KAROL WOJTYŁA E IL MISTERO DEL 13 di Claudio Di Giampasquale

Il tredici maggio del 1917 la Santa Vergine Maria apparì per la prima volta a Lúcia, Francisco e Jacinta i tre pastorelli della frazione di Aljustrel, vicino a Fatima, in Portogallo. Rivelò tre segreti riguardanti la visione del male su questa Terra. Il terzo di questi arcani, descrisse la visione d'un "vescovo vestito di bianco" ucciso mentre attraversa una città in rovina.

Sessantaquattro anni estatti dopo, il tredici maggio del 1981 il duecentosessantaquattresimo papa, Giovanni Paolo II, a bordo della sua "papamobile" Fiat Campagnola scoperta, nel primo pomeriggio entrò in piazza San Pietro per un'udienza generale. 
Come la sua autorevole figura apparve tra la folla, ci fu un boato di giubilo, calorosi applausi, grida di gioia, sventolio di bandiere di ogni nazione del mondo e cori. Le tantissime persone presenti seguivano con lo sguardo estasiate quel radioso vescovo di Roma venuto dalla Polonia, un uomo forte, deciso, tenace, rassicurante. Un capo della Chiesa che aveva il dono d'infondere un profondo senso di fiducia, speranza e forza nel mondo, specialmente durante i momenti di crisi. Un vicario di Cristo che stava riavvicinando milioni di giovani a credere. Mentre il veicolo procedeva molto lentamente, Karol Wojtyla benediceva la folla di fedeli, s'inclinava il più possibile verso di loro e si prestava a chi aveva la fortuna d'esser lì davanti sul bordo delle trensenne. Stringeva mani, accarezzava bambini. Subito dopo aver abbracciato la piccola Sara Bartoli una bimba di un anno e mezzo accompagnata da sua mamma Luciana e dal parroco don Raffaele, la papamobile riprese il suo lentissimo proseguire tra la folla.

Improvvisamente, attutiti dal clamore dell'entusiasmo, s'udirono dei rumori secchi, perentori, inquietanti.  Il pontefice s'accasciò sul sedile dell'auto, sorretto dal suo segretari. La folla cadde in silenzio costernata. Sulla superfice della candida veste talare del Santo Padre, all'altezza del grembo, apparvero delle sconvolgenti chiasse rosse. La notizia di Wojtyła in agonia sulla papamobile, si divulgò in tempo reale in tutto il pianeta. Il mondo si fermò all'improvviso col fiato sospeso in attesa di notizie provenienti dalla città eterna. La vettura papale velocemente si diresse verso i palazzi vaticani e scomparve, lasciando pazza San Pietro attonita. Nell'arco di pochi minuti il pontefice fu portato in ambulanza all’ospedale Gemelli a poco più di sette chilometri dal Vaticano. Fu una disperata corsa contro il tempo, a sirene spiegate, scortata da auto della polizia vaticana, da quella italiana e dai carabinieri, passando per via Aurelia e via della Pineta Sacchetti. Le sue funzioni vitali s'andavano affievolendo minuto dopo minuto. Nella sala operatoria dell’ospedale, il segretario personale Stanislaw Dziwisz, futuro arcivescovo di Cracovia, su consiglio dei medici, piangendo, amministrò al Santo Padre il sacramento dell’estrema unzione. L'equipe chirurgica che prontamente intervenne in una delle sale operatorie del policlinico Gemelli, sotto la direzione del cinquantunenne professor Francesco Crucitti, scoprì di lì a poco con sollievo che la pallottola di Alì Agca, il terrorista attentatore, pur avendo devastato vari organi, aveva mancato l’aorta per pochi millimetri. In caso contrario, Karol Józef Wojtyła sarebbe morto in pochi minuti. Passata la mezzanotte, ci fu il tanto sospirato e atteso annuncio, il mondo intero apprese dal bollettino diramato dal Gemelli la notizia tanto attesa, il papa era salvo!

