UNO SCORCIO DI OLANDA NELL'ANTICO AGRO ROMANO di Claudio Di Giampasquale

C'è un vecchio proverbio romano che dice «Né de Venere, né de Marte nun se sposa e nun se parte, né se dá principio all'arte» nacque per superstizione e per evitare d'incorrere in sventure nei due giorni considerati sfavorevoli: il martedì ossia il giorno del dio della guerra e dell'azione violenta; e poi il venerdì giorno degli spiriti maligni o della penitenza. Giggi Zanazzo riportò che i romani evitavano questi due giorni per non rischiar d'incontrare streghe o fattucchiere che il martedi e di venerdi si radunavano. Tuttavia, in tempi moderni, una famiglia di floricoltori di Niscemi, cioè provenienti da una delle regioni più superstiziose d'Italia, se ne infischiò di questo detto e venerdi 30 marzo 2018, inaugurò uno dei giardini-vivaio più originali e di successo della capitale.

Lo fece in un terreno ottenuto in affitto dal Comune di Roma (era l'epoca della prima sindaca donna della città eterna, Virginia Raggi) dopo aver presentato un meticoloso progetto, in un contesto urbano molto particolare tra i palazzoni del cosiddetto "Comprensorio Casilino SDO" (Sistema Direzionale Orientale) creando un contrasto visivo tra i colorati tulipani olandesi, che qui venivano coltivati, e i palazzoni circostanti. Inizialmente i romani transitando lungo la trafficata via dei Gordiani pensarono fosse uno scherzo. Invece in pochi anni il «Tulipark »ha ottenuto un enorme consenso da parte dei romani, divenendo il giardino di "tulipa" (i variopinti fiori della famiglia delle "liliaceae") più famoso d'Italia. Ma scopriamo di più sul contesto urbano in cui questo paradiso di colori è sorto e sul metodo operativo ideato e realizzato nella periferia a est di Roma dalla famiglia Votadoro

UN POLMONE VERDE NELLA PERIFERIA ORIENTALE DI ROMA

Il «Tulipark» s'estende nell'ambito del parco "Casilino-Labicano" che comprende Villa De Sanctis e un'antico mausoleo dell'epoca imperiale romana. L'accesso a questo caratteristico "multicolored garden" di fiori olandesi, è al civico 73 di via dei Gordiani.

Il parco Casilino-Labicano nella sua interezza è un'importante zona archeologica di tredici ettari che in epoca antica (secondo secolo dopo Cristo) era noto come «ad Duas Lauros» e faceva parte dei possedimenti dell'augusta Flavia Iulia Helena madre dell'imperatore Costantino, basti pensare che è tuttora qui visibile il mausoleo circolare a lei dedicato e le "Catacombe dei santi Marcellino e Pietro" con i loro meravigliosi affreschi sulle pareti della basilica sottostante il monumento dell'augusta Elena.

Mentre la Villa De Sanctis è un bellissimo caseggiato rurale cinquecentesco di due piani con una torretta-terrazzo e un porticato, le cui pareti esterne sono decorate con una meridiana e con frammenti marmorei epigrafati, d'epoca tardo-imperiale.

Oggi quest'area (che, come detto, s'estende ai piedi e intorno a palazzoni costruiti negli anni settanta col discutibile modello di edilizia intensiva, caratterizzato da una forte densità residenziale) è una splendida area verde ottima per fare lunghe passeggiate e trail running (corsa in natura). Vi è una pista per biciclette anche inserita negli itinerari ufficiali MTB (mountain bike) della capitale e una rete di percorsi pedonali con aree di sosta "outdoor fitness equipment" e giochi per i bambini. C'è poi una piccola pineta con aiuole perimetrate da sempreverdi ed anche una fontana moderna con un insieme di pietre, rocce, ciottoli e papiri. La vegetazione comprende specie prevalentemente mediterranee, cioè olivi, cipressi, pioppi, farnie, prunus e palme nane.

Le vicende nei secoli di quest'estensione dell'agro romano non sono state di certo sempre così rosee. Divenuta solo nella seconda metà del secolo scorso, dopo la guerra, "periferia orientale in continua evoluzione", sta ancora cercando un equilibrio tra il vissuto storico e la necessità di modernizzazione urbana. Ma facciamo un grande balzo indietro nei secoli.

Nel tempo in cui il cristianesimo divenne "religio licita" e poi "religione predominante" nel tardo impero le vestigia qui presenti divennero una viva meta di pellegrinaggio e vi sorsero numerose "habitatio" a servizio dei primi forestieri credenti provenienti da ogni dove. Ma col crollo di Roma ci fu un totale spopolamento, e così quest'area si trasformò in luogo di brigantaggio e pascolo.

Nel settimo e nell'ottavo secolo, i pontefici Zaccaria prima e Adriano I successivamente fondarono anche qui più "domuscultae" ossia vaste aziende agricole a gestione ecclesiastica per garantire l'approvvigionamento alimentare di Roma e per contrastare la povertà e l'abbandono. Sorsero intorno al mausoleo e alle catacombe villaggi autosufficienti.





la storia di quest'area come territorio protetto iniziò il 5 novembre 1994 quando furono inaugurati dall'allora sindaco Francesco Rutelli i primi tre ettari di parco corrispondente alla zona situata tra via Casilina angolo via dei Gordiani. Prima d'allora l'area era assai in degrado, occupata in modo irregolare da alcuni depositi d'autodemolizione ed altre attività abusive. Gli avvenimenti che precedettero la bonifica e il recupero di questo plesso furono non poco tormentati. Si svolsero nell'arco di poco meno d'un secolo, quando il facoltoso Filippo De Sanctis nipote del famoso storico Gaetano De Sanctis di "rigida osservanza papalina" (e pronipote di nonno Ignazio, capitano della gendarmeria pontificia che rifiutò di riconoscere lo Stato italiano dopo la breccia di Porta Pia) dopo aver ereditato numerose proprietà, nel 1942, prima di morire, essendo senza eredi decise di lasciare in testamento all'Ente Comunale Assistenza di Roma (un ente pubblico istituito nel ventennio fascista per fornire assistenza alle famiglie in condizioni d'indigenza, soppresso dal Comune di Roma nel 1978 che ne assunse le funzioni) la sua proprietà composta dalla villa omonima e dal relativo fondo rustico della superficie di dodici ettari.