IL FASCINO SENZA TEMPO DI VIA DEI CORONARI di Claudio Di Giampasquale

A due passi da piazza Navona, nel cuore del rione Ponte a partire da piazza di Tor Sanguigna sino a vicolo del Curato s'allunga via dei Coronari, uno dei più suggestivi percorsi della città eterna, celebre per i suoi cinquecento metri d'architettura rinascimentale. Considerata tra le più belle vie al mondo, è un vero e proprio museo a cielo aperto di palazzi nobiliari, madonnelle e botteghe d'arte. Un romantico "tragitto lento" ideale per una tradizionale e serena passeggiata romana. Fu dal Rinascimento uno degli assi stradali più importanti della città dei papi, in origine si chiamava "via Recta" in quanto toponimo d'un rettifilo che collegava due punti strategici di Roma ossia la centralissima via Lata (odierna via del Corso) e ponte Elio (attuale ponte Sant’Angelo) unico approdo per raggiungere la basilica di San Pietro. L'antica via Recta, era di conseguenza gremita di mercanti di rosari e pellegrini.

origine del sacro percorso verso la basilica di San Pietro

Il nome «Regio Pontis et Scortichiariorum» era l'antico nome medievale del rione Ponte ed appunto si rifaceva oltre al ponte di fronte al Castel San'Angelo anche ai laboratori di concia dei pellami. Questa zona dell'urbe nei pressi del fiume, densamente abitata, era un brulicante mosaico di botteghe e mestieri ove il lavoro si concentrava nei vicoli e nelle piazze e piazzette e gli artigiani si riunivano in corporazioni medievali: le cosìddette università dei mestieri. A corollario delle non poche taverne e osterie, tra le numerose botteghe di arti e mestieri (ce n'erano una marea di tipologie, ne citerò solo alcuni) si distinguevano i "cestari" artigiani specializzati nell'intrecciare e realizzare cesti, canestri, panieri e altri oggetti d'uso quotidiano in vimini, giunco o altre fibre. Eppoi botteghe di "falegnami" e "fabbri" i quali perpetuavano le antiche tradizioni tramandate nei secoli dagli antenati dell'epoca dei cesari. Eppoi i "sarti" che si rivolgevano prevalemtemente a ricchi e nobili e i "giubbonari" che confezionavano le resistenti giacche invernali ed estive indossate dal popolo. I "pettinari" artigiani specializzati nella lavorazione del legno e del corno per creare i pettini. I "baullari" che costruivano bauli e casse da viaggio in legno e cuoio. I "sediari" che realizzaviano e impagliavano sedie e suppellettili in legno e vimini. I "chiodaroli" che fabbricavano chiodi a mano, fondamentali in una Roma in cui il legno e i materiali da costruzione venivano costantemente lavorati. Eppoi, nel dedalo di vicoli e viuzze lungo il percorso che conduceva in direzione della basilica di San Pietro, pullulavano le botteghe dei "coronari", commercianti d'oggetti devozionali, anche fabbricanti artigiani esperti della lavorazione del corallo, osso e legno per creare rosari e corone.

Tuttavia, le botteghe che impressionavano di più i pellegrini e i viandanti (che vi passavano alla larga) erano quelle dei conciatori, luoghi estremamente maleodoranti, poichè il processo di concia richiedeva l'uso di sostanze dall'odore nauseabondo per ammorbidire, purificare e impermeabilizzare le pelli d'animali. Erano queste concentrate in particolare nei rioni Regola e Ponte.

Con l’indizione del primo Giubileo nel 1300 da parte di papa Benedetto Caetani (Bonifacio VIII), la città eterna divenne centro d'un intenso movimento internazionale verso il Vaticano, attirando fedeli da ogni parte del pianeta. L'ampia zona di fronte alla Santa Sede oltre il fiume divenne così un corridoio fondamentale per il flusso devozionale e commerciale. Era un dedalo di vie strette, viuzze e palazzetti. I rioni Arenula, Regola e Ponte in particolare erano pieni di strade secondarie prevalentemente pedonali che s'intersecavano in modo irregolare e pittoresco, progettate nei secoli per sfruttare al meglio lo spazio urbano nonché per motivi di difesa.