Il proiettile che penetrò nell'addome del papa, fu estratto e offerto al santuario portoghese eretto nel luogo dove la Santa Madre apparve ai tre bambini, incastonato perfettamente al centro della corona della statua della Madonna. Giovanni Paolo II sin da subito si convinse fermamente che fu lei con la sua mano materna a guidare la traiettoria della pallottola deviandone la traiettoria salvando l'aorta, e che l'evento fosse il miracolo connesso alla terza profezia della Vergine. In quel triste 13 maggio del 1981, suor Lúcia dos Santos era l'unica dei tre pastorelli di Fatima ancora in vita. Un anno dopo, il 13 maggio 1982, Wojtyła volò a Fatima per farsi pellegrino e quindi ringraziare di persona la Santa Vergine. Il cuore di suor Lucia di Fatima cessò di battere quattordici anni dopo l'attentato di piazza San Pietro, passo quasi tutto il resto della sua vita in clausura. Era il 13 febbraio del 2005, l'ex pastorella aveva compiuto 97 anni. Pochi giorni, dopo se ne andò per sempre anche Karol Wojtyła.

de labore solis

Coincidenza molto forte riguarda il giorno della nascita di Karol Wojtyła, era il 18 maggio del 1920. in cui avvenne un'eclissi solare che fu visibile chiaramente presso le regioni polari della Terra. Ebbene, anche nel giorno dei funerali di Papa Giovanni Paolo II,

l'8 aprile 2005, si verificò una rara eclissi solare ibrida che fu vista nelle aree dell'emisfero sud del pianeta. Quest'evento astronomico aggiunse un elemento suggestivo alla cerimonia funebre, che fu associata simbolicamente alla profezia di Malachia che descrisse il pontefice con il motto «de labore solis»" simboleggiante un pontificato segnato da grande impegno e sofferenze, definito dalla luce intensa del sole. A Roma quel venerdi nella città eterna erano presenti circa tre milioni di pellegrini, in piazza San Pietro e nelle aree limitrofe si calcolarono più di trecentomila persone, con code di oltre venti ore per rendere omaggio alla salma del grande uomo venuto al mondo a Wadowice vicino al fiume Skawa da mamma Emilia e papà Karol.

gli enigmi legati al numero tredici

L’importanza dei numeri come simboli è nota da secoli. Anche nella storia del cristianesimo e nei suoi stessi fondamenti (mi riferisco ai i libri sacri) ricorrono alcuni numeri particolarmente significativi. Essi non rappresentano solo quantità, ma qualità, concetti metafisici e cicli cosmici. Guidano l'interpretazione simbolica nelle religioni, nell'arte e nella natura, nonché uniscono l'umano al divino. Tra i non pochi numeri "sibillini", il tredici è certamente uno dei più misteriosi, in alcuni casi associato ad una sorte non favorevole. L'arcano maggiore numero tredici nei tarocchi, spesso definito "La Morte" o "Arcano Senza Nome",

non simboleggia la morte fisica, bensì una trasformazione radicale e la fine d'un ciclo o meglio la «trasformazione» e il cambiamento profondo. La metamorfosi e un nuovo inizio di un'era propedeutica e necessaria alla crescita. Eppoi, il tredici è intimamente legato al «femminile sacro», attraverso i cicli lunari ove in un anno solare si contano tredici lune piene ed altrettanti cicli mestruali, rispecchiando i tredici cicli della fertilità e quindi, il numero tredici in quanto simbolo di trasformazione, rinascita e energia creativa, contrapponendosi alla visione patriarcale che lo vede spesso come nefasto.

il tredici legato alla fede cristiana

Bisogna ovviamente precisare che per i credenti non vi è alcun bisogno di ricorrere a teorie numerologiche. Gesù chiamò a sé dodici apostoli, di conseguenza su uno più dodici ossia tredici si basò la fondazione del messaggio di Cristo. Eppoi sono sempre uno più dodici nel momento dell’ultima cena, cioè quando a tutti gli effetti nasce la Chiesa. Sono ancora una volta in tredici i dodici apostoli con Maria al posto di Gesù, quando lo Spirito Santo scende su di loro, e Maria Vergine diventa Madre della Chiesa universale. Da un certo momento in poi, la storia del numero tredici s'associa inoltre a quella di Maria, la madre di Gesù e alle sue apparizioni. Tornando all'apparizione di Fatima, la Madonna si presentò ai tre bambini non solo il 13 maggio, ma anche il 13 giugno, il 13 luglio, il 13 agosto, il 13 settembre e il 13 ottobre con il miracolo del “sole danzante” un evento prodigioso durante il quale assistettero oltre settantamila  persone, inclusi scettici e giornalisti. Il fenomeno, durato circa  dieci minuti. Il sole apparve come un disco d'argento rotante e danzante, emettendo luci colorate si calò rapido verso la folla prima di tornare al suo posto. Anche stampa laica e anticlericale riportò quell'inesplicabile fatto, descrivendolo come un evento fuori da ogni logica scientifica

