VIA MARGUTTA, LA ROMANTICA E SEDUCENTE STRADA DEGLI ARTISTI di Claudio Di Giampasquale
Questa suggestiva via del centro storico di Roma, incastonata ai piedi del Pincio tra piazza di Spagna e piazza del Popolo parallelamente a via del Babuino, testimonia una reale prova per cui l'arte può non essere confinata solo nei musei, e che inoltre può disporre liberamente della facoltà di "manifestarsi tra le persone" in un tempo sospeso tra passato, presente e futuro.
Col suo particolare fascino, via Margutta è la strada per antonomasia degli artisti. L'origine del nome è da tempo oggetto di dibattiti, la teoria principale punta alla nobile famiglia baronale dei Margutti di discendenza giuliano-dalmata, che forse nel passato, prima che questo luogo iniziasse la sua storia d'arte, possedeva lungo il percorso dietro i palazzi nobiliari di via del Babuino e del primo tratto di via del Corso, la maggior parte delle fatiscenti proprietà qui presenti, tipo magazzini e depositi di carri e carretti ed anche maleodoranti stalle d'animali domestici e scuderie.
Fu nel diciassettesimo secolo, dai primi anni del "Gran Tour artistico e culturale europeo" nel quale Roma fu eletta a tappa fondamentale, che questo vicolo iniziò ad accendersi, mutar odore e "cambiar pelle". Quando gradualmente le decrepite stalle e i magazzini vennero acquistati per pochi denari da artigiani, artisti ritrattisti, madonnari e rigattieri, per esser trasformati in più luminose botteghe aperte al pubblico. Col tempo "vox populi" senza che ci si rendesse conto, come spesso accadde anche per altri luoghi, trasfigurò "fisiologicamente" il nome dell'angusto vicolo delle stalle dei Margutti con la più armoniosa denominazione di «via Margutta» come fu poi, non molto tempo dopo, testimoniato dalla "Nuova Pianta di Roma" che Giambattista Nolli pubblicò nel
1748, dopo un meticolosissimo lavoro iniziato intorno al 1736. Basti pensare che questo preziosissimo documento storico che dimostra nel dettaglio la trasformazione della città eterna dal diciottesimo secolo a oggi, è considerato una delle mappe più accurate e dettagliate della Roma che fu, in quanto mostra con estrema precisione il tessuto urbano con strade, piazze, ville e rovine, ed è ancora oggi una fonte preziosa per la città.
Tra il Seicento e il Settecento Roma vide un'affluenza massiccia di giovani aristocratici ed intellettuali europei, soprattutto inglesi, francesi e tedeschi che intendevano completare la loro formazione culturale studiando l'antichità classica e l'arte rinascimentale. Per ciò Roma divenne il fulcro di una "migrazione culturale" con tappe celebri tra le quali in primis Spanish Steps e piazza del Popolo con tutte le vie, vicoli, piazze e piazzette in tutta l'area comprendente i rioni di Campo Marzio e Monti, pullulanti di caffe letterari, sale da té e botteghe artistiche. Via Margutta col suo nuovo radioso aspetto e per la sua posizione strategica divenne uno di questi obiettivi, tra i più ambiti. Gli edifici vennero ampliati con gusto dai nuovi acquirenti con stili e colori armoniosi, che non seguirono un'unica logica architettonica, ma presentarono un'eclettica mescolanza che ancora oggi riflette con rispetto e buon gusto «il lungo percorso da tetro e puzzolente vicolo di servizio, verso una luminosa e profumata trasformazione in strada dell'arte». In questa seducente via si trovano edifici popolari e rustici del Seicento e Settecento, spesso con cortili interni, affiancati da palazzi più tardi, neoclassici o eclettici, come "Palazzo Patrizi Naro", oltre a studi artistici e atelier che hanno contribuito al suo carattere bohémien e internazionale, creando un'atmosfera unica e non omogenea stilisticamente.
Nell’Ottocento, un giovane e facoltoso monsignore d'origine belga, Francesco Saverio de Merode acquistò l’area installando fogne e sistemando il piano regolatore del vicolo che da allora diventò una vera e propria strada alla stregua del Babuino, del Corso, di Ripetta, di piazza del Popolo e di tante altre nel centro della città eterna.
In pochi decenni via Margutta divenne un polo multiculturale nel quale s'aggregarono come per magia pittori, scultori, musicisti, scrittori, poeti e attori provenienti da tutta l'Italia e dal mondo. In particolare fiamminghi, tedeschi e inglesi costruirono case, botteghe e giardini e trasformato la piccola via in un luogo d’arte, vera e propria fucina di formazione artistica per tutti coloro che sceglievano Roma come fonte d'ispirazione. Grandi personaggi del mondo artistico che la frequentatarono fecero sì che diventasse un luogo d'incontro di culture e correnti artistiche differenti. Un territorio adatto a creare capolavori negli atelier, negli studi e nelle botteghe presenti. Tra i tanti cito che qui operò nell'Ottocento Antonio Canova; nel Novecento fu dimora di Augusto Mussini e Gregorio Maltzeff e poi di Pablo Picasso, Giorgio De Chirico e Alcide Ticò.