L'origine della via Recta risale all'epoca del pontefice Francesco della Rovere (Sisto IV) in vista del Giubileo del 1475 che passò alla storia come "il primo anno santo documentato" grazie all'uso della stampa a caratteri mobili utilizzata per stampare le bolle d'indizione e i libretti devozionali per i pellegrini. Per realizzare quest'importante rettifilo che conducva alla Santa Sede furono abbattuti diversi palazzetti medievali e sventrate non poche abitazioni popolari preesistenti. Quello della seconda metà del quindicesimo secolo fu un «iubilaeum» molto lungo, che si protrasse sino all'anno dopo a causa d'una terribile esondazione del Tevere e d'una grave pestilenza. Di conseguenza si registrò una scarsa affluenza iniziale. Per cui il pontefice per permettere a un maggior numero di fedeli di compiere il pellegrinaggio, ne estese la durata fino alla Pasqua del 1476. Via Recta era il percorso più veloce per raggiungere San Pietro anche dal Porto di Ripetta. Per questo motivo, la via era molto frequentata dai pellegrini e dai viandanti, richiamando venditori di "corone" e d'immagini sacre che qui stabilirono le proprie botteghe. Venne così definita dal popolo via dei Coronari, divisa in due tratti: uno dall'edicola sacra rifatta nel cinquecento dal Sangallo sino all’angolo con il vicolo Domizio «l'immagine di Ponte» ove prevalevano i coronari. Mentre l'altro tratto era detto «scortecchiaria» perché attraversava il quartiere dei conciapelle.

L'antica topografia e le abitazioni storiche dei conciatori situate a ridosso del Tevere subirono una modifica radicale e definitiva a seguito della realizzazione dei "muraglioni". Le opere, avviate dopo l'unità d'Italia nella seconda metà del diciannovesimo secolo, costrinsero molte delle storiche botteghe di conciapelli a chiudere in centro e delocalizzare la propria attività.

via recta, diventò per i romani via dei coronari

La vicinanza del Tevere influenzò profondamente l'evoluzione di questa suggestiva strada. Le alluvioni nel corso dei secoli ne modificarono progressivamente il livello del suolo, determinando rialzi e irregolarità architettoniche ancora oggi visibili, come ingressi sopraelevati, soglie rinforzate, differenze di quota tra strada e piano interno delle abitazioni. Questi dettagli non facilmente percettibili a colpo d'occhio, restituiscono a quest'antica via, oltre che un fascino unico e particolare, una stratificazione materiale che testimonia concretamente la convivenza della città eterna col proprio ambiente ecologico.

La strada rettilinea che porta alla Santa Sede, inziò così a trasformarsi gradualmente con il lento trascorrere del tempo. "Vox populi" ne sentenziò fisiologicamente, definitivamente, il cambio del nome da "via Recta" a "via dei Coronari". Nel frattempo l’ascesa di Roma come centro artistico e politico favorì l’insediamento di famiglie nobiliari e prelati in zone prossime al Vaticano. Blasonate famiglie tra le quali i Gambirasi, i Lancellotti, i Salimei, i Bennicelli, i Sala, i Fioravanti, eccetera, scelsero l'ex via Recta per costruire le loro residenze, sancendo e testimoniandone il passaggio dal medioevo al Rinascimento e poi al barocco, rendendola una delle strade magiormente rinomate al mondo per l'architettura e poi nei successivi secoli (ancora oggi) per l'antiquariato. Sorsero palazzi con cortili interni, logge, facciate in travertino e portali monumentali che ancora oggi scandiscono il ritmo architettonico e l'inconmensurabile fascino della strada. Le edicole votive, gli stemmi araldici e i dettagli decorativi contribuiscono a delineare un paesaggio urbano coerente e armonico, nel quale l’impronta rinascimentale dialoga con interventi successivi. Nel Seicento e nel Settecento l’area fu ulteriormente vivacizzata dalla presenza del celebre Teatro Tordinona, poi ricostruito e noto come Teatro Apollo. Situato nei pressi del Tevere, rappresentò uno dei principali teatri romani fino alla sua demolizione nell’Ottocento. Qui si svolgevano opere liriche, spettacoli drammatici e rappresentazioni che attiravano aristocratici, artisti e viaggiatori stranieri. La vicinanza di uno spazio teatrale di tale rilevanza contribuì a rendere questo plesso del rione Regola un centro di vita culturale e mondana, favorendo indirettamente la circolazione di opere, oggetti e curiosità artistiche.

