LA CAPITALE DELLE CONTRADDIZIONI di Claudio Di Giampasquale
Mercoledi 27 marzo 1861 a palazo Carignano nel cuore di Torino, ci fu uno dei più memorabili e suggestivi discorsi di Cavour, il parlamento quel giornoriunito proclamò Roma capitale d’Italia: «Che la città eterna, sulla quale venticinque secoli hanno accumulato ogni genere di gloria, diventi la splendida capitale del Regno d’Italia». Si trattò d'una dichiarazione futuristica che sanciva, simbolicamente quell’unità nazionale che s'affermava nella penisola dopo secoli di divisioni. Pertanto il destino venne segnato, anche la città dei papi doveva esser al più presto conquistata. Le parole di Camillo Benso conte di Cavour risuonarono oltre i confini e non lasciarono indifferente Napoleone III. Infatti nonostante le pressioni del re Vittorio Emanuele II nei confronti di Papa Pio IX, invitato più volte a lasciare il proprio dominio temporale, ma la situazione rimase ferma, Roma continuò ad essere un possedimento pontificio, sotto la protezione dell’Imperatore francese. Ci vollero nove anni per far compiere il destino.
Martedi 20 settembre 1870 la breccia di Porta Pia segnò la presa di Roma, la fine dello Stato Pontificio, l'annessione della città eterna al Regno d'Italia e il completamento dell'unità nazionale. Quattro mesi dopo, venerdi 3 febbraio del 1871, per effetto della
legge numero 33 la città capitolina divenne ufficialmente la capitale d’Italia.