Culture d'ogni dove vennero a contatto e molti capolavori anche delle arti più moderne come il cinema e la fotografia trovarono qui sin dai loro albori l’humus adatto per affermarsi. Come, ad esempio, avvene negli negli anni Cinquanta con il film "Vacanze Romane" il quale fu ambientato proprio sul selciato e in una della case di questo vicolo. Qui abitò Anna Magnani. Ed anche Federico Fellini e sua moglie Giulietta Masina vissero qui al civico 110. Eppoi tanti altri personaggi famosi abitarono qui.
Infine, mi preme citare la prestigiosa rassegna artistica denominata “Cento Pittori” che dal 1953, ogni anno, ancora oggi, mette in mostra le opere di artisti provenienti da tutto il mondo, trasformando questa strada in una galleria d'arte a cielo aperto.
LO STRETTO LEGAME TRA VIA MARGUTTA E LE DONNE
Questa strada è stata nella storia la casa di tante donne importanti, eccezionali artiste, signore o signorine. Tutte di grande coraggio e grandi capacità. Donne che hanno saputo lasciare nel corso del tempo il proprio cuore nella strada dell'arte. Per citarne qualcuna ad esempio, ci sono state le pittrici Novella Parigini, Pasquarosa Marcelli, Eva Fischer, le artiste Franca Maranò,
Gaia Fugazza, Holly Stevenson, Zoe Williams. Eppoi, come già detto, Anna Magnani, Giulietta Masina, e tante altre. Tra tutte, qui di seguito ne racconto brevemente solo un paio,
le quali storie m'hanno colpito maggiormente nella sensibilità. Citarne di più comporterebbe un'ampollosa lista.
La prima delle due è la bellissima Vittoria Caldoni
Figlia d'un vignaiolo di Albano Laziale, sesta di nove figli, a soli quindici anni divenne nota per la sua bellezza, posando per i più noti pittori degli anni Venti e Trenta dell'Ottocento incarnando l'ideale della "bellezza popolare italica".
Fu scoperta da Georg Christian August Kestner un diplomatico del regno di Hannover presso la Santa Sede. Dopo la nomina si trasferì in pianta stabile a Roma nel rione Campo Marzio, dilettandosi per passione a dipingere, scrivere e collezionare oggetti antichi. Conobbe per caso la giovanissima Vittoria Caldoni nell'estate del 1820, durante la sua villeggiatura estiva nella zona dei Castelli Romani, soggiornando nella cittadina di Albano. Era una domenica di giugno, il facoltoso funzionario d'ambasciata la vide per la prima volta in occasione d'una messa presso il "santuario di Santa Maria della Rotonda" che sorge su di un antico ninfeo della Villa di Domiziano. La ragazza era insieme alla sua famiglia. Kestner ne rimase immediatamente colpito e affascinato, ma senza secondi fini. Lui era semplicemente un uomo che amava simmetria, proporzione e bellezza, in ogni cosa. Tuttavia senza essere un "perfezionista". Eppoi aveva superato i quarant'anni, lo separavano dall'età di Vittoria quasi trent'anni, era addirittura più grande di suo padre. Fece del tutto per conoscerla e grazie alla sua reputazione ci riuscì. Per lui la scoperta di quella giovanissima "Venere dei Castelli Romani" era solo volontà di mostrare al mondo l'incredibile bellezza che le apparteneva, semplicemente come mostrare uno splendido cammeo o una magnifica pietra preziosa. Rispettandone la persona, la sua giovane età e soprattutto gli ovvi timori dei genitori nel vederla allontanarsi da casa, erano molto gelosi della loro figlia.
Herr Kestner scrisse su di lei in un capitolo dei suoi "Studi romani": «Una bellezza così perfetta come non si è mai vista dagli albori dell'umanità». Ne parlò e la presentò a diversi importanti pittori di via Margutta che frequentavano la Santa Sede. Molti la richiesero come modella. Kestner forte dei suoi trascorsi professionali giuridici, fece senz'alcun interesse da rigoroso sensale, curando per conto della giovane la selezione e la serietà intenzionale degli artisti richiedenti, nonchè tutti gli aspetti contrattuali, di spostamento (selezionando cocchieri di sua fiducia) e logistici. Albano Laziale a quei tempi distava da Roma molto più dei trenta chilometri di oggi percorrendo il vecchio tracciato della via Appia e all'epoca tale distanza richiedeva quasi un giorno intero senza i mezzi di mobilità che presto sarebbero venuti. All'epoca il trasporto era lento e si basava su mezzi di trasporto a trazione animale. In ogni occasione accompagnata, a bordo di una carrozza che partiva appositamente da Roma per lei, trainata da quattro cavalli. A partire dal 1821 venne a Roma periodicamente più volte ogni anno, insieme a sua madre, le due soggiornarono per il tempo necessario in locande selezionate dallo stesso Kestner nei pressi della "strada degli artisti". I diversi committenti che fecero a gara per "accaparrasi la sua posa" cercarono con grande concentrazio d'immortalarne la genuina radiosità. Tuttavia la ragazza ne faceva disperare non pochi, poiché questi non riuscivano ad esprimere su tela la sua impressionante bellezza.
