri di famiglie indigenti. I volonterosi dell'arciconfraternita raccoglievano offerte e vendevano beni propri. Raggiunta una somma sufficiente, incaricavano due facchini di portare, per la sepoltura, il cadavere steso su di una tavola, sino al cimitero sotterraneo della chiesa.
«Hodie mihi, cras tibi» che in latino significa "oggi a me, domani a te" è l'inesorabile "memento mori" (monito sulla morte) iscritto sulla facciata di questa chiesa, che lascia intuire il carattere e la storia di Santa Maria dell'Adorazione e Morte, splendido e lugubre luogo di culto d'origine rinascimentale ma riedificato nel 1737 dall'illustre architetto Ferdinando Fuga.
Situata esattamente accanto a palazzo Falconieri nello scorcio conclusivo della celebre arteria rinascimentale romana voluta da Papa Giulio II nel 1508, precedentemente conosciuta come via Recta (o via Dritta) per il suo tracciato rettilineo, ed ancor più in precedenza come via Magistralis
Il "cimitero di regola" che arrivava sino al fiume
Questo sacro luogo è strettamente legato alle alluvioni del Tevere. Una tristissima testimonianza ci fu nel 1598 quando il fiume esondò travolgendo il cimitero attiguo e i cadaveri dissepolti vennero trascinati via dalle acque. Tutti i membri della confraternita, s'adoperarono nella disperata missione di ritrovamento. I fratelli scandagliarono per giorni sotto la pioggia battente le rive del fiume arrivando fino a Ostia, per tentare di recuperare almeno una parte delle salme trascinate via dalla corrente vorticosa.
Proprio al di sotto della chiesa, venne costruito dai caritevoli laici romani del sodalizio, un cimitero che s'estendeva sino alle sponde del fiume. Nel corso di tre secoli e mezzo, dal 1552 fino al 1896 (cioè dopo la costruzione dei muraglioni che cambiarono radicalmente l'assetto della zona) in questo camposanto vi furono sepolte più di ottomila morti.
la cripta sotterranea e le antiche rappresentazioni
L'ipogeo sottostante, è sicuramente la parte più originale e interessante del complesso. Quando Roma divenne capitale del Regno, nel rione Regola tutto cambiò ed anche lo storico camposanto sparì. I resti che si trovavano nell'area cimiteriale, inclusi quelli inumati, furono in gran parte rimossi e scomparvero. Molti di questi resti umani (ossa e teschi) furono spostati e costituiscono la macabra cripta-ossario situata sotto la chiesa stessa, visitabile ancora oggi. Il singolarissimo ambiente strutturato secondo criteri barocchi è interamente "decorato" con ossi e teschi umani. Ogni particolare di questo sinistro luogo è un ricorrente inno alla morte, ad esempio è a suo modo raffinatissimo l'intarsio di vertebre e ossicini che compone i lampadari. Lo zelo esclusivo per l'aldilà e il gusto macabro si manifesta ad esempio nelle sacre rappresentazioni. Alcuni teschi inoltre, hanno inciso sulla zona frontale il nome del morto, la data e, in alcuni casi, il motivo del decesso ed il luogo del ritrovamento.
Qui si svolsero anche le "sacre messe in scena" che nel tempo divennero molto famose in tutti i rioni. Ebbene sì inizarono qui a Regola, esattamente nel 1763 in occasione de "l'Ottavario dei defunti" ove si rappresentarono figure legate alle pene del Purgatorio attraverso l'uso di pupazzi e statue di grandezza naturale. L'usanza riscosse un tale successo che non solo venne rappresentata anche da altre confraternite nelle chiese di Santa Maria della Consolazione, di Santa Maria in Trastevere, eccetera, ma furono "sapientemente arricchite" per coinvolgere in maniera più profonda i fedeli, ossia venivano portati in scena veri e propri cadaveri che conferivano a queste sacre esibizioni un carattere inequivocabilmente realistico. L'usanza durò fino al 1870.
storia del volenteroso sodalizio dei "regolanti"
Come già precedentemente accennato, al tempo in cui sorse l'arciconfraternita di Santa Maria dell'Adorazione e Morte non esisteva nello Stato Pontificio nessun servizio pubblico che provvedesse alla sepoltura dei cadaveri. Roma da sempre era flagellata dalle alluvioni, le esondazioni del Tevere erano frequenti, quasi ogni anno. Alcune furono micidiali, devastanti. Per lungo tempo ridefinirono il paesaggio della città, portarono malattie e distruzione e le tracce degli eventi più catastrofici sono oggi ancora visibili in molte lapidi e targhe posizionate nel centro storico che indicano i livelli raggiunti dall'acqua.
In campagna la situazione devenne ancor più grave, per la poca probabilità di raccogliere offerte e per le grandi distanze che dividevano il luogo del decesso dai luoghi di sepoltura. Nell’anno del Signore 1538 alcuni devoti laici cristiani, artigiani e commercianti, la maggior parte dei quali abitanti nel rione Regola, mossi da forte istinto di pietà nei confronti di tale realtà, instituirono una compagnia sotto il titolo della Morte. Erano soliti riunirsi e pianificare le loro buone azioni presso la chiesa di Santa Caterina della Rota in via San Girolamo della Carità. Ma per i loro lungimiranti intenti avevano bisogno di maggiore spazio, in particolare la necessità di seppellire i morti in un luogo per loro più accessibile e con meno formalità burocratiche.