Per i credenti venerdì 13 del mese di "nisan" è il giorno in cui Gesù spirò sulla Croce. Riguardo la sua venuta al mondo, viviamo nella tradizione cattolica, descritta anche dal filosofo Rudolf Steiner, filosofo vissuto a cavallo dei secoli diciannovesimo e ventesimo, che parlò delle «tredici notti sante» ossia il ciclo dei giorni che vanno dal 24 dicembre (la sera di Natale) al 6 gennaio sera (Epifania), come un periodo di particolare significato spirituale. Sono in realtà dodici più uno, come il numero degli apostoli più Gesù, e rappresentano a detta del filosofo: «un periodo che si colloca a cavallo dell'anno che muore e quello che nasce, in un lasso temporale molto particolare nel quale l’interiorizzazione della coscienza e l’intimità del cuore, giungono alla più grande forza e chiarezza. Uno “spazio” d’Essere o di coscienza o ancora di vita che dimora libero sotto le leggi abituali del cosmo». In sostanza, questo periodo è come uno specchio che il cosmo porge all’uomo che vi vede riflesso il suo passato e il suo avvenire. Ossia il bilancio dell’anno trascorso; ed anche una visione prospettica e di preparazione di ciò che accadrà nell'anno che verrà.

il tredici e la gerarchia della chiesa romana

Infine, mi preme ricordare che la gerarchia sacerdotale e la struttura dei titoli nella Sancta Romana Ecclesia (Chiesa Cattolica) si basa sul sacramento dell'ordine e su distinzioni di giurisdizione e onore. Ebbene, questa "classificazione" si compone di tredici ruoli e cariche induviduali. Partendo dal vertice: 1 il  «papa» che è il sommo pontefice, vescovo di Roma, successore di san Pietro, capo della Chiesa universale; 2 il  «cardinale vescovo» il più alto rango cardinalizio, incardinato alle diocesi suburbicarie; 3 il «patriarca» che è un titolo per i vescovi a capo di specifiche "chiese sui iuris" o sedi storichecome ad esempio Venezia e Lisbona); 4 l'«arcivescovo maggiore-metropolita» vescovo a capo di una provincia ecclesiastica o arcidiocesi; 5 l'«arcivescovo titolare» vescovo che guida una sede non diocesana; 6 il «vescovo diocesano» rappresenta il successore degli Apostoli a capo di una diocesi; 7 il «cardinale presbitero-diacono» che è un membro del clero di Roma che assiste il Santo Padre; 8 l'«Ordinario Diocesano» ossia un prelato con autorità giurisdizionale, come "vicari generali" o "vicari episcopali"; 9  il «protonotario apostolico-monsignore» alto titolo onorifico conferito dalla Santa Sede; 10  il «prelato d'onore di Sua Santità-monsignore» titolo conferito a presbiteri con particolari benemerenze; «» 11 l'«archimandrita-archiprete» titolo onorifico, spesso legato a particolari uffici ecclesiastici; 12 il «cappellano di Sua Santità-monsignore» titolo concesso a sacerdoti meritevoli; 13 il «presbitero o parroco-vicario» sacerdote che cura una parrocchia o assiste nel ministero ecclesiastico. Per dovere di cronaca, il termine "monsignore" che deriva dal francese "monseigneur" (mio signore) non conferisce poteri sacramentali aggiuntivi, ma indica una distinzione di rango e prestigio all'interno della gerarchia della Chiesa Romana, e si distingue nell'abito ecclesiastico, ad esempio con l'uso del color viola su bottoni, fascia o berretta.