SAN ROCCO ALL'AUGUSTEO E IL SUO INTENSO SIGNIFICATO di Claudio Di Giampasquale
Gli sventramenti del ventennio fascista provocarono la perdita secca e senza contropartita di valori storici, architettonici e ambientali insostituibili. Furono molte le zone della città eterna che subirono tali ingiurie, con la perdita d'un patrimonio storico immobiliare d'incommensurabile valore. Scomparvero nel nulla intere vie, vicoli, piazze e piazzette, palazzi, palazzetti, ospedali, chiese e non solo. Le demolizioni nella zona dell'Augusteo nel cuore di Campo Marzio avvennero tra il 1934 e il 1938 per "liberare" il Mausoleo di Augusto e creare l'attuale "piazza Augusto Imperatore", nonchè per far posto all'attigua ricomposizione dell'Ara Pacis in un'apposita teca sopra i muraglioni del lungotevere in Augusta sulla riva sinistra del fiume. Furono abbattuti oltre centoventi edifici medievali e rinascimentali che circondavano l'antichissimo sepolcro. I residenti furono "deportati" insieme agli abitanti di diversi altri rioni del centro nelle nuove periferie chiamate con nomi che poco avevano a che fare con loro, erano la Garbatella, Primavalle, Val Melaina, il Tufello, San Basilio, Pietralata, Tiburtino terzo, il Quarticciolo, Tor Marancia, il Trullo, Acilia. In abitazioni precarie e spesso prive di servizi essenziali, come raccontato da autori come Moravia e Pasolini.
In una sedimentazione di epoche gloriose e d'abbandono in secoli bui e di successivi velleitari tentativi di nuova gloria, oggi anche di questa straordinaria area rimane comunque un impressionante quantità di testimonianze storiche che ogni anno attirano da tutto il mondo milioni di turisti. Mi riferisco a «largo San Rocco» ossia un elegante percorso di transizione pedonale che collega via di Ripetta (più o meno ai piedi dell'Ara Pacis) a piazza Augusto Imperatore (la quale è stata oggetto d'un recente restyling urbano) creando una sorta di rampa/piano inclinato che collega il livello del lungotevere con la grande piazza al centro dell'area riqualificata, creando un percorso suggestivo lastricato in travertino, tra storia e modernità, percepito più intensamente grazie al contesto circostante, passando sotto i due archi che collegano le chiese di San Rocco e San Girolamo.
I visitatori girovagando lungo questo percorso provano, a ragione, grazie alla presenza di due impressionanti monumenti come l'Ara Pacis e il Mausoleo di Augusto un mix di stupore, meraviglia, soggezione e connessione con la storia, immaginando la vita nell'antica Roma, la sua potenza e l'autorità dell'Impero. Vedere certi capolavori storici, insieme a tante altre meraviglie che la città eterna offre, è un'esperienza indimenticabile, che trasforma il turista in un esploratore del tempo.
Tuttavia non tutti sono al corrente che proprio qui, nello slargo che si trova esattamente tra la "Chiesa di San Rocco all'Augusteo" e la "Chiesa di San Girolamo dei Croati", nei secoli in cui questa zona di Campo Marzio aveva un aspetto completamente diverso da oggi, si consumarono tanti episodi di fede e di sofferenza. Episodi che contribuirono a plasmare una parte dell'immenso patrimonio della tradizione romana. Ci sono tante narrazioni, specialmente religiose, che attraverso il tempo hanno affrontato le cadute dell'umanità tra peccato e morte; tra sacro e profano.
Qui in largo san Rocco, praticamente inglobato nella lunga via di Ripetta, sotto l'Ara Pacis che dall'altro lato svetta sul lungotevere, in questa specifica area del rione che gli antichi romani dedicarono al dio Marte e usarono per esercitazioni militari, dove oggi è rimasta solo un'elegante passaggio falso-piano lastricato in travertino che passando sotto due archi conduce verso piazza Augusto Imperatore, ebbene proprio qui, esattamente qui, la storia narra una marea di vicissitudini di sofferenza, dolore, santità, vergogna, morti violente, annegamenti a causa delle esondazioni del fiume sacro. E soprattutto vi è un profondo legame con il santo francese pellegrino protettore dagli appestati, che con il cagnolino e la piaga sulla coscia è accostato dai fedeli di molte città del mondo alla grandiosità di San Francesco d'Assisi. Rocco come Francesco, nacque negli agi e nella ricchezza, ma poi donò tutti i suoi averi ai poveri per girare il mondo e diffondere il messaggio di carità, speranza e fede incrollabile anche nel dolore. Quest'area dell'Agusteo che nell'immagine qui sopra ho evidenziato in un colore differente dal bianco e nero, risuonano ancora gli echi di tanta umanità vissuta nell'angoscia, nei tormenti, nella vita e nella morte. Queste storie non sono solo eventi passati caduti nell'oblio, ma tremende e profonde esperienze di donne e uomini che testimoniano ancora oggi a noi, gente del terzo millennio che vive senza riflettere più di tanto su ciò che accadde molto tempo prima, sempre presi dal nostro "tempo reale" che tenta di lobotomizzare i cervelli attraverso mezzi tecnologici d'ogni genere, iperstimolandoli con ritmi frenetici, overdose d'informazioni superficiali, socialmente propinate grazie alla fortissima costante disponibilità e dipendenza nella realtà virtuale. Ebbene diventa inutile e obsoleta la condizione terrena e mistica del "essere umano" che trova risposta non solo nella scienza e nel tangibile ma anche nella fede. Se si riesce qualche volta ad estraniarsi, riflettere, magari chiudendo gli occhi di fronte a tanta meraviglia che questa città offre, e riuscire a farsi attraversare da un profondo senso d'amore, unità e pace interiore; ebbene Roma diventa un luogo come nessun'altro al mondo. Perchè con la sua storia eterna, le sue novecentotrenta chiese e l'inconmensurabile patrimonio archeologico, artistico e di meravigliosi parchi e giardini che ha, rappresenta un unicum in cui il potere spirituale intrecciandosi indissolubilmente con la sua storia imperiale, può donarci molto di più di quello che la "corrente principale" di quest'epoca spoglia di valori umani, vuol farci credere attraverso monitor e intelligenza artificiale.