la via dell'antiquariato, tra le 10 più belle al mondo

Durante i secoli diciottesimo e diciannovesimo, via dei Coronari divenne una tappa imprescindibile del "Grand Tour" il lungo viaggio di formazione che intraprendevano all'epoca i giovani aristocratici, considerato un" rito di passaggio" che aveva l'obiettivo di perfezionare il loro sapere e completarne l'educazione. L'Italia, culla della cultura classica e del Rinascimento, ne era la meta prediletta e irrinunciabile. Anche questa splendida via rettilinea lunga mezzo chilometro, la quale anticamente passava tangente allo Stadio di Domiziano, collegando via Lata col ponte Neroniano, divenne una delle mete preferite dei giovani aristocratici, artisti, scrittori e intellettuali britannici, francesi e tedeschi. Accanto alle attività religiose e artigiane si svilupparono botteghe di stampe, incisioni e oggetti d’antiquariato destinati a viaggiatori e collezionisti. Roma divenne così un luogo privilegiato per l’acquisto di memorie del passato e opere d'arte.

Quando la città eterna divenne capitale del giovane Regno d'Italia, il centro storico fu oggetto di importanti trasformazioni urbanistiche. Molte aree vennero sventrate o radicalmente modificate; via dei Coronari, pur subendo interventi di adeguamento, conservò in larga parte il proprio impianto originario. Questa continuità urbanistica ne preservò il fascino ed in particolare il ruolo di palcoscenico di attività legate al commercio d'oggetti antichi e da collezione.

Nel ventesimo secolo questa splendida via consolidò definitivamente la propria identità antiquaria, fondata su competenze storico-artistiche approfondite. Molti antiquari erano studiosi capaci di ricostruire provenienze, attribuzioni e percorsi collezionistici, contribuendo alla tutela del patrimonio capitolino. Per tutto il Novecento questa strada divenne un centro d'affari, con visitatori da tutto il mondo che s'affollavano per curiosare ed acquistare oggetti rari e unici. Oggi, nonostante il commercio d'antiquariato sia assai diminuito, via dei Coronari rimane comunque una destinazione affascinante per chiunque sia interessato alla storia e al design. Recentemente è stata inserita nella classifica delle dieci vie più belle del mondo dalla rivista newyorkese "Architectural Digest", un traguardo importante sia per i rione Regola che per Roma, la quale di strade suggestive ne ha a iosa.

Girovagare lungo via dei Coronari oggi equivale a percorrere un museo diffuso. È possibile ammirare qui molti edifici e testimonianze di grande valore storico. Ci sono due delle edicole sacre (o "madonnelle") più importanti e storiche di Roma: "l'edicola del Redentore" all'angolo con via Lancellotti, situata sul cantonale di Palazzo Lancellotti, che fu realizzata su progetto di Carlo Maderno, ospitava un dipinto del Redentore, oggi conservato in copia. L'altra, più celebre, presenta una struttura architettonica in marmo, è "l'immagine di Ponte" all'angolo con vicolo Domizio, risalente al 1523, fu progettata da Antonio da Sangallo il Giovane con un affresco di Perin del Vaga raffigurante l'Incoronazione della Vergine. Venne Commissionata dal nobile Alberto Serra da Monferrato. Proseguendo "Palazzo Lancellotti" con un magnifico portale, sulla facciata presenta ancora le scritte "Viva Vittorio Emanuele!" incise durante la presa di Roma; fronteggia la Fontana di Giacomo della Porta. Al civico 44 "Palazzo Albani Del Drago" è un edificio nobiliare del Cinquecento che ha inglobato nei suoi sotterranei parte dell'antica "chiesa di San Salvatore de Inversis" del dodicesimo secolo. Al civico 148, si erge "Palazzo Mochi" fatto costruire nel 1520 dall'abbreviatore apostolico Prospero Mochi, il portale è opera di Pietro Rosselli. Eppoi è possibile ammirare Casa di Fiammetta, all'angolo con Piazza Fiammetta, risalente al quindicesimo secolo, ed è legata alla figura di Fiammetta Michaelis, la celebre cortigiana di Cesare Borgia. Proseguendo, vi è "Palazzo Salimei" edificio cinquecentesco al civico 31, che conserva sulla facciata uno stemma del Monte di Pietà. Inoltre via dei Coronari è ricca per tutto il suo asse e le sue intersezioni di edifici rinascimentali minori.

"Via dei Coronari" un bel pezzo della band romana "SanDy su Marte" formatosi nel 2022. Questo gruppo musicale sta emergendo nella scena musicale della capitale e non solo sia per la qualità dei testi che per le sonorità. Il polistrumentista Daniele D’Orazio collabora contribuendo alla musica e alle produzioni.