ARCICONFRATERNITA DI SAN ROCCO IN AUGUSTA di Claudio Di Giampasquale

Nei primi secoli dello scorso millennio le arciconfraternite erano corporazioni laiche di fedeli dedite a opere di pietà, di carità, d'assistenza a malati, ai poveri, alle sepolture e all'incremento del culto cattolico. Erano gestite in autonomia da statuti e consigli eletti. Facevano del proprio meglio per offrir benessere e nello stesso tempo rafforzare la fede, distinguendosi dagli operatori del clero: preti, monaci, frati e suore. Erano composte da persone che non avevano preso i voti, ma comunque inquadrate sotto l'autorità vescovile rispettando determinate regole, fungendo da "sindacati spirituali e sociali" per vari strati della popolazione. 

L'Arciconfraternita di San Rocco nacque nel quattordicesimo secolo per aiutare le persone che s'ammalavano di peste nera.  A fondarla furono i barcaroli e gli osti del Porto di Ripetta, i quali vivendo presso il Tevere, principale arteria di mobilità di Roma, erano costantemente coinvolti dal problema del soccorso. Spesso erano inermi di fronte alla cruenza del contagio che in pochi giorni uccideva una marea di persone. Venne loro concesso di costruire un ospedale in prossimità dell'antichisima chiesetta di "San Martino iuxta flumen" (vicino al fiume) presente lì dal primo secolo dello scorso millennio in un rialzo posto sopra l'attiguo altrettanto antichissimo scalo fluviale, che era lì in Campo Marzio, secondo porto insieme a quello di Ripa Grande in Trastevere.

Quest'istituzione s'ispirava all’opera del santo di Montpellier e al culto per la sua opera ”taumaturgica“.

Il Pontefice Alessandro VI, considerando che lo slancio e la devozione dei fratelli ascritti al pio sodalizio potevano essere per Roma un grande esempio e incitamento, con bolla “Cogitantes humanea conditionis” del 1 giugno 1499, le diede approvazione apostolica e permise il sorgere, accanto alla chiesa, di un ospedale che ebbe una storia lunga e gloriosa e che fu conosciuto col nome di «Ospedale di S. Rocco delle partorienti e delle celate».

Nei secoli, numerosi e famosi pontefici ne accrebbero i privilegi fino a quello concesso all’arciconfraternita di far liberare ogni anno un condannato all’ergastolo, in ricordo e quasi a riparazione dell’ingiusta incarcerazione subita anche da san Rocco. Durante i secoli questo istituto ebbe vita gloriosa annoverando tra i suoi membri personalità di grande importanza.

Tra le varie tradizioni vi è l’omaggio floreale che nel giorno della "Festa dell’Immacolata Concezione" dell'8 dicembre viene fatta alla statua posta sulla colonna a piazza di Spagna. Il pontefice Pio IX fu fautore del monumento alla Vergine al confine tra piazza di Spagna e piazza Mignanelli, nel famoso luogo attiguo alla scalinata, che fu inaugurato l’otto dicembre del 1857.

La scoperta dell'antichissima colonna mariana d'origine romana in marmo cipollino alta circa dodici metri e con un diametro d'un metro e mezzo, avvenne durante alcuni ampliamenti del monastero delle monache della "Santisima Concezione di Santa Maria in Campo Marzio". Il rinvenimento destò all’epoca grande scalpore. Si racconta che rimase distesa lì dove fu trovata per ben settantasette anni, finché nel 1854, anno della proclamazione dell’Immacolata concezione, si decise di trasferirla nel luogo odierno e farne un monumento dedicato alla Vergine.

Attualmente l’impegno dell'Arciconfraternita di San Rocco in Augusta è anche rivolto verso le persone senza fissa dimora attraverso opere di sostegno materiale: la domenica piccola colazione e buoni mensa durante la settimana doccia e cambio della biancheria personale; nonché spirituale: preghiera e partecipazione a cerimonie religiose.