LE 'CELATE' DÉ SAN ROCCO di Claudio Di Giampasquale
La costruzione della Chiesa di San Rocco all'Augusteo fu il principio di un'opera più vasta perché ad essa venne aggiunto già agli albori del sedicesimo secolo un sanatorio, annesso al luogo di culto cattolico dedicato al santo di Montpellier. L'attività ospedaliera fu inizialmente dedicata agli appestati dall'Arciconfraternita dei barcaroli e degli osti del porto di Ripetta e dai "monatti". La malattia si diffondeva tramite ratti e pulci portando a un'alta mortalità e al terrore di presunti untori.
Poi questo luogo di cura divenne un ospedale generico, con una sezione femminile e un'altra maschile. Ma col tempo, data la dislocazione in un rione attiguo al porto fluviale abitato da molte meretrici, l'ala femminile crebbe di spazio specializzandosi in ostetricia e nell'assistenza alle partorienti dal parto difficile e quelle nubili o di gravidanza accidentale non voluta.
Iniziò con cinquanta posti letto, ma il numero crebbe vorticosamente nel tempo. Una specifica ala fu destinata alle mogli e figlie dei "barcaroli" per evitare che partorissero sulle barche in condizioni malsane. Molte mogli infedeli furono costrette a rivolgersi a questo "nosocomio della vergogna". Inoltre, la vicinanza degli "ortacci" ossia i recinti assegnati alle prostitute tra il Corso e Ripetta riversò qui un carico di lavoro enorme. Insomma per svariati motivi legati a prestazioni sessuali non coniugali, l'Ospedale di San Rocco si specializzò anche e soprattutto nell'accogliere partorienti in incognito. Queste donne e ragazze arrivavano di notte in inverno a quando faceva buio nei mesi d'estate. Sempre angosciate o sulle spine. Quasi sempre da sole.
Per il motivo che gran parte delle ricoverate venivano accettate in gran segreto, arrivando imbardate e velate per non farsi riconoscere dalle malelingue che all'epoca pullulavano nei rioni, quest'ospedale divenuto prevalentemente ostetrico, venne chiamato dai romani «le celate dé San Rocco». Alle povere donne maggiormente in imbarazzo per la critica situazione, venivano assegnati letti nascosti da tende, in un apposito reparto più appartato. Comunque anche nelle corsie tutti i letti per discrezione e protezione venivano coperti da "vele" creando in ogni caso veri e propri "rifugi intimi nascosti" da occhi curiosi o irriverenti. Questi "velari" (letti) erano tutti contraddistinti da numeri mantenedo il più totale anonimato per tutta la degenza. Guai per le infermiere o per il personale ospedaliero curiosare e tantomeno fare nomi. Solo ai medici e alle ostetriche era consentito poterle vedere. Per le celate il ricovero era gratuito, per la durata di otto giorni dopo il parto.
I figli venivano mandati al vicino brefotrofio in «Santo Spirito in Sassia» che assisteva i neonati abbandonati tramite la "ruota degli esposti" sin quando qualcuno li reclamava e adottava privatamente a proprie spese, oppure sin quando venivano prelevati dalle istituzioni pontificie per essere avviati ad un'educazione teologica propedeutica a un futuro ruolo clericale.
se morivano venivano sepolte nella "Contrada der Muro Malo"
La protezione riguardava tutti in assoluto, parenti, curiosi, autorità religiose e giudiziarie, e non fu mai violata. Se una celata moriva di parto, il suo corpo veniva seppellito in un cimitero sconsacrato fuori Porta del Popolo (Porta Flaminia) in un cimitero considerato un luogo maledetto, ove vi venivano sepolti i condannati a morte, le prostitute e gli eretici, creando un'atmosfera sinistra. La zona era nota ai romani come"Contrada der Muro Malo" in un'area tra Villa Borghese e il Pincio fuori Porta del Popolo (nei pressi di dove oggi passa la via del Muro Torto) legata a leggende di spiriti che vagavano, inclusi quelli di giustiziati, dei ladri delle prostitute e dei carbonari. Questo antichissimo muro romano si chiama così perché è letteralmente inclinato con una pendenza che secondo la leggenda deriva da un colpo di fulmine nel giorno della crocifissione di San Pietro. Il bastione però non precipitò e ciò rese tutta quella zona un territorio sconsacrato dove appunto sorse il cimitero della "Contrada del Muro Malo".
Le tombe delle "celate" venivano indicate col numero d'accesso ottenuto all'ospedale in San Rocco all'Augusteo.
Clicca su questa immagine per visualizzare l'ingrandimento di una porzione della pianta di Roma di Giovanni Battista Nolli del 1748, ove è evidenziato in giallo l'Ospedale di San Rocco
La lunga storia del sanatorio delle celate di San Rocco si concluse nel 1892, anno in cui l'ospedale chiuse le sue porte e l'edificio divenne sede dell'Accademia di Santa Cecilia. Tra il 1934 e il 1938, nell'ambito del progetto delle demolizioni attorno al mausoleo di Augusto, la struttura venne rasa al suolo segnando la fine d'un capitolo importante nell'assistenza ginecologica e ostetrica della città. Le donne “celate” per partorire trovarono rifugio all'ospedale di San Giovanni, custodendo così la memoria d'un lungo impegno di cura rivolto alle fasce più vulnerabili della popolazione romana.