Dopo poco tempo, raggiunto un numero cospicuo di seguaci, furono in grado di acquistare da monsignor Ceci nella zona di via Giulia a pochi metri dal fiume un ampio terreno per cinquecentocinquanta scudi. Nel 1573, la confraternita comprò dai fratelli Massimi per settecento scudi due case confinanti. Dopo averle sistemate, si riunirono per la prima volta in una di queste e nel 1575 iniziarono i lavori di costruzione della loro chiesa comprendente il sottostante cimitero che arrivava sino alle sponde del Tevere. Il luogo di culto venne consacrato il 23 Marzo 1576. Così nel maggio successivo la congregazione lasciò definitivamente Santa Caterina della Rota. Lo spirito di sacrificio dei confratelli non conosceva limiti. Quando un morto, anche di campagna, rimaneva insepolto, venivano subito avvisati e mandavano sul luogo un cappellano ed alcuni fratelli. Ovunque un cadavere giacesse insepolto: in fondo a un procoio, a una marrana, respinto dal fiume o dal mare, crivellato di ferite in un bosco. Gli zelanti "fratelli della morte" del rione Regola giungevano anche dopo un viaggio di decine e decine di chilometri.
Il recupero delle salme avveniva in qualunque stagione, di giorno, di notte, col caldo, col gelo. È comprensibile immaginare quanta abnegazione fosse necessaria per trasportare con i precari mezzi d'allora ed anche sulle spalle per diversi chilometri un cadavere puzzolente rimasto magari per tre o quattro giorni, durante l’estate, sotto la sferza del sole. E lo fecero fino alla fine del diciannovesimo secolo. Furono encomiabili.
la chiesa di Santa Maria dell’Orazione e Morte
Certamente è una tappa fondamentale per chi ama il barocco romano insolito e meno noto. Nonchè un suggestivo luogo di preghiera per chi ha perso una persona cara, specialmente durante il Giorno dei Morti. La sua cupola ovale sovrasta l'interno estremamente suggestivo, caratterizzato da un susseguirsi di forme concave e convesse. La facciata si distingue per il suo simbolismo macabro, teschi alati, clessidre e le tipiche cassette per l'elemosina con lo scheletro alato.
L’interno della chiesa è caratterizzato da un continuo alternarsi di campate concave e convesse, che guidano l’occhio dell’osservatore direttamente all’altare maggiore. A pianta ovale, presenta diverse opere notevoli. Innumerevoli le decorazioni che rimandano alla vita post mortem. Tra le opere d'arte di maggior rilievo spiccano gli affreschi di Giovanni Lanfranco che rappresentano Sant'Antonio Abate, San Paolo di Tebe e San Simone Stilita. Eppoi nella seconda cappella a destra c'è una copia di San Michele Arcangelo di Guido Reni, rappresenta il santo mentre fende la sua spada contro il demonio incatenato a cui schiaccia la testa. Spicca il dipinto di Lorenzo Masucci "Riposo nella fuga in Egitto" e nell'altare maggiore "La Crocifissione" opera di Ciro Ferri che rappresenta uno splendido Gesù in croce, il crocifisso, ritto ed alto, si staglia su di un lontano paesaggio di pianura che, con intersezioni di alberi e basse colline, si perde nell’ombra dello sfondo. Sempre sull’altare è posto il tondo con l’effige miracolosa della Vergine e il Bambino, donata dal duca Cesare Glorieri nel 1577 per ornare l’altare maggiore della primitiva chiesa. Il bambino Gesù protende la destra al collo della mamma, la avvolge in uno sguardo dolcissimo, mentre nella mano sinistra stringe un cardellino. La Vergine china teneramente la testa verso il Bimbo, ma gli occhi sono rivolti verso di noi.
le parole di mariano armellini su questa chiesa
Dedito per una vita all'archeologia cristiana, romano dé Roma, il profesor Mariano Armellini fu allievo di Giovanni Battista de Rossi (un altro eccelso archeologo romano innamorato di Roma). Mariano diventò docente al Seminario Pontificio e nel Collegio di Propaganda. Tra le sue scoperte si può menzionare la "cripta di Santa Emerenziana" nel cimitero sulla via Nomentana presso Sant'Agnese. Scrisse "Gli antichi cimiteri cristiani di Roma e d'Italia", "Le catacombe romane" ed altre opere. Ma divenne celebre innanzitutto per la straordinaria opera postuma "Lezioni di Archeologia Cristiana" ed anche per la grande opera "Le chiese di Roma dal secolo IV al XIX" in cui elencò moltissime chiese della città, anche scomparse.
Per quanto concerne la chiesa di "Santa Maria dell'orazione e Morte" e delle sue antiche usanze religiose scrisse:
«In questa chiesa la compagnia della Morte celebra solennemente nel novembre l'ottavario dei defunti, e nel cimitero posto inferiormente, prima del 1870, solevasi esporre al pubblico la rappresentazione con figure di cera al naturale esprimente fatti storici. Anche questo bell'uso che impressionava le nostre menti fanciullesche, che istruiva il popolo, con tante altre ottime istituzioni ed usanze che formano il carattere di Roma, è sparito dopo l'anno 1870».




























