IL PRODIGIOSO SAN ROCCO DI MONTPELLIER di Claudio Di Giampasquale

La figura di questo grande santo francese è associata alla terribile peste nera che più d'un secolo prima della costruzione della "Chiesa di San Rocco in Augusta" imperversò a Roma (come in tutta Europa) per oltre cinque anni, portando la città eterna a una drastica riduzione dei propri abitanti di quasi il cinquanta per cento. San Rocco di Montpellier oltre ad essere protettore contro il flagello delle spaventose epidemie è anche il patrono dei cani. Scopriamo di più su di lui.

Roch De La Croix nacque nella prima metà del quattordicesimo secolo nell'Occitania a sud della Francia. Quando venne al mondo sua madre Libére e suo padre Jean avevano superato i quarant'anni. Erano una coppia benestante che viveva in un sontuoso palazzo dell'antico borgo di Montpellier. Dopo innumerevoli vani tentativi, rinunciarono alla speranza d'avere un erede. Libére rimase incinta inaspettatamente nel 1345, fu per loro un'evento miracoloso.

Quando il bimbo venne alla luce organizzarono un solenne battesimo nel santuario cittadino di "Notre-Dame des Tables" e poi grandi festeggiamenti. Diedero al piccolo il nome Roch (in italiano Rocco) a mo' d'augurio d'esser forte nella vita come una roccia. E così fu. Rocco crebbe nell'amore e nella fede in Dio. Imparò presto a leggere e scrivere, le sue preferenze erano per i testi sacri, in particolar modo lo colpirono "La Cartula con le Lettera a Frate Leone" e "Il Cantico delle Creature" scritte da Tommaso da Celano per raccontare port-mortem la straordinaria esistenza di San Francesco. Imparò alla perfezione il latino, fece un'ottima conoscenza anche della lingua italiana parlata a Firenze. Trascorsa l'adolescenza, divenuto adulto, i suoi genitori morirono a poca distanza di tempo, prima la madre, poi il padre. Rocco ne soffì immensamente, i suoi cari l'avevano cresciuto nella "conoscenza" e nella luce dell'energia divina, guidandolo alla bontà e alla ricerca della verità e del giusto. Venne folgorato dall'intenzione di far per tutto il resto della propria vita solo del bene verso il prossimo.

il miracoloso cagnolino Orestēs

Veniamo al perchè San Rocco è anche il santo protettore dei cani. Ebbene, leggenda narra che in pieno putiferio pestilenziale, in uno dei suoi pellegrinaggi, Rocco s'ammalò anch'egli del morbo della "morte nera". S'isolò in una foresta ritirandosi in una grotta per non contagiare gli altri. Era con lui un cagnolino era un bastardino bianco. S'incontrarono per la prima volta nei pressi del Castello di San Gottardo un'antica fortezza scavata nella roccia sopra il monte di Mezzocorona in Trentino. Rocco era nel viaggio di ritorno da Roma (dove, dopo aver pregato sulle tombe degli apostoli Pietro e Paolo, compì una serie di prodigiosi miracoli di guarigione), lo vide scodinzolare come se l'avesse da sempre conosciuto. Il pellegrino lo chiamò sin dal primo approccio "Orestēs" (dal greco "delle montagne"). Nel castello i due furono ben accolti e rifocillati. Orestēs restò sempre al fianco di Rocco. La peste nera era esplosa in tutta quella zona, ed occorreva prodigarsi senza sosta per salvare vite umane. Un giorno il cagnolino si presentò al castello da solo, le orecchie abbassate, mesto, smagrito. Gli porsero amorevolmente una ciotola piena di cibo, ma il cane rifiutò. Afferrò invece al volo un tozzo di pane ma non lo mangiò, anzi lo tenne ben saldo delicatamente tra i denti, senza però masticarlo. D'un tratto scompare velocemente verso il bosco. Nel castello si chiesero come mai s'era comportato in quel modo. La risposta venne dopo qualche giorno quando si scoprì che trasportava il pane in una radura dove giaceva, malato di peste bubbonica, proprio Rocco. Il futuro santo si dibattè fra la vita e la morte e il suo fedele amico a quattro zampe trascorse con lui tutto il tempo staccandosi soltanto per procurargli del cibo e acqua da un torrente che trasportava per mezzo della conchiglia del pellegrino (usata per dissetarsi lungo la strada) procedendo lentamente tra arbusti e rovi per non perdere neppure una goccia del prezioso liquido.

Quando il povero Rocco cadde in preda alle convulsioni della febbre altissima, non ebbe più la forza d'abbeverarsi da solo. Orestēs con infinita delicatezza avvicinava la conchiglia piena d'acqua alle labbra e lo aiutava a dissetarsi. Poi trovò il modo di spezzare col suo musino affilato piccoli pezzi di pane porgengoglieli con la sua bocca facendo attenzione a non disperderli.

Tutto ciò per diverso tempo consentì così al pellegrino di sfamarsi. Ma un brutto giorno, durante un temporale, un ramo si spezzò e colpì una zampa di Orestēs spezzandogliela, ma lui trovò disperato la forza di trascinarsi fino a Rocco omai in delirio.

Orestēs gli indicò e trascinò verso di lui alcune erbe medicamentose, coi denti, le portò accanto all'amico. Uomo e cane rimasero lì, uniti, sino alla fine. San Rocco morì dopo poco tempo. Il cane non l'abbandonò. Avrebbe potuto trascinarsi fino al castello, farsi curare, invece decise di stare accanto al suo caro amico sin quando il respiro glielo concesse. Quando sentì che stava per arrivare la fine, reclinò la sua testolina sul petto del padrone devastato dal male, ormai immobile. Chiuse gli occhi e s'abbandonò all'oblio.
Li trovarono molti giorni dopo alcuni viandanti, ancora vicini, stretti l'uno all'altro. E accanto ai due corpi un pezzo di pane, l'ultimo. Era il 16 Agosto 1331. Nei secoli successivi vennero edificate in tutto il mondo migliaia di chiese, cappelle e santuari dedicati al santo di Montpellier, in particolare in Italia, Francia, Spagna, Portogallo ed anche nelle Americhe. Quella della città eterna (come sopra già detto) venne approvata dal pontefice della Chiesa Cattolica nell'ultimo anno del quindicesimo secolo.

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