Quello che molto colpì fu il fatto che si rivelò una ragazza diversa dalle altre, posava ogni volta sotto gli occhi vigili della madre, mai nuda e per le sue sedute artistiche non accettò mai doni o compensi oltre quelli pattuiti.
Negli anni Trenta dell'Ottocento, via Margutta era già un rifugio per artisti stranieri, specialmente durante il "Grand Tour", attirando pittori di varie nazionalità che cercavano ispirazione non solo nei meravigliosi paesaggi dell'urbe e del suo agro, ma anche nelle peculiari caratteristiche fisiche degli abitanti di Roma e dintorni. Vittoria divenne presto "il meglio" da ritrarre.
Per più di quindici anni fu protagonista di molte opere, tra disegni, quadri e sculture.
La seconda donna di via Margutta è Carla Accardi,
una grande femminista, protagonista dell'astrattismo italiano
All’anagrafe Carolina Accardi nacque a Trapani giovedi 9 ottobre 1924.
Sua madre Vita Scalabrino era la proprietaria delle
antiche saline trapanesi "Galia", suo padre
Antonio Accardi, era un ingegnere civile.
Non aveva ancora compiuto diciannove anni quando nel 1943 la sua città subì in pochi mesi ben ventotto bombardamenti dei quali quello del 6 aprile rase al suolo il quartiere del Casalicchio. Carla riuscì comunque a conseguire la maturità con mille difficoltà sia pratiche che logistiche. E poi subito dopo privatamente ottenne quella artistica, perchè l'arte era la sua passione. Era cresciuta con una forte predisposizione per il disegno. Il suo talento precoce fu riconosciuto dal padre che la incoraggiò a proseguire gli studi artistici, iscrivendola all'Accademia delle Belle Arti di Palermo al Papireto, nel centro storico del capoluogo siciliano, dove conobbe Antonio Sanfilippo un ventunenne di Partanna più grande di lei di soli dieci mesi. I due s'innamorarono condividendo le stesse vedute, i medesimi progetti di vita per il futuro e soprattutto la loro piu grande passione artistica, l'astrattismo. Decisero di trasferirsi a Firenze per continuare gli studi. Nel 1949 si trasferirono a Roma iniziando una proficua collaborazione artistica e continuando la loro intensa vita privata e creativa insieme inizialmente in una casa-studio in via del Babuino. Nello stesso anno si sposarono, non ebbero mai figli, la loro vita fu dedicata all'arte e alla sperimentazione. Successivamente si trasferirono in via del Vantaggio.
Carla Accardi ebbe per tutta la sua vita un legame fondamentale con via Margutta, dove insieme al marito frequentò lo studio artistico al civico 48, che diventò un punto di riferimento per il gruppo «Forma1» un crocevia d'artisti da lei fondato insieme al suo consorte ed altri artisti del calibro di Ugo Attardi, Pietro Conagra, Piero Dorazio, Mino Guerrini, Achille Perilli, e Giulio Turcato. "Forma1" propose una mediazione tra i due opposti linguaggi dell'arte italiana di quel periodo, divisa tra astrattismo e realismo, con un'espressione basata sulle intuizioni dell'artista rappresentate in modo oggettivo, che divennero immagini concrete di forma-colore, al di fuori d'ogni astrazione formale. Nella fase finale del gruppo, che si sciolse nel 1951, s'aggregò il giovane pittore maceratese Wladimiro Tulli. Dopo lo scioglimento ogni artista del gruppo sviluppò un linguaggio personale, dall'astrattismo alcuni tornarono al figurativo, mentre il discorso astratto venne portato avanti soprattutto da Carla Accardi che continuò ad avere un rapporto viscerale con via Margutta e l'intensa attività artistica e divulgativa che lì si svolgeva-
Carla a 25 anni quando iniziò a frequentare via Margutta, era il 1949 l'anno in cui si sposò a Roma con Antonio Sanfilippo
Il gruppo "Forma1" a via Margutta, da sx: Consagra, Guerrini, Attardi, Carla Accardi, Perilli, Sanfilippo e Dorazio
«Non ci si realizza solo nella vita, si è donne anche nelle nostre fantasie, nelle passioni e nelle utopie»
[Carla Accardi]
Nell'audio qui sopra la bellissima poesia in musica dedicata a via Margutta dal cantautore romano Luca Barbarossa, la scrisse nel 1986, abitava in Campo Marzio qui vicino. È un omaggio al luogo che frequentò nella sua prima giovinezza perchè aveva qui un amore. In questa poesia in musica, quando aveva poco più di vent'anni Barbarossa rappresentò in sole quattro strofe la bellezza di questo vicolo, la sua memoria storica e artistica, la sofferenza di Roma per la guerra e la paura, l'amore e la rinascita. Il brano evoca la nostalgia del passato, degli amori consumati nei caffè" ma anche la forza della vita e dell'arte che sbocciano anche in luoghi segnati dalla storia, con il cielo e la notte sui tetti e i cortili che fanno da cornice a sogni e ricordi.


















